Il tessuto produttivo della provincia di Massa Carrara, storicamente votato all'internazionalizzazione, si trova oggi ad affrontare una tempesta geopolitica senza precedenti. Secondo l'ultimo monitoraggio della CNA, i paesi coinvolti in conflitti armati o forti tensioni interne rappresenterebbero, se uniti, il terzo partner commerciale dell'Italia, con un valore di esportazioni che sfiora i 60 miliardi di euro. Per una provincia come quella apuana, dove l'export del comparto lapideo e della meccanica di precisione costituisce il cuore pulsante dell'economia, l'impatto delle ostilità in Medio Oriente e nell'area del Golfo rischia di essere devastante.Se a livello nazionale il Medio Oriente vale quasi 30 miliardi di euro, per Massa Carrara quest'area rappresenta uno sbocco vitale. Il marmo e le tecnologie per la sua lavorazione trovano nei paesi del Golfo (Arabia Saudita ed Emirati Arabi in primis) i principali mercati di destinazione per i grandi progetti architettonici di lusso. "Il Medio Oriente per il nostro Made in Italy vale il doppio del mercato cinese" – spiega Davide Aldo Brizzi, Presidente di CNA Massa Carrara – e un prolungamento dell'instabilità in quest'area colpirà direttamente le nostre piccole e medie imprese, che contribuiscono per oltre un terzo a questo flusso commerciale". Non è solo una questione di vendita, ma di rotte. Ai conflitti diretti si sommano i 20-30 miliardi di esportazioni italiane che transitano verso l'Estremo Oriente attraverso lo stretto di Hormuz. Per il Porto di Marina di Carrara e per le aziende locali che spediscono blocchi e lastre in tutto il mondo, il blocco o il rincaro delle rotte marittime si traduce in un aumento insostenibile dei costi di spedizione e delle coperture assicurative, rendendo i nostri prodotti meno competitivi rispetto ai competitor internazionali.
A livello nazionale, la meccanica ha registrato un balzo del +75,7% nell'area del Golfo dal 2021. Le aziende apuane che producono macchinari per l'estrazione e la trasformazione sono in prima linea in questa crescita, ma ora vedono i propri ordini congelati dall'incertezza geopolitica.Il crollo dell'export verso la Russia (dimezzato in 4 anni) ha già colpito duramente le rifiniture di lusso e la moda locale. A questo si aggiunge la contrazione del mercato turco (-10%), partner storico per lo scambio di materiali lapidei.L'ombra dei dazi americani complica ulteriormente il quadro, con una flessione già registrata del 6,7% a inizio anno, e che tocca da vicino anche l'agroalimentare della Lunigiana. "Le nostre piccole imprese dimostrano una capacità eroica di adattamento - conclude il Presidente Brizzi -, ma non possiamo ignorare che il conflitto nel Golfo sta agendo come un tappo: blocca i mercati, rallenta gli approvvigionamenti e gonfia i costi logistici. Massa-Carrara vive di export; se le barriere commerciali continuano ad alzarsi, il rischio è che l'eccellenza delle nostre PMI rimanga bloccata. Serve un'azione decisa nelle sedi istituzionali per tutelare i corridoi commerciali e sostenere le imprese che operano in questi contesti difficili".









