E' tornato a riunirsi ieri pomeriggio a palazzo Civico il Tavolo del Marmo. Alla riunione hanno partecipato il sindaco Serena Arrighi, il presidente della commissione Marmo Nicola Marchetti e il dirigente del settore Marmo e Ambiente del Comune Giuseppe Bruschi, i sindacati, Assindustria e i rappresentanti delle aziende del settore lapideo. Numerosi i temi sul tavolo a cominciare dai numeri del secondo report dell'Osservatorio del Marmo che è stato presentato lo scorso 14 gennaio. Lo studio, frutto della sinergia tra il Comune di Carrara, la Camera di Commercio e il Consorzio Zona Industriale Apuana e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il supporto dell'Istituto Studi e Ricerche contiene importanti indicazioni non solo sullo stato di salute della filiera e di tutto il comparto e riporta anche i primi numeri sulla lavorazione in loco.
«In questi anni abbiamo già raggiunto importanti traguardi per l'intero settore e i dati dell'Osservatorio sono lì a dimostrarlo – sottolinea Serena Arrighi -. Nell'ultimo anno è cresciuta la lavorazione e diminuita l'estrazione e questi sono probabilmente gli indicatori più evidenti del grande lavoro che è stato fatto. Nel 2015 la legge regionale ha indicato una strada da seguire e Carrara per prima ha saputo rispondere alla sfide che le venivano poste e oggi possiamo dire che tutto il comparto del marmo ha fatto un passo importante verso il futuro e tutto ciò è stato fatto grazie a rigore e regole certe. A Carrara in questi anni non solo sono state firmate convenzioni con tutte le imprese escavatrici, ma è stato approvato un nuovo disciplinare per le gare di concessione degli agri marmiferi, è stata introdotta la tracciabilità dei materiali estratti e, non dimentichiamolo, è stato creato lo stesso Osservatorio sul marmo, un elemento imprescindibile per monitorare passo passo lo stato di salute del settore. E' grazie a tutto questo che oggi abbiamo a disposizione dati accurati che ci forniscono importanti elementi sui quali calibrare eventuali interventi futuri. La strada intrapresa è quella giusta e i numeri sono positivi, ma non possiamo tuttavia ignorare come ci siano delle realtà che soffrono più di altre. Ci sono cave che non hanno difficoltà a superare il 50 per cento di lavorazione in loco, altre che vi si avvicinano in maniera sostanziale, ma non manca chi è più indietro. E' per questo che oggi è più importante che mai riprendere i lavori di questo tavolo: un luogo di confronto e discussione necessario a garantire un futuro sempre più roseo al settore e, soprattutto, a tutelare lavoro e occupazione».









