Negli ultimi anni, come FIT-CISL, abbiamo emesso un’infinità di comunicati stampa sulla situazione del CERMEC. Tutti erano mirati al medesimo obiettivo: portare all’attenzione pubblica la vetustà dell’attuale impianto, evidenziare la necessità di progettarne e realizzarne uno nuovo e ribadire che la nostra provincia non può rischiare di perdere un’infrastruttura di questa importanza, all'interno del contesto di Area Vasta, a favore di altri territori. All’epoca dei nostri primi interventi, la soluzione era stata individuata in un biodigestore anaerobico: un’opera finanziata prima da RetiAmbiente, poi dai fondi PNRR e, una volta sfumati questi ultimi, nuovamente da RetiAmbiente. A distanza di anni, però, non essendo stato realizzato alcun nuovo impianto, la problematica non solo resta irrisolta, ma si aggrava ulteriormente alla luce degli ultimi eventi.
Il 19 maggio scorso, infatti, il CdA di RetiAmbiente S.p.A. avrebbe dovuto approvare l’aggiornamento del Piano Industriale che pochi giorni prima era stato presentato, agli addetti ai lavori, dalla stessa Società alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Il CdA invece non ha deciso inviando la bozza del Piano al Comitato di Patto (ovvero al Comitato del Controllo Analogo), che a quanto ci risulta dovrebbe riunirsi l’8 o il 9 giugno prossimo. L'obiettivo è che l'atto, dopo i necessari approfondimenti e le dovute correzioni, sia rispedito al CdA di RetiAmbiente S.p.A. per la sua approvazione o eventuale bocciatura. Si tratta di un percorso tortuoso che allunga i tempi, considerato anche che l’attuale CdA decadrà il prossimo 30 giugno. Un simile contesto rischia di ritardare notevolmente l’approvazione del Piano o, scenario ancor peggiore, di portarlo verso una bocciatura.
Questo stallo ci preoccupa molto. Il Piano Industriale è fondamentale per capire quale sarà il destino di CERMEC, poiché il suo contenuto definirà i nuovi assetti impiantistici dell’Area Vasta. Per il territorio apuano significa mettere nero su bianco la progettazione, il finanziamento e la realizzazione di un nuovo impianto in sostituzione dell’attuale indipendentemente che esso sia un impianto Biodigestore, che purtroppo sembra esserci stato scippato da altro territorio o un impianto di trattamento del multimateriale. Insomma, qualunque essa sia, un'opera cruciale non solo perché garantirebbe gli attuali livelli occupazionali, ma anche perché lo sblocco del Piano Industriale rappresenta il presupposto necessario per far partire le bonifiche dell'area CERMEC. Non ci dimentichiamo poi che CERMEC è un impianto in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie.
Non conosciamo le ragioni della mancata approvazione del Piano Industriale, ma il suo rinvio al Comitato di Patto posticipa nuovamente le scelte di programmazione e di visione futura per la nostra comunità. Il risultato è il prolungamento dell'agonia di un impianto non più al passo con i tempi, che comporta il dispendio di ingenti risorse pubbliche per la sola manutenzione ordinaria. L’incertezza, la storia lo insegna, non porta mai nulla di buono, ma semina solo punti interrogativi che rischiano di compromettere la sopravvivenza stessa del sito. RetiAmbiente S.p.A. è arrivata al suo sesto anno di vita dall’affidamento del servizio di raccolta, spazzamento e gestione degli impianti in house providing da parte di ATO Toscana Costa. Crediamo sia giunto il momento che i cento Comuni soci si facciano carico di avviare scelte definitive di programmazione, lasciando da parte le diatribe politiche tra i vari territori e all’interno degli stessi. Troppe volte molti Rappresentanti dei cento Comuni non si sono presentati ai tavoli decisionali, trascurando l’importanza di quei confronti necessari ad avviare strategie ed investimenti utili all’interesse comune dei cittadini che rappresentano e specialmente di tutta l’area dell’ATO Toscana Costa. Nel nostro piccolo della Provincia di Massa Carrara come FIT-CISL, chiediamo che i diciassette Comuni della nostra Provincia superino i propri campanilismi e convergano valorizzando CERMEC nell’interesse dei cittadini, dei dipendenti, di tutto l’indotto che l'azienda genera e per la stessa Reti Ambiente S.p.A. che ha un gran bisogno di impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della propria area.









