Luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato in Toscana dall'inizio delle rilevazioni, nel 1955. A livello globale, il 2023, il 2024 e il 2025 sono stati i tre anni più caldi mai misurati. Ma non serve soltanto la scienza per rendersene conto: lo sentiamo sulla pelle.Le estati che ricordiamo, quelle in cui si usciva la sera, si andava in bicicletta o si portava fuori il cane con un golfino, non esistono più.Il clima è cambiato, eppure le nostre città continuano troppo spesso a essere progettate come se questo cambiamento non fosse avvenuto.E la politica, nei vari livelli istituzionali, resta inerte.Per questo abbiamo lanciato la mappa dei rifugi climatici di Massa: una prima ricognizione, ancora incompleta e aperta alle segnalazioni di tutti, dei luoghi pubblici nei quali trovare ombra, verde e ristoro dal caldo.
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La mappa mostra già una realtà evidente: non tutti i quartieri di Massa dispongono di un rifugio climatico pubblico, gratuito e adeguato.E non è una questione di comodità. È una questione di salute e di urbanistica.Abbiamo diritto all'ombra: a percorrere la città senza essere esposti al sole per interi tragitti, a corridoi verdi che colleghino case, servizi e luoghi di lavoro, a spazi pubblici nei quali trovare sollievo durante le ondate di calore.Ma l'ombra non compare per caso: è il risultato delle scelte urbanistiche.Dipende da dove si costruisce, da dove si lascia spazio agli alberi, da dove si conserva il suolo permeabile, da dove si realizzano parchi e giardini.Ed è qui che emerge la contraddizione delle politiche attuali. Secondo i dati ISPRA, tra il 2006 e il 2022 Massa ha perso circa 67 ettari di suolo libero. In una città che deve affrontare temperature sempre più elevate, la direzione dovrebbe essere opposta: meno consumo di suolo, più verde, più alberi, più superfici permeabili. E invece, proprio mentre si parla di adattamento climatico, il Comune continua a portare avanti il progetto della Questura al Parco degli Ulivi.Il 22 luglio il Consiglio comunale ha approvato, con 22 voti favorevoli e 5 contrari, una variante che sottrae al parco ulteriori 618 metri quadrati, portando l'area interessata a 3.218 metri quadrati rispetto ai 2.600 iniziali.
In una città che ha bisogno di più ombra e più verde, sottrarre altro spazio a un parco è una scelta che va nella direzione opposta a quella imposta dalla crisi climatica.Ma la responsabilità non è soltanto comunale.La Regione Toscana parla di resilienza, adattamento e rigenerazione verde. Il presidente Giani ha annunciato per settembre una nuova legge sulla rigenerazione verde, con l'obiettivo di ridurre le isole di calore attraverso nuove alberature, aree verdi e una diversa progettazione degli spazi urbani.Sono interventi necessari, ma non possono bastare se, contemporaneamente, si continua a consumare suolo.Quale coerenza c'è tra queste parole e scelte che continuano a trasformare il territorio, come l'ampliamento dell'aeroporto di Peretola, oggetto di forti contestazioni anche nel territorio pratese, la nuova base militare prevista nell'area di San Rossore o lo sfruttamento delle Alpi Apuane, un patrimonio naturale sottoposto da decenni a una pressione estrattiva che ne ha modificato profondamente il paesaggio?Non contestiamo la necessità di piantare alberi o realizzare interventi per la gestione dell'acqua: contestiamo l'idea che possano sostituire una vera politica di adattamento climatico fondata anche sulla tutela del suolo.Per questo chiediamo a Comune e Regione di cambiare marcia: fermare il progetto della Questura nel Parco degli Ulivi e il nuovo consumo di suolo, tutelare il verde esistente, aumentare le superfici ombreggiate e permeabili e costruire una vera rete di rifugi climatici nei quartierIl cambiamento climatico non è più una previsione. È la città nella quale viviamo oggi. È il tempo delle scelte.









