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Scritto da Redazione
Politica
11 Giugno 2026

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A distanza di poche settimane dall'incontro tenutosi il 22 maggio scorso tra The Italian Sea Group, RSU e Organizzazioni Sindacali, gli ultimi sviluppi emersi attraverso gli organi di informazione e le recenti decisioni assunte nell'ambito della procedura di composizione negoziata impongono una seria riflessione sul futuro del Gruppo, dei suoi lavoratori e dell'intero sistema produttivo collegato ai cantieri. In occasione dell'incontro del 22 maggio, la Presidenza aveva illustrato alle Organizzazioni Sindacali un percorso finalizzato al mantenimento della continuità aziendale e produttiva, fondato sulla ripartenza di importanti commesse internazionali, sulla sottoscrizione di nuovi contratti e sulla definizione di accordi economici con diversi armatori. Come FIM-CISL avevamo preso atto delle dichiarazioni e degli impegni assunti dall'Azienda, ribadendo al tempo stesso la necessità che alle rassicurazioni fornite seguissero fatti concreti, capaci di garantire stabilità produttiva, tutela occupazionale e prospettive industriali certe. Le recenti notizie riguardanti l'accoglimento dei ricorsi presentati da alcuni armatori e la conseguente revoca delle misure protettive nei loro confronti rappresentano un elemento che inevitabilmente contribuisce ad accrescere le preoccupazioni già presenti tra i lavoratori e nel tessuto produttivo che ruota attorno a The Italian Sea Group. Pur prendendo atto delle precisazioni diffuse dall'Azienda, che continua a sostenere la validità del percorso di risanamento e la prosecuzione delle attività industriali e delle trattative in corso, riteniamo che la situazione richieda oggi un livello ancora maggiore di trasparenza e chiarezza. La preoccupazione che oggi esprimiamo non nasce dalle indiscrezioni giornalistiche ma dalla situazione concreta che molti lavoratori stanno vivendo quotidianamente. Accanto ai dipendenti diretti del Gruppo esiste infatti un vasto sistema di aziende dell'indotto che rappresenta una componente fondamentale della filiera nautica del nostro territorio. Un sistema che negli anni ha contribuito alla crescita e al successo industriale dell'azienda e che oggi si trova ad affrontare una fase di estrema difficoltà. Non possiamo ignorare il fatto che numerosi lavoratori dell'indotto stanno vivendo da mesi una situazione di forte incertezza economica e occupazionale. Vi sono lavoratori che da quattro o cinque mesi attendono il pagamento degli stipendi o il riconoscimento degli ammortizzatori sociali e famiglie che stanno sostenendo sacrifici sempre più difficili da sopportare. Dietro ogni commessa, ogni accordo e ogni procedura esistono persone, professionalità e famiglie che hanno il diritto di conoscere quale sarà il proprio futuro e quello dei cantieri nei quali operano da anni con competenza e dedizione. Per questo motivo riteniamo indispensabile che l'Azienda fornisca nel più breve tempo possibile un aggiornamento puntuale e trasparente sullo stato effettivo delle commesse annunciate, sulla formalizzazione degli accordi dichiarati, sulle prospettive industriali dei diversi siti produttivi e sulle ricadute che gli ultimi sviluppi potrebbero avere sull'occupazione e sulla continuità produttiva. Come FIM-CISL continueremo a seguire con la massima attenzione l'evolversi della situazione, mantenendo alta la tutela dei lavoratori diretti e dell'intero indotto, nella convinzione che il futuro di The Italian Sea Group rappresenti una questione che riguarda non soltanto l'azienda ma l'intero territorio apuano e spezzino. Le lavoratrici e i lavoratori hanno dimostrato in questi mesi responsabilità, professionalità e attaccamento al proprio lavoro. È ora necessario che alle parole seguano risposte concrete, tempi certi e risultati verificabili. Il futuro di centinaia di famiglie non può più essere affidato esclusivamente alle aspettative. 

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