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Scritto da Redazione
Politica
21 Luglio 2025

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Il comitato Ugo Pisa ha trovato un parallelismo tra lo scandalo legato al settore urbanistica del comune di Milano con la situazione di Massa: "L’inchiesta che ha coinvolto alcuni grandi nomi dell’urbanistica milanese ha portato a galla una verità che in molti, da anni, denunciano inascoltati: la pianificazione urbana è diventata terreno fertile per speculazioni, interessi privati e decisioni scollegate dal bene comune. Quello che emerge a Milano, infatti, non è un caso isolato. Anche nella nostra città di Massa e nel territorio apuano - tra comitati, associazioni e cittadini attivi – è da tempo che segnaliamo lo svuotamento del ruolo pubblico nella gestione del territorio. L’urbanistica sembra essere scomparsa. Al suo posto, una pioggia di rendering patinati, spesso privi di visione, senz’anima e privi di una reale utilità sociale. Il problema non sta solo nei progettisti, ma soprattutto in chi decide che cosa si progetta, per chi e con quale obiettivo. È una questione politica, e non solo tecnica. Una politica che ha abdicato alla responsabilità di pensare il futuro delle città, lasciando campo libero a una logica fondata sulla rendita immobiliare e sull’interesse privato. Come scrive Paolo Pileri, professore di Pianificazione territoriale al Politecnico di Milano: “Il territorio non ha più voce. È stato ridotto a una rendita o a una superficie da asfaltare. Le competenze pubbliche sono state svuotate, rese inerti. Si progetta con l’immagine, non con la conoscenza.”
(“Progettare la lentezza”, Altreconomia). Nel frattempo, mentre nel resto del mondo si toglie asfalto per piantare alberi e combattere le isole di calore, qui si continua a cementificare ogni spazio possibile. Si progettano infrastrutture che aumentano traffico e inquinamento, come la Variante Aurelia o la nuova Casa della Salute. Si affidano spazi pubblici al miglior offerente – come nel caso dell’aeroporto del Cinquale – senza una reale valutazione degli impatti ambientali o sociali. Si celebra lo “sviluppo” a ogni costo, come nell’ampliamento del porto o nelle attività estrattive che devastano le Apuane.
La trasformazione urbana è ormai guidata da un’ideologia neoliberale del suolo, che considera il territorio solo come una risorsa economica da sfruttare. Ed è un’ideologia trasversale: la destra la sostiene apertamente, spesso con la retorica della “semplificazione”; ma anche il centrosinistra, spesso, non si oppone più. Anzi, in certi casi, ne diventa esecutore silenzioso e compiaciuto. Ma le città, oggi, non respirano più. E la causa è una cultura politica e amministrativa che ha smesso di interrogarsi, di pianificare con lungimiranza, di agire per il bene comune.
Per questo, oggi più che mai, la politica urbana è una questione morale. Ogni decisione sulla trasformazione dello spazio è una scelta etica. Continuare a trattare la città come un oggetto da capitalizzare è una forma di violenza moderna, che ricade sulle persone: in termini di salute, stress, accessibilità, qualità della vita.
Serve una svolta. Non basta più parlare di trasparenza o partecipazione: bisogna ripensare da capo la direzione dello sviluppo urbano. Rimettere al centro le persone, il paesaggio, la vivibilità quotidiana.
Un’altra città è possibile. Una città per chi la vive, non per chi la consuma.

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