L'annuncio unilaterale del sindaco Arrighi su Palazzo Rosso appare difficilmente conciliabile con le procedure che regolano i finanziamenti pubblici ed evidenzia una preoccupante approssimazione amministrativa. Cambiare la destinazione d'uso di un immobile storico finanziato con fondi statali non è un diritto esclusivo del sindaco, ma un iter vincolato a precise autorizzazioni del Ministero e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La cronologia dei fatti sottolinea che nella storia del finanziamento di Palazzo Rosso ogni singola modifica ha sempre richiesto passaggi formali a Roma, gli stessi che ad oggi il sindaco di Carrara sembra voler superare, senza averne chiarito il percorso autorizzativo. Riassumiamo i fatti.
Alla fine del 2016 la giunta Zubbani vince 17 milioni di euro nell'ambito del Bando delle Periferie (DPCM 25 maggio 2016). Il piano approvato prevedeva il recupero di Palazzo Rosso come "Agorà del Volontariato" e centro multimediale. Nel 2017/2018 la giunta grillina con De Pasquale sindaco decide di modificare l'indirizzo politico. Consapevoli della legge, gli amministratori si recano a Roma presso il Ministero competente, per presentare una domanda di variante sostanziale e ottengono l'autorizzazione ufficiale per trasformare Palazzo Rosso nella sede della Gipsoteca dell'Accademia di Belle Arti. Dalle informazioni in nostro possesso, a livello ministeriale questo risulta essere l'unico progetto formalmente autorizzato e finanziato a tutt'oggi. Ma i lavori non erano mai stati iniziati. Nel 2022 subentra la giunta Arrighi: essendo il tempo ormai scaduto, l'opera si salva solo grazie alla proroga straordinaria concessa dal Governo Meloni, che fissa il limite massimo per l'ultimazione dei lavori entro il 2027. Dopodiché arriva quello che appare come un vero e proprio colpo di spugna dell'Arrighi sul percorso amministrativo fin qui seguito. Il sindaco di Carrara dichiara a mezzo stampa che i gessi non verranno più trasferiti a Palazzo Rosso a causa di presunti problemi di "carico strutturale", annunciando il ritorno della Biblioteca Civica.Quali criticità normative presenta la decisione annunciata dall'Arrighi ? La decisione del sindaco si scontra con due ostacoli normativi insormontabili, che sembrano evidenziare una gestione amministrativa caratterizzata da evidenti approssimazioni.
Il vincolo del Codice degli Appalti e delle Linee Guida Ministeriali
Secondo la disciplina delle varianti in corso d'opera (art. 120 del Codice degli Appalti), la modifica annunciata dall'Arrighi non è un semplice "aggiustamento tecnico", ma una variante sostanziale. Il progetto "Gipsoteca" è stato approvato con determinati standard di accreditamento e obiettivi sociali e, stravolgere l'oggetto della gara d'appalto per trasformarlo nuovamente in Biblioteca Civica richiede l'invio di una nuova istruttoria a Roma. Qualora non fosse intervenuta l'approvazione ministeriale della variante, si porrebbe il problema della conformità della spesa rispetto al progetto autorizzato, esponendosi al rischio di contestazioni e, nei casi previsti, anche alla possibile revoca del finanziamento. Inoltre il vincolo temporale della proroga concessa dal Governo scade tassativamente nel 2027. Istituire una variante ministeriale per cambiare radicalmente la destinazione d'uso, riprogettare gli spazi interni per i carichi della biblioteca, adeguare la sicurezza e gli impianti richiede almeno alcuni mesi di burocrazia. La pretesa di modificare nuovamente l'indirizzo progettuale a pochi mesi dalla scadenza mette a repentaglio i milioni di euro stanziati per il centro storico di Carrara.
La tesi dei carichi strutturali pare un punto sostanziale della Arrighi, che giustifica il dietrofront sostenendo che Palazzo Rosso non reggerebbe il peso dei gessi. Da una valutazione preliminare, sembrerebbe trattarsi di una motivazione tecnicamente discutibile che solleva seri interrogativi sulla programmazione dell'intervento. Infatti una biblioteca pubblica esercita un carico distribuito sui solai (dovuto a file fitte di scaffalature piene di libri) che spesso supera i 500-600 chili per metro quadrato. Un'esposizione di gessi distribuisce il peso in modo puntuale e localizzato, potenzialmente gestibile attraverso piastre di ripartizione del carico o interventi di consolidamento locale già previsti o integrabili nel progetto esecutivo. Se la struttura presentasse effettivamente criticità di carico tali da non poter ospitare il museo previsto, come può ospitare in sicurezza migliaia di cittadini, aule studio e tonnellate di volumi cartacei? Tutto ciò potrebbe determinare conseguenze economiche rilevanti: il rischio che tale vicenda possa determinare profili di danno erariale, ove accertati dagli organi competenti, oltre alla revoca totale del finanziamento. Se il Ministero dovesse respingere la variante tardiva, o se i tempi della burocrazia facessero sforare la scadenza tassativa del 2027 il Comune perderebbe i fondi. Significherebbe dover restituire i milioni di euro già spesi o coprire i costi mancanti interamente con il bilancio comunale, togliendo risorse a scuole, strade e servizi sociali. La Arrighi non può governare la città sulla base di motivazioni che appaiono sommarie e senza chiarire come intenda rispettare i vincoli imposti dallo Stato. Se la giunta intende riportare la biblioteca a Palazzo Rosso, deve chiarire immediatamente alla città se ha già depositato a Roma la richiesta formale di variante e come intende evitare il rischio di perdere i fondi del Bando Periferie a causa della scadenza del 2027. I finanziamenti pubblici appartengono ai cittadini di Carrara e richiedono decisioni trasparenti, motivate e pienamente rispettose delle procedure previste.









