"Quando la politica si accorge dei problemi solo quando non può più evitarli, non sta governando: sta rincorrendo gli errori. E a Carrara questo è accaduto nella Commissione Marmo, sulla pelle delle piccole e medie imprese del lapideo. L’amministrazione Arrighi a parole difende il lavoro, nei fatti ha alzato un muro" comincia così la severa critica mossa dal consigliere della lista Ferri, Filippo Mirabella che spiega: "Sulla questione cruciale della lavorazione in loco del 50 per cento prevista dall’articolo 21 del Regolamento degli Agri marmiferi, Arrighi e il Partito Democratico hanno scelto da tempo di fare orecchie da mercante davanti alle richieste delle piccole e medie imprese del lapideo. Aziende che non chiedevano privilegi, ma modalità sostenibili e strumenti realistici per adeguarsi senza chiudere.Per anni si è ignorato un dato evidente: molte cave non erano strutturate per raggiungere quella soglia nei modi imposti. Era stato detto in Commissione più volte e ribadito pubblicamente, spiegato con i numeri alla mano. Ma da Palazzo civico nessuna apertura. Nessuna correzione. Nessun confronto vero.Ora, improvvisamente, arriva la proposta di spostare il primo traguardo da due a quattro anni. È un’operazione di avvilente opportunismo politico.Perché se davvero l’obiettivo fosse stato tutelare lavoro e filiera, il correttivo sarebbe arrivato prima, quando si chiedeva di evitare la chiusura di cave e di non mettere decine di famiglie in mezzo alla strada. Invece si è preferito irrigidire le posizioni, respingere ogni proposta migliorativa e difendere un’impostazione che, nei fatti, favorisce un modello di oligopolio, un’impostazione che concorre a valorizzare operatori già strutturati per gestire vincoli stringenti.
Il risultato? Le piccole e medie realtà vengono schiacciate, mentre il settore si polarizza sempre di più. Oggi la maggioranza prova a presentare lo slittamento come un atto di responsabilità, ma è un rinvio che serve a prendere tempo senza assumersi fino in fondo il peso delle conseguenze politiche. Spostare tutto di quattro anni significa, molto probabilmente, lasciare che il nodo esploda nella prossima consiliatura. Un macigno che cadrà su chi verrà dopo.Se davvero l’Osservatorio sul marmo dimostra che alcune cave superano già il 50 per cento e altre sono lontane, la risposta non può essere un generico allungamento dei tempi deciso all’ultimo minuto. Serve una revisione strutturale, calibrata sulla realtà del territorio, capace di salvaguardare occupazione, ambiente e pluralità imprenditoriale. Altrimenti il rischio è evidente: meno imprese, meno concorrenza, più concentrazione.La città merita una politica industriale seria, non aggiustamenti temporanei utili solo a spostare il problema più avanti.Il marmo è il cuore economico di questo territorio. Giocare con le scadenze non è responsabilità. È calcolo. E quando il calcolo politico viene prima della tutela reale del tessuto produttivo, il prezzo lo pagano le imprese, i lavoratori e le loro famiglie. Non chi oggi prova a rinviare".









