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Scritto da Redazione
Politica
09 Ottobre 2026

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Firenze, 9 ottobre 2026 – “Dopo qualche settimana dalla presentazione di una mozione presentata sul tema, rinnoviamo la richiesta che la Regione Toscana torni a erogare il contributo annuale alle famiglie con figli minori con disabilità grave.Anche negli ultimi giorni, alcune famiglie ci hanno contattato sull’argomento. La mozione è stata appunto presentata per porre all’attenzione del Consiglio Regionale e della Giunta Regionale un tema molto importante, che coinvolge una parte della popolazione della Toscana e che sulla provincia di Massa-Carrara vede molte famiglie in difficoltà, che hanno esigenza di ricevere assistenza e contributi continui e adeguati alle necessità che devono fronteggiare.Non si tratta di istituire una nuova forma assistenziale, ma di ripristinare una norma di buonsenso che inspiegabilmente è stata sospesa.Infatti, le famiglie che hanno al loro interno figli minori con gravi forme di disabilità sono state private del contributo che veniva giustamente erogato loro per fare fronte alle spese e integrare i mancati guadagni che l’assistenza a questi membri della famiglia fatalmente comporta.Questa misura una tantum era stata istituita per l’anno 2023 e non confermata dalla Giunta Regionale in quelli successivi, senza una chiara motivazione. Tutto questo ha creato per le famiglie una situazione critica di discontinuità che si è certamente ripercossa nel bilancio famigliare e, soprattutto, nel mantenimento di adeguati livelli di assistenza e nella qualità dell’assistenza dei minori portatori di handicap che rientrano nelle piuttosto rigide maglie della normativa vigente, che individua in modo dettagliato chi rientra nei parametri che consentono l’erogazione del contributo.Con la mozione chiediamo quindi che questi contributi vengano ripristinati nel primo esercizio finanziario utile e, in prospettiva, diventino un contributo strutturale per tutte le famiglie di Massa-Carrara e della Toscana che si trovano in queste difficili condizioni”, sostengono Vittorio Fantozzi, Consigliere Regionale di Fratelli d’Italia e Sara Lavorini, Responsabile Dipartimento Sociale e Famiglia FDI Toscana.

«Così la Regione ci ha tolto anche il contributo per nostro figlio disabile: ora siamo invisibili»

MASSA. Ci sono battaglie quotidiane che non fanno rumore, combattute tra le pareti di casa, lontano dai riflettori della politica e dai bilanci regionali. Sono le storie delle famiglie apuane che convivono ogni giorno con la disabilità, dove l'assistenza non è una scelta, ma una devozione costante e totalizzante.

A raccontare questa realtà è un padre di Massa — di cui non pubblichiamo le generalità per motivi legati alla tutela della privacy del figlio minore — che dà voce al dolore e alla frustrazione della propria famiglia.

«Uno dei nostri figli ha una patologia congenita e, fin dalla nascita, ha avuto bisogno di una presenza continua, 24 ore su 24», spiega l'uomo. Una condizione che stravolge l'organizzazione quotidiana e costringe a sacrifici enormi: «Mia moglie si è presa cura di lui totalmente, rinunciando al proprio lavoro e diventando una caregiver a tempo pieno. Una figura fondamentale, eppure invisibile per le istituzioni».

A pesare, oggi, non è soltanto il carico quotidiano dell'assistenza, ma la sensazione improvvisa di essere stati dimenticati. Fino al 2023, la Regione Toscana erogava un contributo annuale di 700 euro una tantum — poco meno di 60 euro al mese — destinato alle famiglie con figli disabili. Un sostegno economico modesto, ma dal valore simbolico inestimabile. «Quel contributo era un piccolo segnale di vicinanza, una carezza da parte delle istituzioni che ci faceva sentire quantomeno considerati e non completamente soli».Poi, l'interruzione. Senza preavviso né grandi spiegazioni, se non quelle legate alle pieghe della legge di bilancio e a stringenti logiche di pura ragioneria. Da un anno all'altro, l'aiuto è svanito nel nulla, lasciando molte famiglie del territorio massese e toscano con un senso di abbandono ancora più profondo.«Come la nostra famiglia, tantissime altre si sono viste tagliare questo sostegno dall'oggi al domani. Oltre al peso della malattia, ciò che fa davvero male è la solitudine, il sentirsi trasparenti agli occhi di chi governa. E percepire che, per le istituzioni, stiamo crescendo dei cittadini di serie B rende tutto ancora più amaro».Per questo motivo, il genitore ha deciso di non restare in silenzio e ha già provveduto a segnalare la situazione agli esponenti politici locali: un atto ritenuto doveroso per portare la questione all'attenzione della giunta regionale, nella speranza che si riapra un dibattito sui tagli al welfare e sul mancato riconoscimento dei caregiver familiari. Alle famiglie non servono solo numeri e calcoli di bilancio: serve la certezza che le istituzioni non voltino le spalle a chi affronta ogni giorno un carico che dovrebbe essere sostenuto dall'intera comunità.

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