Veronica Sansuini è pedagogista familiare in formazione e da anni si occupa di diritti dei minori e tutela della famiglia. È membro del Gruppo scientifico Nazionale Pari Opportunità della Lega ed è stata Commissaria Pari Opportunità della Regione Marche. Ha un percorso di formazione in diritto minorile e di famiglia, è intervenuta come relatrice in convegni sui diritti umani a Montecitorio e a Milano, ed è presidente dell'associazione "Scarpette Bianche", impegnata contro gli affidi illeciti. Collabora da tempo con avvocati e associazioni in tutta Italia per la tutela dei minori e della famiglia.
È proprio da questo impegno quotidiano accanto ai minori più fragili che nasce la riflessione che segue, a partire da una vicenda che l'ha profondamente colpita: quella di una sposa bambina che ha appena partorito. Una bambina dovrebbe essere a scuola. Dovrebbe giocare, studiare, crescere. Non dovrebbe affrontare una gravidanza e un parto che mettono a rischio la sua stessa vita.
Il matrimonio infantile è la negazione di questo diritto. È una violenza che priva le bambine dell'infanzia, della salute e del futuro. Per troppo tempo abbiamo pensato che fosse un problema che riguardasse solo altri Paesi, lontani da noi. Oggi sappiamo che non è così: dobbiamo vigilare anche in Italia.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲
Nel nostro ordinamento sposarsi prima della maggiore età è vietato: può derogare solo il Tribunale dei Minorenni, e solo in presenza di gravi motivi. Il Codice Penale, con l'articolo dedicato alla costrizione o induzione al matrimonio, prevede pene più severe quando la vittima è minorenne, e ancora più severe quando è molto giovane. A questo si affiancano gli impegni internazionali assunti dall'Italia con la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e con la Convenzione di Istanbul, che chiedono allo Stato di prevenire e punire questi fenomeni, non solo di condannarli a parole.
𝗜 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗻𝗼
I dati Istat raccontano un'Italia in cui l'età media al primo matrimonio si è alzata sensibilmente, eppure ogni anno si registrano ancora casi di spose minorenni, quasi sempre autorizzati con deroga per motivi legati alla gravidanza. Parallelamente, la dispersione scolastica resta un campanello d'allarme, e colpisce in modo particolare le ragazze straniere di seconda generazione: la scuola è spesso il primo luogo in cui un segnale di disagio o di rischio può essere intercettato, prima che sia troppo tardi. Il Ministero dell'Interno segnala inoltre l'arrivo continuo di minori straniere non accompagnate, per le quali l'integrazione e la protezione passano proprio dai servizi sociali e dalla scuola.
Il vero rischio, va detto con chiarezza, non è il matrimonio celebrato in un Comune italiano, che è vietato e sanzionato. Il rischio è ciò che sfugge ai controlli: unioni contratte all'estero e poi presentate in anagrafe, fidanzamenti ufficiali precoci, ragazze che spariscono progressivamente dai banchi di scuola senza che nessuno se ne accorga in tempo.
𝗟𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲
Non serve demonizzare nessuno. Serve far rispettare la legge e rafforzare la prevenzione. Consolati e anagrafi devono verificare con rigore le unioni di minori contratte all'estero, evitando ogni riconoscimento automatico. La scuola va rafforzata come presidio di tutela, intensificando i controlli sull'obbligo scolastico e sulla dispersione, perché una bambina a scuola è una bambina protetta e osservata. Chi lavora ogni giorno con i minori — medici, insegnanti, assistenti sociali — deve avere protocolli chiari di segnalazione, secondo la prassi di riferimento più aggiornata sulla prevenzione della violenza di genere. E quando una ragazza trova il coraggio di denunciare violenze o pressioni familiari, lo Stato deve essere pronto a proteggerla subito, senza lasciarla sola.
La tutela delle bambine non è negoziabile. Una bambina deve avere un banco, non una fede. Deve avere un futuro, non un marito.
Matrimoni di bambine: l'Italia deve dire no: la battaglia di Veronica Sansuini
Scritto da Carmen Federico
Politica
21 Agosto 2026
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