Francesco Rossi del Circolo Massa Montignoso e Riccardo Cecchini del Circolo della Versilia, entrambi di Legambiente hanno fatto un'analisi della situazione di Cava Forace a Montignoso: "Sebbene si rilevi che un'intera comunità, rappresentata dalle amministrazioni di Montignoso, Pietrasanta e Forte dei Marmi, dalle associazioni ambientaliste, dai comitati di cittadini, è concorde nell'affermare che quella discarica non è compatibile con il territorio nel quale è situata, nel frattempo non solo continuano gli interventi su di essa, ma si chiedono ulteriori autorizzazioni per il conferimento di nuove tipologie di rifiuti, c’è qualcosa che non torna.Ad esempio: se ARPAT ritiene si possa tornare alla gestione ordinaria, perché Regione Toscana non chiude la fase emergenziale aperta con l'incidente del 6 maggio 2024? Al permanere della fase emergenziale è legata l'ordinanza sindacale che consente al gestore della discarica di scaricare parte del percolato nella rete fognaria. Poiché il percolato messo in fognatura non viene assoggettato ad alcuna forma di depurazione, come è garantito il rispetto dei limiti previsti dalla vigente normativa (D. Lgs 152/2006)? Che prescrizioni ha imposto Gaia, competente per il rilascio dell’autorizzazione, per garantire che il trattamento dei reflui della discarica non comprometta la qualità dello scarico del depuratore? La questione del percolato non è marginale soprattutto se oltre ai materiali oggi conferiti se ne aggiungeranno altri come i residui degli inceneritori e i fanghi di depurazione delle acque. A quel punto, quale tipo di sostanze conterrà il percolato? Chi garantisce la sicurezza che tali sostanze se non sottoposte a idoneo trattamento per reflui industriali non vadano a compromettere la qualità delle acque superficiali e sotterranee?Se ancora non sono finiti i lavori di messa in sicurezza, come è possibile che si continui ad andare avanti con una procedura di PAUR quando neppure la magistratura ha comunicato gli esiti di una loro eventuale inchiesta ? Le associazioni hanno presentato esposti ma ad oggi niente è dato di sapere.Come è stato già detto e ripetuto (ma vale la pena ricordarlo) la Regione Toscana sa perfettamente che la discarica è situata a ridosso di un'area carsica soggetta a facili infiltrazioni, che fra pochi anni scade anche la garanzia di tenuta della guaina che impermeabilizza la discarica, che peraltro era stata concepita per il contenimento della marmettola, che il sito insiste su una falda dove si trovano i pozzi dell'acqua pubblica, che non c’è soluzione di continuità tra la discarica e l'area naturale protetta del Lago di Porta, l'ultima area naturale lacustre a nord della Toscana, ricca di avifauna, pesci a animali, fonte di grande biodiversità.Le notizie di questi giorni sulle eventuali spese della gestione ex post della discarica, a carico dei Comuni, fanno parte di estemporanee dichiarazioni prive di fondamento.
Legambiente ritiene che la reiterata proposta di trasformare la discarica in un parco fotovoltaico sia la più sostenibile. E noto che spesso le discariche, una volta chiuse, vengono dimenticate e continuano a generare tensioni sociali e inquinamento. E' necessaria una svolta che garantisca chiusura dell'impianto e gestione del sito mettendolo in sicurezza e trasformandolo in una risorsa, necessaria alla transizione ecologica, non più rinviabile, dando ai cittadini la possibilità di partecipare ad una comunità energetica pubblica gestita da PLURES, soggetto integrato regionale che ormai rappresenta il futuro dei servizi ambientali della Toscana. Questo è l’obiettivo a cui dobbiamo puntare come cittadini e Associazioni e con la volontà e l'impegno delle Pubbliche Amministrazioni