Sono 4.591 le imprese artigiane in provincia. Nel 2025 il saldo è negativo di 78 attività. Brizzi (CNA): “Il ricambio generazionale è la vera emergenza”
Ci sono le botteghe, i laboratori, le imprese familiari. Ci sono i muratori, gli elettricisti, gli impiantisti, gli autoriparatori, gli artigiani del marmo e le tante attività di servizio che ogni giorno tengono in movimento città, paesi e aree interne.
È questa la fotografia dell’artigianato di Massa Carrara, un settore che continua a rappresentare una parte importante dell’economia provinciale, ma che negli ultimi anni ha iniziato a perdere terreno. Le imprese artigiane oggi sono 4.591, pari al 22,2% di tutte le imprese della provincia. Una quota superiore alla media italiana, ferma al 21,1%, ma inferiore a quella toscana, che raggiunge il 24,9%.
Il dato arriva dal Rapporto Economia 2026 della Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest e dell’Istituto di Studi e Ricerche, che fotografa una provincia caratterizzata da una forte presenza imprenditoriale: al 31 dicembre 2025 erano 20.685 le sedi d’impresa registrate e 25.524 le sedi e unità locali, su una popolazione di 186.637 residenti.
A guidare l’artigianato apuano sono le costruzioni. Le imprese del settore sono 1.909, il 42% dell’intero comparto. La parte più consistente è rappresentata dai lavori di costruzione specializzati, con 1.521 imprese. Tra queste ci sono 678 attività di muratura e 420 imprese che operano nell’installazione di impianti elettrici e idraulici.
Segue il mondo dei servizi, con 1.645 imprese, mentre il manifatturiero conta 994 attività artigiane. È qui che ritroviamo una parte importante della storia produttiva del territorio: dalla lavorazione del marmo alle altre specializzazioni manifatturiere che hanno costruito nel tempo l’identità economica apuana. Non mancano, inoltre, segnali positivi in alcune nicchie. I servizi di supporto alle imprese, ad esempio, sono arrivati a 296 unità.
Il dato conferma la centralità dell’artigianato nel tessuto produttivo locale, ma allo stesso tempo evidenzia una fase di difficoltà. Nel corso del 2025 il comparto ha registrato 265 nuove iscrizioni e 343 cessazioni, con un saldo negativo di 78 imprese e un tasso di crescita pari al -1,7%. Si tratta della flessione negativa più marcata nell’area della Toscana Nord-Ovest.
Il ridimensionamento è ancora più evidente se si guarda al medio periodo: rispetto al 2015 le imprese artigiane della provincia sono diminuite del 17,8%. Si tratta quindi di un processo strutturale che riguarda la tenuta delle piccole imprese, la trasmissione dei mestieri, l’accesso al credito, il costo del lavoro, la burocrazia e la difficoltà di trovare manodopera qualificata.
“Nella nostra provincia l’artigianato è essenziale – dichiara Davide Aldo Brizzi, Presidente di CNA Massa Carrara –: sostiene occupazione, comunità, filiere produttive, servizi di prossimità e qualità del Made in Italy. Ma il ridimensionamento registrato nell’ultimo decennio è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare”.
Per CNA Massa Carrara il tema centrale resta ancora quello del ricambio generazionale. Molte imprese valide rischiano purtroppo di chiudere perché non trovano giovani, lavoratori qualificati o persone disposte a raccoglierne il testimone. Il problema si intreccia con la difficoltà di reperire personale, con l’invecchiamento degli imprenditori e con la necessità di rendere più attrattivi i mestieri artigiani. Il rischio, è che a chiudere non siano soltanto imprese in difficoltà, ma anche attività sane che semplicemente non trovano qualcuno disposto a raccoglierne il testimone.
Non è un caso che Il quadro provinciale confermi questa urgenza anche sul versante delle imprese giovanili: nel 2025 le attività under 35 sono scese a 1.296 unità, con una flessione del 42% rispetto al 2014. Un dato allarmante, che pesa in modo particolare sui settori dove la trasmissione delle competenze avviene attraverso esperienza diretta, manualità e affiancamento.
“L’artigianato apuano non è un residuo del passato, ma un sistema vivo che continua a produrre valore – conclude il Presidente Brizzi –. Una volta chiusa una bottega, disperso un mestiere o interrotta una filiera, ricostruirli è estremamente difficile. Per questo l’artigianato deve tornare al centro delle politiche industriali, formative e territoriali. Massa Carrara ha bisogno di valorizzare i suoi saperi, accompagnare l’innovazione e sostenere chi ogni giorno continua a fare impresa con le mani, con la testa e con il cuore”.








