E' firmata da Gianni Ilari dell'associazione politica "Città al centro dai monti al mare", la riflessione sul porto di Marina di Carrara. "Il Decreto Legislativo 4 agosto 2016, n. 169, ha ridisegnato la mappa della portualità italiana, istituendo le Autorità di Sistema Portuale (AdSP). Tra queste è nata l’AdSP del Mar Ligure Orientale: una realtà anomala, l'unica in Italia ad essere "interregionale", che ha visto il porto di Marina di Carrara staccarsi dal contesto toscano per essere accorpato a quello di La Spezia. A distanza di anni, guardando i dati ed analizzando gli equilibri politici, sorge spontanea una domanda che il nostro territorio non può più evitare: siamo sicuri che per Carrara sia stato un affare abbandonare la Toscana? O abbiamo semplicemente fatto da "scudo umano" alle ambizioni di La Spezia, perdendo peso politico, tutele giuridiche e opportunità di sviluppo? I numeri: merito della gestione o della forza delle nostre imprese? Il porto di Marina di Carrara movimenta oggi circa cinque milioni di tonnellate di merci all’anno, rispetto ai circa tre milioni dell'epoca pre-riforma. Lo scalo è un'eccellenza assoluta per i carichi speciali (project cargo), la nautica da diporto, la cantieristica e il settore lapideo, servito da un'infrastruttura ferroviaria e viaria diretta che non ha eguali per efficienza. Spesso si attribuisce questa crescita alla regia dell'AdSP Ligure. Ma è una lettura oggettiva? O l'incremento dei volumi è da ascrivere interamente al dinamismo, agli investimenti e alla competitività delle imprese del nostro distretto (da Viale Zaccagna a multinazionali come Baker Hughes/Nuovo Pignone)? Il sospetto è che Marina di Carrara sia un motore economico forte che cammina sulle proprie gambe, ma le cui entrate e i cui numeri servano a consolidare il bilancio complessivo di un’Autorità con il baricentro nettamente spostato oltreconfine.
Il retroscena politico: Carrara "ciambella di salvataggio" per La Spezia
Per comprendere questa scelta bisogna guardare alla geografia politica del 2016. La Liguria gravitava (e gravita) sul colosso di Genova. Nella riforma Delrio, La Spezia rischiava fortemente di perdere la propria autonomia amministrativa, finendo assorbita come scalo secondario sotto la lanterna genovese. Per evitare di perdere potere e governance, La Spezia aveva un disperato bisogno di massa critica. E la soluzione è stata trovata a pochi chilometri di distanza, oltre il confine regionale: accorpare Marina di Carrara. Unendosi allo scalo apuano, La Spezia ha raggiunto i volumi necessari per giustificare un’AdSP autonoma. In sintesi: senza Carrara, La Spezia avrebbe perso la sua Autorità Portuale.
Cosa avrebbe guadagnato Carrara rimanendo in Toscana?
Se l'ipotesi naturale — ovvero l'asse con Livorno e Piombino sotto la bandiera della Regione Toscana — fosse prevalsa, il quadro economico, giuridico e prospettico per il nostro territorio sarebbe stato ben diverso. Unico interlocutore politico e giuridico: rimanendo sotto l'AdSP del Mar Tirreno Settentrionale (Livorno-Piombino), il porto di Carrara avrebbe operato all'interno dello stesso quadro normativo, programmatorio e amministrativo regionale. Oggi, invece, Carrara si trova a gestire una complessa "doppia territorialità", in cui la Regione Toscana deve interfacciarsi con un'Autorità di Sistema a guida e sede ligure. Centralità nella programmazione toscana: Nell'asse con Livorno, la Toscana avrebbe difeso a spada tratta il suo secondo scalo commerciale, inserendolo in modo organico nei piani di sviluppo dei trasporti, delle infrastrutture e dei finanziamenti regionali ed europei destinati alla costa Apuano-Pisano-Livornese. Pari dignità e peso negoziale: se a La Spezia siamo percepiti (e gestiti) come la "seconda banchina" o il partner di minoranza utile per fare massa critica, in un sistema toscano Carrara avrebbe rappresentato la fondamentale porta d'accesso del nord della Regione, garantendosi una dote finanziaria e d'investimento proporzionata al proprio apporto economico.
Le ombre del presente e le prospettive future
L'impressione diffusa è che la "sbandierata complementarità" tra i due porti si sia risolta in un'operazione a somma zero per Carrara, dove i maggiori vantaggi politici, direzionali ed euristici sono andati alla sponda spezzina. Il porto di Marina di Carrara non può essere considerato una semplice periferia operativa o un serbatoio di tonnellate per giustificare stipendi e sedi altrui. Se il modello interregionale vuole continuare ad esistere, la governance dell'AdSP del Mar Ligure Orientale deve garantire al nostro scalo:
Autonomia e investimenti infrastrutturali certi e proporzionati alle entrate generate dal territorio apuano.
Pari dignità nelle decisioni strategiche, a partire dal Piano Regolatore Portuale e dai collegamenti retroportuali.
Attenzione concreta alla ricaduta occupazionale e ambientale sulla città di Carrara.
In caso contrario, sarà doveroso che le forze politiche e imprenditoriali del territorio riaprano il dibattito: perché continuare a fare da supporto alle esigenze di un'altra regione, quando la nostra collocazione naturale, economica e giuridica è sempre stata — e rimane — la Toscana?









