Italia Nostra Massa Montignoso ha presentato una richiesta di reinserimento nel reticolo idrografico di un fossetto rappresentato come pubblico nella cartografia catastale nell'area a confine con i mappali 164,169 e 212 del fg.133 del Comune di Massa. “Il fossetto in oggetto – spiegano da Italia Nostra - è stato cancellato dal reticolo idrografico con delibera del Consiglio regionale n. 25 del 23/04/2024 in seguito alla richiesta di un privato cittadino, sulla base di un'istruttoria dell'Ufficio del Genio Civile del tutto ingiustificata ed assai carente, per non dire sviante, come abbiamo potuto verificare. Infatti era rappresentato come fossetto in cartografia catastale prima della cancellazione dal reticolo idrografico, ed è pacifico che tutti i corsi d'acqua rappresentati come pubblici sul catasto sono ope legis inseriti nel reticolo idrografico e non possono essere cancellati da questo a meno che non vengono sdemanializzati, operazione che nel caso specifico non risulta sia mai stata effettuata . Al contrario sono frequentissimi i casi di corsi d'acqua non rappresentati catastalmente come pubblici o addirittura non rappresentati che hanno comunque rilevanza idrografica e quindi in tale reticolo sono inseriti. Cancellare un fosso pubblico dal reticolo idrografico sulla base della richiesta di un privato è ingiustificabile a meno di corpose motivazioni utili alla collettività che migliorino la sicurezza idraulica. Nulla di tutto ciò si verifica nel caso in esame anzi gli abusi realizzati su tale corso d'acqua hanno causato ripetuti allagamenti e non sono mai stati rimossi né sanzionati. Il fosso individuato come pubblico nel vigente catasto ad oggi non risulta sdemanializzato e oltretutto ha anche una sua precisa rilevanza idrografica che non può essere negata.E' davvero sorprendente che si sia presa come riferimento per chiedere tale cancellazione una documentazione prodotta dal richiedente, o meglio dal geometra da esso incaricato, che consiste solo in una cartografia catastale che non distingue minimamente le strade dai corsi d'acqua come appare evidente dal fatto che anche il fosso Silcia è rappresentato in bianco come il fossetto in oggetto. Evidentemente le modalità della cartografia usata sono inadeguate e si doveva fare riferimente alla cartografia catastale precedente che non risulta sia stata modificata ma solo rappresentata graficamente in maniera impropria diversamente dalla cartografia precedente ancora in vigore che correttamente individuava i corsi d'acqua come puntinati. Affermare poi, come si è fatto nel prosieguo dell'istruttoria tecnica, che tale fossetto sia sempre stata una strada sulla base della cartografia storica per giustificare la cancellazione è una vera e propria forzatura . Effettivamente nel Catasto Storico Regionale , che riporta la situazione del 1822 in cui tutta la zona denominata Acquarella era una palude senza alcuna abitazione, il fosso in questione era segnato come strada ma era segnato come strada anche quello che ora è il fosso Silcia. É evidente che si trattava di percorsi che d'estate e nei periodi secchi erano praticabili ma nei periodi piovosi erano veri e propri fossi. Secondo questa interpretazione assai forzata potrebbe essere cancellabile dal reticolo anche l'attuale fosso Silcia che nel 1824 era una strada ( probabilmente una vecchia strada selciata di origine romana ) ma fu trasformato in un fosso importante da una prima bonifica avvenuta verso la fine dell'Ottocento come risulta dal catasto del 1892 . Il fosso in oggetto continuava comunque nel catasto del 1892 ad essere catalogato come strada ; la zona continuava ad essere priva di abitazioni, ed era sicuramente malarica. Con la bonifica del comprensorio del Brugiano avviata e portata a termine negli anni intorno al 1930 oltre che l'idrovora terminale furono realizzate strade dal nome significativo del periodo ( via Zara, Via Fiume, via Pola, Via Gorizia, via Montegrappa), furono realizzati i relativi attraversamenti nonchè nuovi fossetti scoline che dai fossi minori portavano le acque di falda al fosso principale della Silcia. Tali scoline presenti anche nel tratto di territorio interessato dal fossetto sono ben evidenziate nelle carte catastali e sono ancora in funzione, sia pur manomesse. Il fossetto in oggetto fu classificato appunto come fosso pubblico e quindi necessariamente facente parte del reticolo idrografico in cui era individuato con il Cod.TNT27316 come correttamente riportato anche dal Consorzio di Bonifica Toscana Nord che non parla di una strada bensì di un fosso di scolo non rientrante nel reticolo di gestione (ma facente parte ovviamente del reticolo idrografico ).
Il fossetto quindi esiste eccome e nei periodi piovosi produce allagamenti, o meglio esisterebbe se non fosse stato riempito abusivamente di detriti ; non si tratta di una strada e non risulta sia mai stato sdemanializzato. Se per assurdo fosse una strada sarebbe di proprietà comunale, ma ciò non si verifica affatto. Il rinserimento del fossetto nel reticolo idrografico è quindi doveroso ed opportuno sia perchè permetterebbe la manutenzione dello stesso ad opera del Consorzio di Bonifica o quanto meno dei frontisti , sia perchè quella è effettivamente una zona a rischio idraulico molto elevato e soggetta ad una potente risalita di falda nei periodi piovosi.









