Una chiesa gremita, una partecipazione sentita e rappresentativa dei numerosi territori nei quali opera il progetto “Non è mai troppo tardi”, hanno caratterizzato la Santa Messa per l’inclusione digitale celebrata ieri sera presso la Parrocchia del Preziosissimo Sangue di Caffaggiola, a Luni.L’iniziativa, promossa dal facilitatore digitale Nicola Orlandi, originario di Carrara, a un mese dall’Udienza Generale con Papa Leone XIV e dalla benedizione apostolica ricevuta in Vaticano, ha saputo unire dimensione spirituale, sociale e culturale, richiamando l’attenzione sul valore dell’inclusione, della dignità della persona e dell’umanità nell’epoca della trasformazione digitale.Alla celebrazione, officiata da Don Carlo Cipollini, hanno preso parte i corsisti del gruppo “Non è mai troppo tardi” provenienti dalla Val di Magra, da Sarzana, Luni, Arcola, Santo Stefano di Magra, Vezzano Ligure, Ameglia e Castelnuovo Magra, oltre a numerosi partecipanti giunti dai territori di Carrara, Massa e Aulla. Una presenza significativa che ha testimoniato la capacità del progetto di creare legami autentici tra comunità diverse e di costruire una rete di solidarietà che supera i confini amministrativi.
L’ottima partecipazione registrata ha rappresentato anche una chiara manifestazione di fiducia verso il servizio svolto quotidianamente sul territorio. Molte delle persone presenti hanno voluto testimoniare, con la loro partecipazione, il valore concreto di un percorso che negli anni ha consentito a tanti cittadini di acquisire competenze, sicurezza e autonomia nell’utilizzo degli strumenti digitali. Un segnale importante e incoraggiante, accompagnato dall’augurio condiviso che questa esperienza possa proseguire e crescere nel tempo, continuando a rappresentare un punto di riferimento per le persone più fragili e per chi rischia di rimanere escluso dai processi di innovazione.
Presente anche l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Luni, Patrizia De Masi, rappresentante del primo Comune nel quale Nicola Orlandi ha iniziato il proprio percorso di servizio e impegno a favore delle persone più fragili, esperienza che negli anni si è trasformata in una vera e propria missione di accompagnamento e inclusione sociale.Particolarmente intensa la riflessione proposta da Don Carlo Cipollini durante l’omelia. Richiamando i contenuti della Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, il sacerdote ha sottolineato come nessuna forma di integrazione possa realizzarsi senza una autentica componente di humanitas.«Non è possibile integrare le persone se prima non si comprende il prossimo e non si riconosce il valore unico di ogni persona», ha evidenziato, ricordando come la tecnologia e l’intelligenza artificiale possano rappresentare straordinarie opportunità soltanto quando restano al servizio dell’uomo e delle relazioni umane.Don Cipollini ha inoltre voluto esprimere un sentito ringraziamento a Nicola Orlandi per il lavoro quotidiano svolto a sostegno di anziani, persone fragili ed emarginate, evidenziando come il suo impegno rappresenti un esempio concreto di attenzione verso chi rischia di essere lasciato indietro, sia nella società sia nel processo di innovazione tecnologica.
Nel suo intervento, il sacerdote ha inoltre sottolineato come percorsi di accompagnamento all’inclusione digitale siano oggi fondamentali per consentire alle persone di affrontare con serenità i numerosi adempimenti della vita quotidiana. Saper utilizzare gli strumenti digitali significa poter compiere autonomamente molti passaggi indispensabili, non dipendere da altri per esercitare i propri diritti, mantenere la propria autonomia personale e sentirsi pienamente protagonisti delle proprie scelte. Una libertà concreta che contribuisce a preservare la dignità della persona e la sua piena partecipazione alla vita sociale.
L’omelia ha assunto un significato ancora più profondo poiché la celebrazione era congiunta alla Messa in suffragio di una signora recentemente scomparsa. Proprio partendo da questa circostanza, Don Cipollini ha richiamato il tema della fede nella prova della malattia, ricordando come non sia mai scontato riuscire a conservare una fede piena e salda nei momenti di sofferenza. In questo contesto ha richiamato il valore del dono eucaristico e dell’azione dello Spirito Santo, segni di consolazione, speranza e vicinanza di Dio nelle fragilità dell’esistenza umana.
L’iniziativa ha voluto collegare la benedizione apostolica ricevuta da Papa Leone XIV all’esperienza concreta dell’inclusione digitale, ponendo al centro la dignità della persona anche nel mondo tecnologico. Un messaggio che richiama la necessità di uno sviluppo capace di non lasciare indietro nessuno e di costruire comunità più giuste, accoglienti e partecipative.
In questo percorso, Nicola Orlandi ha saputo integrarsi profondamente nel territorio non soltanto attraverso le competenze professionali messe a disposizione della comunità, ma soprattutto grazie al proprio valore umano, costruendo rapporti di fiducia, ascolto e vicinanza con le persone. Un aspetto riconosciuto e apprezzato dai partecipanti provenienti dai diversi Comuni coinvolti, che hanno evidenziato come il servizio svolto rappresenti prima di tutto una presenza umana capace di accogliere, comprendere e accompagnare.
Riprendendo le parole evangeliche «Beati i costruttori di pace», il filo conduttore della serata è stato il richiamo a essere oggi soprattutto “costruttori di ponti”. Ponti tra generazioni, tra persone fragili e nuove tecnologie, tra istituzioni e cittadini, tra innovazione e solidarietà. Ponti che non possono essere edificati senza la capacità di ascoltare, comprendere e accogliere il prossimo.
In chiusura della celebrazione, Don Carlo Cipollini ha voluto esprimere un pensiero personale sull'iniziativa, definendola una delle esperienze pastorali più significative vissute negli ultimi tempi. Il sacerdote ha infatti sottolineato come la Santa Messa abbia saputo unire in modo autentico la dimensione spirituale e quella sociale, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni concreti. «È stata una bellissima iniziativa e sono stato onorato di celebrarla», ha affermato, evidenziando come il tema dell'inclusione digitale rappresenti una delle sfide più attuali della società contemporanea.
Don Cipollini ha inoltre ricordato che la Chiesa è chiamata a leggere i segni dei tempi e ad accompagnare le persone anche nelle nuove fragilità generate dai cambiamenti sociali e tecnologici. Per questo motivo ha ritenuto particolarmente importante che una celebrazione religiosa abbia saputo accendere una riflessione su un tema così attuale senza perdere la propria identità evangelica. «Abbiamo parlato di tecnologia, di inclusione, di autonomia e di partecipazione, ma soprattutto abbiamo parlato di persone, di dignità e di fede. Questa è stata una celebrazione che ha affrontato un tema molto attuale, ma che ha saputo farlo partendo dalla fede vera, quella che mette al centro l'uomo, la sua storia e la sua relazione con Dio», ha concluso il sacerdote tra gli applausi dei presenti.
Le sue parole hanno sintetizzato il significato più profondo dell'intera iniziativa: costruire ponti tra innovazione e umanità, tra comunità e fragilità, tra fede e vita quotidiana, affinché nessuno si senta escluso o abbandonato davanti alle sfide del presente.
Al termine della celebrazione, Nicola Orlandi ha voluto esprimere un sincero ringraziamento a tutti i presenti per la partecipazione e l'affetto dimostrato. In particolare ha rivolto parole di profonda gratitudine a Don Carlo Cipollini per le riflessioni condivise durante l'omelia e per le parole di apprezzamento rivolte al lavoro svolto quotidianamente a favore delle persone più fragili.
Nicola ha ringraziato il sacerdote per la fiducia espressa nei confronti del progetto e per aver saputo cogliere il valore umano e sociale dell'inclusione digitale, evidenziando come il percorso realizzato in questi anni sia stato possibile soltanto grazie alla collaborazione delle istituzioni, delle comunità locali e delle tante persone che hanno scelto di mettersi in gioco.
Un ringraziamento particolare è stato inoltre rivolto alla Dott.ssa Patrizia De Masi, Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Luni, per la sua presenza alla celebrazione e per la vicinanza dimostrata. La partecipazione dell'Assessora ha assunto un significato speciale, poiché proprio nel Comune di Luni ha preso avvio il percorso di impegno sociale e civile che negli anni ha portato Nicola Orlandi a sviluppare progetti di inclusione e accompagnamento in numerosi territori della Lunigiana e della provincia apuana.
«Le parole ascoltate questa sera, la fiducia che tante persone continuano a riporre in questo servizio e la presenza delle istituzioni rappresentano per me uno stimolo a proseguire con ancora maggiore impegno», ha dichiarato Nicola Orlandi. «Vedere riunite persone provenienti da territori diversi, accomunate dal desiderio di crescere, imparare e sentirsi parte attiva della comunità, è il segno più bello che questo percorso sta lasciando qualcosa di importante nelle vite delle persone.»
In un tempo segnato da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche, la celebrazione di Luni ha rappresentato un segno concreto di speranza, fiducia e partecipazione, dimostrando come una comunità possa affrontare il cambiamento senza paura quando mette al centro la persona, la fraternità e il bene comune. Perché soltanto comprendendo l’altro, riconoscendone la dignità e aiutandolo a mantenere la propria autonomia, si possono costruire relazioni autentiche, comunità inclusive e una pace duratura.









