Una nuova luce si accende nella provincia di Massa‑Carrara per dare spazi sicuri alle donne vittime di violenza. Da settembre sarà attiva una casa rifugio capace di accogliere fino a tre nuclei familiari, donne anche con figli, grazie al progetto vincitore del bando “InAutonomi@” della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara: un intervento che nasce per rispondere a un’urgenza reale, con risorse certe e un lavoro di rete che ha trasformato un immobile ERP in un luogo di ripartenza. La presentazione a Palazzo Binelli ha segnato il passaggio da un’idea progettuale a un servizio che entrerà in funzione in autunno, affidato al Centro Donna della Lunigiana, guidato da Francesca Ferdani. Il progetto, sostenuto con 15mila euro annui, coprirà le spese di vitto e alloggio e accompagnerà le donne in percorsi personalizzati di autonomia sociale e lavorativa, come previsto dal bando che la Fondazione ha costruito insieme alla Società della Salute, individuando nella fragilità abitativa una delle criticità più gravi per chi intraprende un percorso di uscita dalla violenza. Erano presenti il presidente della Fondazione CrC, Enrico Isoppi, il presidente e il direttore della Società della Salute, Roberto Valettini e Marco Formato, Lia Bruschi del Comitato di Indirizzo della Fondazione, la responsabile del Centro Donna, Francesca Ferdani, il direttore di Erp Massa Carrara, Paolo Bechi. Hanno inoltre portato i saluti delle amministrazioni comunali di Carrara e di Massa gli assessori al sociale, Roberta Crudeli e Francesco Mangiaracina.
“Due anni fa abbiamo scelto di avviare bandi specifici, per rafforzare il sostegno al territorio e alle realtà che ogni giorno lavorano nel volontariato e nel sociale - ha dichiarato il presidente della Fondazione CRC, Enrico Isoppi -. In quel percorso è emersa con chiarezza un’emergenza assoluta: la mancanza di soluzioni abitative protette e sicure per donne che hanno subito violenza. Abbiamo dato mandato alla nostra Commissione di lavorare su questo tema, confrontandosi con la Società della Salute e con chi opera sul campo. Il risultato è un bando che non vuole essere simbolico, ma concreto: risorse certe, obiettivi misurabili, un modello replicabile.Il progetto del Centro Donna è la dimostrazione che il territorio, quando lavora insieme, può costruire risposte immediate e credibili”. “E’ una giornata importante - ha aggiunto Valettini - come punto di arrivo di un percorso delineato e rapido, un percorso a più voci, fatto di associazioni e realtà diverse che si sono unite. Ringrazio tutti i soggetti che si sono dati da fare, per offrire un aiuto vero”.“Mi unisco ai ringraziamenti - ha detto poi Formato -, si tratta di un progetto che nasce da più istituzioni e dal pubblico, la Fondazione ci ha accompagnato nel percorso, Erp contribuirà con la locazione, Ikea ha contribuito per l’arredamento, ho visto una coralità di interventi perché il problema è sentito. E’ un grande obiettivo raggiunto insieme, che entra nella rete regionale delle case rifugio”.La realizzazione della casa rifugio è il frutto di una coralità che ha unito competenze diverse e responsabilità istituzionali complementari: la Fondazione, la Società della Salute, ERP Massa‑Carrara e il Centro Donna hanno lavorato in continuità, ciascuno nel proprio ruolo, costruendo una filiera che va dall’individuazione dell’immobile alla sua riqualificazione, dalla progettazione sociale all’accompagnamento delle donne. Un modello che evidenzia come la protezione e l’autonomia non siano mai il risultato di un singolo attore, ma di una rete che decide di assumersi insieme la stessa responsabilità. Il lavoro della Commissione, coordinato da Lia Bruschi del Comitato di Indirizzo della Fondazione, ha preso forma in un contesto segnato da un nuovo femminicidio, quello di Giulia Cecchettin, che ha riportato con forza al centro del dibattito pubblico la necessità di strumenti concreti per proteggere le donne e accompagnarle verso una nuova autonomia.“La spinta iniziale è arrivata da un dolore collettivo, ma la risposta doveva essere lucida, strutturata, capace di durare nel tempo - ha spiegato Bruschi -. I centri antiviolenza ci hanno insegnato che l’emergenza abitativa è spesso il primo ostacolo da superare per restituire alle donne un peso di autonomia personale e sociale. Questo bando nasce da lì: dall’ascolto, dalla collaborazione con le istituzioni, dalla volontà di costruire un percorso che non si esaurisca nell’accoglienza, ma che accompagni davvero verso una nuova vita”.









