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Scritto da Redazione
Lunigiana
15 Aprile 2026

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Giovedì 23 aprile  ad Albiano Magra, presso l’Oratorio di Sant’Antonio Abate sito nella parte alta del vecchio borgo, sarà festeggiato San Giorgio, uno tra i martiri più venerati in tutta la cristianità. La Santa Messa, che avrà inizio alle ore 21, sarà celebrata dal parroco Don Fabio Arduino. A fianco all’altare sarà esposta un’immagine del Santo. Il sito è facilmente raggiungibile, essendo censito su Google Maps, cercando la dicitura “Oratorio Sant’Antonio Abate” ad Albiano Magra.

San Giorgio nacque probabilmente in Cappadocia. Suo padre, Geronzio, era un pagano di origine persiana, mentre la madre Policronia era cristiana. Avviato alla carriera militare, Giorgio si fece discepolo convinto del Signore, abbandonando le armi e dando ogni suo bene ai poveri. Quanto al suo martirio, i racconti sono talmente intrisi di dati leggendari da rendere difficile una ricostruzione dell'accaduto. Anche la data della sua morte è incerta, mentre sicuro è il luogo della sua sepoltura, nella città palestinese di Lidda, dove già nel 350 era sorta una basilica in suo onore. La sua antica Passio conobbe traduzioni e arricchimenti in ogni lingua d'oriente e d'occidente. Si tratta di un racconto traboccante di miracoli, alcuni dei quali davvero eclatanti. Famoso è l'episodio, immortalato in numerosissime varianti iconografiche e narrato da Jacopo da Varagine nella sua Leggenda aurea, in cui Giorgio uccide il drago che terrorizzava la città di Silene in Libia. Simbolo della lotta contro le potenze del male, Giorgio è patrono dell'Inghilterra, e il numero di chiese a lui dedicate in tutto il mondo è pressoché incalcolabile.

San Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa, scrisse nel suo tredicesimo sermone: “San Giorgio, che oggi ricordiamo, passò da un tipo di milizia a un altro, scambiando l'ufficio terreno di tribuno con l'ingresso nell'esercito di Cristo. Come un soldato ben disciplinato egli si sbarazzò dapprima del peso dei suoi beni terreni, dando ogni cosa ai poveri. Una volta libero e senza ingombri, indossò la corazza della fede, e poté così gettarsi nel pieno della battaglia come un valente soldato di Cristo. Da questo possiamo tutti apprendere una grande lezione: non è possibile combattere propriamente e con coraggio la buona battaglia della fede se si vive nel terrore di perdere i beni di questo mondo”.

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