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Scritto da Redazione
Politica
26 Febbraio 2026

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Italia Nostra Massa Montignoso ha presentato una richiesta di reinserimento nel reticolo idrografico  di un fossetto rappresentato come pubblico  nella cartografia catastale  nell'area a confine con i mappali 164,169  e 212 del fg.133 del Comune di Massa. “Il  fossetto in oggetto – spiegano da Italia Nostra -    è stato  cancellato dal reticolo idrografico con delibera del Consiglio regionale n. 25 del 23/04/2024 in seguito alla richiesta di un privato cittadino, sulla base di un'istruttoria  dell'Ufficio del Genio Civile  del tutto ingiustificata ed assai carente, per non dire   sviante, come abbiamo potuto verificare. Infatti  era  rappresentato  come  fossetto  in cartografia catastale prima della cancellazione dal reticolo idrografico, ed   è  pacifico che tutti i corsi d'acqua rappresentati  come pubblici sul catasto  sono ope legis  inseriti nel reticolo idrografico e non possono essere  cancellati da questo  a meno che  non vengono sdemanializzati, operazione che nel caso specifico non risulta  sia mai stata effettuata . Al contrario sono frequentissimi i casi di corsi d'acqua non rappresentati catastalmente  come pubblici  o addirittura non rappresentati  che hanno  comunque rilevanza idrografica e quindi in tale reticolo sono inseriti. Cancellare un fosso  pubblico dal reticolo idrografico  sulla base della richiesta di un privato è  ingiustificabile  a meno  di corpose  motivazioni utili alla collettività che migliorino  la sicurezza idraulica. Nulla di tutto ciò si verifica nel caso in esame  anzi gli abusi realizzati su tale corso d'acqua  hanno causato  ripetuti allagamenti   e non sono mai stati rimossi né sanzionati. Il fosso individuato come pubblico nel vigente catasto   ad oggi non risulta sdemanializzato e oltretutto  ha  anche una sua  precisa rilevanza idrografica che non può essere negata.E' davvero sorprendente che si sia presa come riferimento per chiedere tale cancellazione una documentazione prodotta dal richiedente, o meglio dal geometra  da esso incaricato, che consiste solo in una cartografia catastale  che non distingue minimamente le strade dai corsi d'acqua  come appare evidente dal fatto che anche  il fosso Silcia  è rappresentato  in bianco come il fossetto in oggetto. Evidentemente  le modalità della cartografia usata sono inadeguate  e si doveva fare riferimente alla cartografia catastale precedente  che non risulta sia stata modificata  ma solo rappresentata graficamente in maniera impropria  diversamente dalla cartografia precedente  ancora in vigore  che  correttamente individuava  i corsi d'acqua come puntinati. Affermare poi, come si è fatto nel prosieguo dell'istruttoria tecnica,   che tale fossetto sia sempre stata una strada sulla base della cartografia storica  per giustificare la cancellazione  è  una vera e propria forzatura . Effettivamente nel  Catasto Storico Regionale , che riporta la situazione del 1822  in cui tutta la zona  denominata Acquarella era una palude senza alcuna abitazione,   il fosso in questione era segnato come strada ma  era segnato come strada anche quello che ora è il fosso Silcia. É evidente che si trattava di percorsi che d'estate e nei periodi secchi  erano praticabili ma nei periodi piovosi erano  veri e propri fossi.   Secondo questa interpretazione assai forzata  potrebbe essere  cancellabile  dal reticolo anche l'attuale fosso Silcia che nel 1824 era una strada ( probabilmente una vecchia strada selciata di origine romana ) ma fu trasformato in un fosso importante  da una  prima bonifica avvenuta verso la fine dell'Ottocento  come risulta dal catasto del 1892 . Il fosso  in oggetto continuava comunque  nel catasto del 1892  ad essere catalogato come strada ; la zona continuava ad essere priva di abitazioni, ed era  sicuramente malarica.  Con la bonifica del comprensorio del Brugiano avviata e portata a termine negli anni  intorno  al 1930  oltre che l'idrovora terminale furono realizzate strade dal nome significativo del periodo ( via Zara, Via Fiume, via Pola, Via Gorizia, via Montegrappa), furono realizzati  i relativi attraversamenti  nonchè  nuovi fossetti scoline che dai fossi minori portavano le acque di falda al fosso principale della Silcia. Tali scoline  presenti  anche nel tratto di territorio interessato dal fossetto sono ben evidenziate nelle carte catastali e sono ancora in funzione, sia pur manomesse. Il fossetto  in oggetto fu  classificato appunto come  fosso pubblico   e quindi necessariamente facente parte del reticolo idrografico in cui era   individuato con il Cod.TNT27316 come correttamente riportato anche dal Consorzio di Bonifica  Toscana Nord  che non parla di una strada bensì di un fosso di scolo  non rientrante nel reticolo di gestione (ma facente parte ovviamente del reticolo idrografico ).

 Il fossetto  quindi esiste eccome   e nei periodi piovosi produce allagamenti, o meglio esisterebbe se non fosse stato riempito abusivamente di detriti ;  non si tratta di una strada e non  risulta sia  mai stato sdemanializzato.  Se per assurdo fosse una strada sarebbe di proprietà comunale, ma ciò non si verifica affatto. Il rinserimento  del fossetto nel reticolo idrografico è  quindi doveroso ed opportuno sia perchè permetterebbe  la manutenzione dello stesso ad opera del Consorzio di Bonifica  o quanto meno dei frontisti , sia perchè quella è effettivamente una zona a rischio idraulico molto elevato e soggetta ad una potente risalita di falda nei periodi piovosi.

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