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Scritto da Carmen Federico
Politica
04 Settembre 2026

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immagine creata con I.A.

Il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara presenta i nuovi programmi scolastici come una svolta profonda per il sistema educativo italiano, con l'italiano e la matematica al centro della didattica di elementari e medie.
𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢
Valditara rilancia lo slogan "carta, libro, penna", sottolineando il peso che torneranno ad avere la calligrafia e il corsivo, insieme allo studio della storia occidentale. Per la matematica, il Ministro punta a un approccio che parta dall'osservazione della realtà per arrivare alla teoria, cercando di appassionare anche chi non ha una predisposizione naturale per i numeri. A supporto di questa scelta cita i risultati non brillanti delle prove INVALSI, che avrebbero spinto il dicastero a intervenire con un metodo più concreto, legato a esempi pratici.
𝐈𝐥 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞
Pur ribadendo la centralità dell'intelligenza umana, il Ministro rivendica investimenti per circa 500 milioni di euro complessivi tra formazione digitale del personale scolastico, corsi con Indire per gli insegnanti e diffusione dell'IA nelle scuole. L'uso del cellulare in classe resta vietato, anche a fini didattici, sulla scia di quanto già fatto dalla Svezia: secondo Valditara, l'uso precoce e intensivo degli smartphone comprometterebbe l'attenzione, la creatività e la memoria dei più piccoli. La comprensione del linguaggio dell'IA entrerà comunque nelle scuole a partire dalle elementari, mentre alle superiori sarà introdotta soprattutto per potenziare le materie STEM.
𝐏𝐨𝐞𝐬𝐢𝐞 𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢
Tra le novità, il recupero della memorizzazione delle poesie alle elementari, giustificato dal Ministro come argine alla perdita di attenzione e memoria legata all'uso dei dispositivi digitali. Valditara cita tra i suoi componimenti preferiti L'Infinito di Leopardi, studiato a memoria durante i suoi anni scolastici. Alle superiori, i testi dei grandi cantautori italiani (da Mogol-Battisti a De André, De Gregori, Guccini) potranno entrare nella didattica letteraria, così come già previsto per il melodramma, da Verdi a Puccini. Anche la Bibbia farà parte delle letture nei nuovi programmi, elementari comprese: per il Ministro si tratta di un testo che appartiene al patrimonio culturale occidentale e non di un'imposizione religiosa.
𝐒𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚
Sul fronte delle scuole paritarie, Valditara rivendica un aumento dei finanziamenti e l'estensione dei fondi PNRR, prima riservati alle sole statali. Sottolinea inoltre la misura del "buono scuola", di cui avrebbero già usufruito circa 7mila famiglie per un totale di 9 milioni di euro sui 20 disponibili, definendola una misura da rendere strutturale e potenziare ulteriormente.
𝐂𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐚𝐟𝐟𝐨𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 "𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐠𝐡𝐞𝐭𝐭𝐨"
Il calo demografico, spiega il Ministro, ha già di fatto eliminato le cosiddette "classi pollaio" secondo i dati INVALSI, con le classi sopra i 27 alunni ormai residuali. Priorità, dice, è evitare la chiusura di scuole nelle zone montane o insulari. Sul tema degli studenti di origine straniera, Valditara respinge l'idea di una percentuale ideale, ma insiste sul fatto che le classi non dovrebbero avere una maggioranza di alunni stranieri, per non creare quelle che definisce "classi ghetto": una concentrazione troppo alta di studenti con scarsa padronanza dell'italiano peggiorerebbe, a suo dire, il rendimento di tutti. Ha inoltre proposto di rendere obbligatorio lo studio dell'italiano per i genitori dei ragazzi con maggiori difficoltà scolastiche.
Sulla proposta di Vannacci di creare classi separate per alunni con disabilità o in base al merito, il Ministro si dichiara contrario, ribadendo che la valorizzazione dei talenti passa dall'integrazione e da una formazione personalizzata, non dalla separazione.
𝐄𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐞 "𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨"
Sulla nuova legge sul consenso informato per l'educazione sessuale, Valditara chiarisce che l'educazione sessuale in senso biologico (differenze uomo-donna, concepimento, sviluppo puberale, prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili) resta obbligatoria, così come l'educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere. Ciò che richiede invece il consenso informato dei genitori sono i percorsi legati alle teorie che, secondo il Ministro, presentano l'identità sessuale come un fatto puramente culturale e non biologico. Cita come esempio contenuti ritenuti inadatti ai bambini, sostenendo che affrontare certi temi con i più piccoli ne comprometterebbe lo sviluppo identitario; per adolescenti e ragazzi delle superiori, invece, la decisione spetterà ai genitori, con un percorso alternativo di materie curricolari garantito a chi non aderisce.
La critica alla "cultura woke"
Il Ministro distingue nettamente tra la lotta storica al patriarcato — che considera un traguardo raggiunto con la riforma del diritto di famiglia del 1975 — e quello che definisce un uso improprio del concetto da parte del pensiero woke, che a suo avviso userebbe il termine per colpire la figura paterna e materna e, più in generale, l'istituto della famiglia. Valditara collega questa critica anche alle teorie gender e ad alcune pratiche linguistiche (schwa, termini "neutri"), oltre che a fenomeni come la trasformazione di festività tradizionali. Rivendica al contempo i valori occidentali di libertà e democrazia come patrimonio da preservare, richiamando anche l'importanza pedagogica dei classici (Odissea ed Eneide) come strumenti di formazione culturale.
Fonte: intervista di Francesco Anfossi al Ministro Giuseppe Valditara, pubblicata su Famiglia Cristiana.

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