Come Giovani Comunisti/e di Massa-Carrara, condanniamo le violenze perpetrate in questi giorni nelle piazze d'Europa e d'Italia perché vanificano gli sforzi di collettivi ed associazioni intere, facendo passare per violento ogni manifestante. Questo lo sanno bene i governi europei, i quali, magari avendo imparato da Cossiga, utilizzano appositamente sempre più infiltrati nei cortei, così da manipolare l'opinione pubblica e giustificare gli assalti ai manifestanti. Il governo dovrebbe chiedersi, invece, come mai così tante persone sono scese e scendono in piazza a protestare. La violenza non è solo quella fisica: rubare il futuro ai giovani riducendo gli investimenti nella scuola e nelle università per sovvenzionare il riarmo è violenza; fare uno stage che prevede 40 ore a settimana ed un compenso di 500€ è violenza; non contrastare la speculazione immobiliare è violenza; non lavorare affinché la piaga dei morti sul lavoro finisca è violenza. Che si legga in chiave letterale o provocatoria, è chiaro però queste violenze stiano alla base delle proteste e che non siano risolvibili attraverso nuovi decreti legge liberticidi. Ciò di cui invece abbiamo bisogno sono interventi decisi per invertire la rotta che ci sta portando ad un futuro che prospetta guerre e povertà.
Creare nuovi reati (leggasi: reato di partecipazione violenta alla manifestazione) non risolverà gli squilibri economici e sociali del Paese e non farà fermare le mobilitazioni. Noi non ci faremo ingannare da quegli esponenti della maggioranza che gridano quanto sia ingiusto rompere le vetrine di un esercizio commerciale. Quali lezioni di moralità può dare un Governo che ha supportato e supporta lo sterminio di un popolo intero?
Anche davanti ad oltre 20.000 bambini palestinesi c’erano anni di vita. C’erano. Non accettiamo alcuna lezione da chi riconosce le ingiustizie ad intermittenza, solo quando torna loro comodo.
Ribadendo la nostra condanna verso chi crea disordini, riaffermiamo con forza il nostro dissenso verso le politiche del governo Meloni. Per contrastare queste situazioni, serve una politica che metta, finalmente, i diritti sociali al centro, che investa sulle fasce meno agiate della società. Per farlo, servono chiaramente risorse economiche, che vanno ricercate là dove abbondano: per questo abbiamo lanciato la proposta “1% Equo”, che punta a tassare i patrimoni sopra i 2 milioni di euro (prima casa esclusa), da affiancare chiaramente ad un maggiore investimento nell'ispettorato del lavoro e ad una necessaria riforma fiscale, che enfatizzi il principio di progressivi.
Presteremo sempre la nostra voce agli ultimi, continuando a scendere in piazza al fianco di studenti e lavoratori, affinché nessuno venga lasciato solo.








