"Avete presente quando si scopre che una scuola è stata ristrutturata, una piscina comunale rimessa a nuovo o un ponte finalmente completato grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza?". Il quesito lo pone il consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella che fa un'analisi dei valori toscani: "In Toscana la sproporzione emerge chiaramente guardando le percentuali sul totale regionale: Firenze intercetta circa il 25 per cento dell’intero volume dei finanziamenti toscani, con oltre 3 miliardi di euro tra PNRR e PNC. Pisa supera il 12 per cento, con circa 1,5 miliardi. Siena si attesta intorno all’8 per cento, con circa 1 miliardo di euro. Arezzo sfiora il 7 per cento, con circa 870 milioni. Carrara, invece, resta relegata nelle ultime posizioni, con una quota residuale e marginale rispetto al totale regionale, lontanissima dai territori che hanno saputo intercettare le risorse più consistenti. In questo scenario, è difficile continuare a parlare solo di capacità amministrativa. In Toscana la distribuzione delle risorse evidenzia una forte disparità territoriale. Firenze, Pisa, Siena e Arezzo riescono a intercettare quote significative di finanziamenti, mentre Carrara resta nelle ultime posizioni. Non è una sensazione: lo dicono i numeri ufficiali. La regione corre a due velocità e la distribuzione dei fondi mostra uno squilibrio politico territoriale evidente.
Nelle città che hanno ottenuto più risorse, la “manina politica” ha fatto il suo dovere: presenza nei tavoli decisionali, relazioni istituzionali consolidate, attività e interventi della politica per sostenere i progetti nei canali di finanziamento. I dati mostrano una correlazione tra peso istituzionale e capacità di intercettare fondi. A Carrara, invece, il livello di rappresentanza politica della giunta Arrighi e del PD appare più debole rispetto ad altri territori. Il risultato è che la città resta terra di confine e terra di nessuno, ai margini della regione non solo geograficamente ma politicamente. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Piano nazionale complementare dovevano ridurre i divari territoriali. In pratica, strumenti nati per colmare le distanze finiscono per rafforzare i territori già forti. Carrara rischia di rimanere progressivamente esclusa dai principali flussi di investimento pubblico. Questo risultato politico solleva interrogativi sull’efficacia della gestione dell’amministrazione Arrighi e del PD. Carrara fatica ad incidere nei livelli decisionali della Regione e nei ministeri, e questa debolezza si riflette nella capacità di attrarre risorse strategiche.
Il PNRR e il PNC rappresentavano un’occasione storica per rilanciare i territori più fragili. Per Carrara, invece, sono diventati il simbolo di una condizione di crescente difficoltà economica, sociale e istituzionale. Finché la città resterà senza peso a Firenze e senza voce a Roma, i fondi – europei e statali – continueranno a passare altrove. Perché la regola è sempre la stessa: chi non conta, non prende. E chi non prende, rischia di essere escluso".









