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Scritto da Redazione
In salute
18 Gennaio 2026

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Nell’ambito del percorso di elaborazione del Piano Integrato di Salute - PIS 2026–2028, la Società della Salute della Lunigiana sta promuovendo un confronto aperto e partecipato con le organizzazioni sindacali, il terzo settore, gli operatori e tutti i soggetti attivi sul territorio. Il PIS - Piano Integrato di Salute - è uno strumento importante di programmazione trasversale del territorio, finalizzato al miglioramento dello stato di salute della comunità e quindi della sua qualità di vita, per raccogliere in modo strutturato i bisogni della popolazione della Lunigiana, così da definire con maggiore precisione gli obiettivi strategici e le azioni prioritarie del prossimo triennio. Per questo motivo, a metà dicembre, si è svolto un incontro dedicato all’analisi dei bisogni e alla costruzione condivisa delle linee di intervento del nuovo Piano. Sono emersi molti input dai tavoli ai quali hanno preso parte amministratori, rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni, nell’associazionismo, nelle scuole, nel terzo settore. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di raccogliere in modo strutturato i bisogni della popolazione della Lunigiana, così da definire con maggiore precisione gli obiettivi strategici e le azioni prioritarie del prossimo triennio. Alcuni giorni fa c’è stata la mattinata di restituzione di contributi e approfondimenti su tutti i sette tavoli. “Ci siamo visti a dicembre - ha esordito il direttore Sds Marco Formato - e abbiamo lavorato su argomenti diversi, per la raccolta dei bisogni del territorio, sono emersi aspetti interessanti, degni di nota e di essere inseriti nel Pis, uno strumento importante per il territorio a cui fare riferimento negli anni”.

Nel dettaglio gli argomenti emersi dai tavoli.

Tavolo 1. Generare salute insieme. In discussione l’adesione a screening e vaccinazioni, educazione e promozione alla salute, ambiente e transizione ecologica. In Lunigiana c’è bassa adesione agli screening, soprattuto da dopo la Pandemia, spesso la comunicazione istituzionale risulta inefficace, sarebbe utile replicare soluzioni virtuose della nostra regione. Punto di forza è la rete associativa e di volontariato molto vitale, ci sono però rischi ambientali che smentiscono l’immagine di territorio sempre verde, sarebbe utile un mandato trasversale sulla prevenzione primaria nelle scuole e comunità. Esiste una solida tradizione di collaborazione con la scuola, anche se è emerso un aumento del disagio psicologico tra i giovani, come proposta un tavolo scuola-salute permanente per interventi continui. C’è inoltre necessità di un approccio integrato che riconosca il legame tra salute umana, animale e ambientale.

Tavolo 2. Salute e inclusione sociale. Tra i punti di forza il lavoro in equipe, una stretta reazione con la Medicina legale e facilità di relazioni nel territorio lunigianese, con maggiore attenzione alla persona da parte dei servizi e disponibilità delle aziende, anche se di piccole dimensioni. I punti di debolezza sono risorse economiche a termine, difficoltà nei trasferimenti e nei trasporti, stigma sulla patologia psichiatrica. Il territorio della Lunigiana ha un buon tessuto sociale e questo permette relazioni tra i servizi, sarebbe utile fare una campagna di promozione con le aziende, far conoscere servizi e opportunità e promuovere incentivi, sarebbe opportuno un intervento politico sul tema trasporti. A livello regionale e nazionale vengono promosse attività e progetti per inserimento lavorativo a termine, che non sempre danno continuità, sarebbe opportuno mettere a sistema fondi e risorse, servirebbe inoltre un tavolo permanente sul tema lavoro e inclusione.

Tavolo 3. La comunità che cura. Tra i temi affrontati i nuovi modelli di ‘care’ nell’ambito della rete territoriale integrata, in un contesto di innovazione digitale e personalizzazione dei percorsi di cura; la centralità della persona nel percorso assistenziale, con particolare riferimento alle Case di comunità. I punti di forza del sistema attuale sono l’integrazione dei servizi e risorse territoriali con equipe multidisciplinari, assistenza domiciliare, infermiere di famiglia e ambulatori di prossimità. Punti di debolezza sono la carenza di personale, elevata pressione sul sistema e telemedicina limitata. Sarebbe utile rendere pienamente operative le Case di comunità come strutture di presa in carico integrata, punto unico di accesso, coordinamento e integrazione socio sanitaria; rafforzare i percorsi per la cronicità e la continuità ospedale territorio, per ridurre i ricoveri evitabili, gestire meglio le dimissioni ospedaliere e promuovere la partecipazione della comunità nella cura per agevolare l’autonomia delle persone e una maggiore adesione ai percorsi di cura e prevenzione.

Tavolo 4. Comunità che accoglie famiglie. Tra le criticità evidenziate ci sono i cambiamenti strutturali e culturali della famiglia, fragilità comuni in ambito giuridico, scolastico, sportivo, dell’associazionismo e della chiesa, con complessità di relazioni familiari. Ci si interroga su come riportare i genitori alle proprie responsabilità e sull’importanza di continuare a costruire l’identità di una comunità che accoglie. C’è povertà della famiglia, in termini relazionali e valoriali, di comunicazione e responsabilizzazione rispetto al proprio ruolo, spesso i figli diventano ‘ostaggio’ dei genitori nei processi separativi. Le proposte vanno nella direzione di lavorare con entrambi i genitori e con i figli, di comunicare efficacemente per arrivare alle famiglie e aiutare i genitori a essere più consapevoli delle proprie fragilità, per far fronte a quelle dei figli.

Tavolo 5. Fragilità che unisce. La Lunigiana è un territorio difficile per geografa e trasporti, ci sono tanti servizi ma senza il volontariato, per il trasporto, sarebbero inutili. Nei piccoli paesi si percepisce il senso di isolamento, è importante invece intercettare l’anziano fragile, per prevenire la cronicizzazione delle malattie e lo stato di non autosufficienza. Tra le proposte c’è quella, già attiva, di creare circoli e piccole realtà di paese da mantenere e rinforzare, a fronte di chiusure delle attività. C’è un numero crescente di bambini e ragazzi con disturbi comportamentali a scuola, c’è isolamento negli adolescenti, sarebbe utile valorizzare gli spazi già esistenti per loro e attivare strategie operative che facilitino l’accesso dei servizi, all’interno dell’ambiente scolastico. Prevenzione e formazione sono strumenti fondamentali, da consolidare e integrare in un sistema strutturato che assume valenza strategica.

Tavolo 6. Cittadini competenti. Tra le criticità sono emerse difficoltà di accesso ai servizi, percorsi poco comprensibili e complessi, fragilità comunicativa, c’è difficoltà nel reperire informazioni e un accesso digitale non sempre inclusivo, con necessità di formazione specifica nei servizi. Questo provoca scarso senso di appartenenza e spesso una rinuncia alle cure. Buone pratiche territoriali sono gli sportelli informativi associativi, i progetti Sai e Prosit e le Botteghe della salute, con funzione di supporto alla digitalizzazione, per una comunità partecipata e inclusiva.

Tavolo 7. Tecnologia che cura. La digitalizzazione del sistema sanitario rende più efficace l’erogazione dei servizi, snellisce e rende uniforme la comunicazione tra strutture sanitarie e cittadini, riduce le differenze tra i territori. E’ in fase di realizzazione il percorso digitale della Pneumologia, a partire dalla zona Apuana. Tra i progetti di digitalizzazione in Asl Toscana nord ovest ci sono la Cardiologia e Medicina dello sport, la Neurologia l’emergenza sanitaria territoriale, il consultorio ginecologico accessibile ai giovani per cogliere il bisogno nell’immediato e favorire il loro accesso al consultorio stesso.

I tavoli hanno espresso una domanda trasversale di connessione, continuità e integrazione - ha chiuso Formato -, i bisogni emersi non sono settoriali ma interdipendenti. C’è una forte convergenza sulla necessità di spazi stabili di confronto, una richiesta di continuità, riconoscimento reciproco, corresponsabilità e collaborazioni tra operatori, istituzioni, terzo settore, cittadini. Oggi le decisioni sono percepite come lontane dal territorio e poco comprensibili, con integrazione spesso formale e non operativa; la risposta è avere tavoli permanenti per una lettura continua dei bisogni, la co-progettazione e il monitoraggio. L’impegno collettivo sarà quindi di: consolidare i tavoli permanenti, rafforzare la cooperazione tra Sds, istituzioni, terzo settore e comunità, promuovere monitoraggio dei risultati e verificare la capacità di adattamento alle nuove esigenze, valorizzare il capitale sociale e le competenze locali per costruire salute, inclusione e coesione”.

Società della salute della Lunigiana

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