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Scritto da Alessandro Fiorentino
Fivizzano
12 Gennaio 2026

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Tra bandiere della Palestina esposte all’ingresso e gente che indossava la kefiah, l’amministrazione comunale di Fivizzano e AVS Alleanza Verdi Sinistra, nelle sale del museo di San Giovanni, che ospita anche la sala consiliare,  ha tenuto nel pomeriggio di domenica 11 gennaio una conferenza intitolata “Restiamo umani” sul tema dell’accoglienza dei migranti e dei progetti di volontariato per aiutare persone indigenti in Africa. Dopo il messaggio di benvenuto del sindaco Gianluigi Giannetti,  la consigliera comunale Francesca Nobili, tra i promotori dell’evento, ha raccontato le sue esperienze come infermiera volontaria in un villaggio africano tra degrado e povertà, che lei stessa ha raccolto in un libro già pubblicato in passato. Nobili  ha fatto, poi, una pesante critica su quella che lei stesso ha definito una “narrazione distorta e tossica del fenomeno migratorio” del quale si è maggiormente interessata dopo aver visto, durante una vacanza a Lampedusa, le condizioni delle persone raccolte nel mediterraneo a seguito dei numerosi salvataggi effettuati in questi anni. Insieme a Nobili hanno fatto brevi interventi il dottor Benetti che ripartirà con la consigliera comunale per il  Senegal e Francesco Frassinelli, presidente dell’Associazione Gocce di Sorriso  che si occupa di gestire iniziative di aiuto  e sostegno alle popolazioni africane in difficoltà. di seguito  l’intervento più duro di Matteo Bartolini, segretario provinciale di Sinistra Italiana che ha fortemente criticato l’attuale governo definendo il cosiddetto piano Mattei: “Una foglia di fico per nascondere il fatto che in realtà non si vuole aiutare nessuno” perchè in realtà i previsti 5,5 miliardi di euro stanziati provengono da altri fondi, anche europei, ai quali non verrà aggiunto un euro in più. Non sono mancate le solite accuse a Trump, al ministro di turno colpevole di aver accennato ad una possibile “sostituzione etnica”, ad Israele (seppur velata) colpevole di genocidio, alle multinazionali che sfruttano i fondi di cooperazione per sviuluppare progetti propri e ancora ad una certa parte del governo per la narrazione, insistentemente definita tossica, del fenomeno migratorio. Ultimo argomento contestato è il concetto giuridico di “finzione di non ingresso” utilizzato dall’Italia con la vicenda dei centri in Albania e preso a modello dall’Europa  per la stipula del nuovo Patto Europeo di Asilo e Migrazione che dovrebbe entrare in vigore nel giugno di quest’anno. Le ultime bordate le ha riservate al governo attuale per la ridefinizione del concetto di paese sicuro, utile a snellire i rimpatri e al presunto disinteresse per quelle che sono le mancate richieste delle imprese italiane affamate di mano d’opera, affermazione che certamente stride con gli appelli precedenti a considerare i migranti persone e non solo semplici numeri da applicare alle statistiche. ùL’intervento più duraturo e sicuramente emozionante e coinvolgente, è stato quello di Pietro Bortolo ex europarlamentare e dottore impegnato per decenni nel primo soccorso dei migranti che attraccano sulle coste di Lampedusa. Un racconto davvero straziante per alcuni tratti, quando ha raccontato delle condizioni disumane in cui versano queste persone, degli evidenti segni di tortura, stupri e vessazioni subiti nei campi di detenzione libici o in quei lunghi e pericolosissimi viaggi effettuati per raggiungere le coste del mediterraneo. Una narrazione, accompagnata da video e fotografie scioccanti, che ha toccato profondamente le coscienze dei presenti, qualcuno se n’è andato incapace ulteriormente di sopportare l’onda emozionale suscitata, altri hanno pianto e qualcuno si è lasciato andare a commenti di indignazione ad alta voce. Il dottor Bartolo, che ha parlato per  quasi due ore,  ha più volte mostrato segni di commozione nel ricordare i bambini morti, gli uomini affogati e maltrattati, le migliaia di ispezioni cadaveriche, ha però anche parlato di speranza specie quando ha rammentato il salvataggio di una donna già data per morta e infilata nei sacchi neri per i cadaveri o quello di un bambino anche lui dato per spacciato ma riportato alla vita quasi per miracolo, dei parti effettuati in condizioni di estremo disagio e difficoltà. Un elenco quasi infinito di storie umane mescolate a morte e speranza, dolore e  rinascita che si è concluso con accuse al governo, al neocolonialismo, alle solite multinazionali che, secondo lui, definiscono “carrette del mare”  imbarcazioni più vicine a gommoni di pessima qualità e di fabbricazione cinese, solo per poter usufruire di incentivi per lo smaltimento di rifiuti speciali. Insomma una narrazione tragica  e veritiera sulle condizioni terribili di chi arriva in Europa, farcita delle solite accuse al governo attuale, anche alla luce degli eventi legati alla vicenda Al Masri, alla situazione in Palestina (che non fa mai male ma non si capisce cosa c’entri), alla presunta colpevolizzazione delle ONG, senza però fare cenno agli strani accordi presi tra trafficanti e sedicenti capitani coraggiosi. È stato un incontro estremamente toccante e che sicuramente ha lasciato più di uno spunto di riflessione, forse un po’ troppo indirizzato alla colpevolizzazione dell’uomo bianco e meno all’analisi delle vere cause dei fenomeni migratori, che comunque ha suggerito davvero pochissimi indizi per la realizzazione di una politica di regolamentazione dei flussi migratori e di aiuto concreto alle popolazioni costrette ad abbandonare i propri paesi, in accordo con quanto una volta Giovanni Paolo II affermò, ovvero che  “Diritto primario dell'uomo è di vivere nella propria patria”.

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