La puntata di Report L'aria dei porti ha mostrato all'Italia ciò che nelle città portuali molti cittadini denunciano da anni: traffico navale, navi ferme in banchina, emissioni atmosferiche e impatti sanitari reali sulle popolazioni che vivono a pochi metri dagli scali.Biossido di azoto (NO₂), polveri sottili, particolato ultrafine e altre sostanze inquinanti non restano dentro il porto: arrivano nei quartieri, nelle scuole, nelle case. A Marina di Carrara, dove il porto è incastonato dentro il tessuto urbano e turistico, tutto questo dovrebbe imporre prudenza assoluta. Sta invece accadendo l'opposto. Regione Toscana e amministrazione comunale stanno portando avanti con determinazione l'ampliamento del porto, soffermandosi sugli interessi economici legati al comparto industriale e logistico, mentre vengono lasciati in secondo piano i temi della salute pubblica, della qualità dell'aria e della vivibilità del territorio. La domanda è semplice: su quali basi si decide di ampliare? Ad oggi non risulta un sistema pubblico, capillare e permanente di monitoraggio della qualità dell'aria specificamente dedicato all'area portuale e ai quartieri più esposti di Marina di Carrara, con dati chiari, continui e facilmente accessibili ai cittadini. Non risultano inoltre disponibili strumenti epidemiologici locali specifici e aggiornati che consentano di valutare in modo trasparente l'eventuale incidenza delle attività portuali su patologie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche nella popolazione residente. In sostanza, si vuole far crescere il porto senza aver prima misurato con rigore il peso che il porto già oggi scarica sul territorio. È un'impostazione grave: si contabilizzano i benefici economici immediati e si ignorano i possibili costi sanitari, ambientali e sociali pagati dai cittadini. Chi governa Regione e Comune ha il dovere di dare risposte prima di tutto ai cittadini: prima i dati, poi le decisioni. Per questo chiediamo:
- centraline permanenti nell'area portuale e nei quartieri limitrofi;
- pubblicazione in tempo reale dei dati su NO₂, PM10, PM2.5 e altri inquinanti;
- studio epidemiologico indipendente sulla popolazione residente;
- piena trasparenza sui materiali destinati al ripascimento;
- sospensione dell'iter di ampliamento fino alla disponibilità di valutazioni ambientali e sanitarie complete, aggiornate e pubbliche.
Nessuno è contro il lavoro e lo sviluppo. Ma utilizzare l'economia come argomento che superi ogni richiesta di precauzione è inaccettabile. Se Regione e Comune ritengono che l'ampliamento sia sostenibile, rendano pubblici i dati che lo dimostrano. Se quei dati non esistono, abbiano il coraggio di fermarsi.









