La situazione della popolazione iraniana, in particolare delle donne è tornata al centro del dibattito del consiglio comunale di Carrara nella seduta del 17 marzo. Nell’occasione sono state presentate ben tre mozioni al riguardo, due dalla maggioranza e una dall’opposizione. Un vivace scambio di vedute ha sollevato la presentazione della mozione della consigliera dell’opposizione Maria Mattei che da anni porta avanti una battaglia in favore delle donne iraniane che hanno fondato il movimento “Donna Vita Libertà” contro le feroci repressioni della repubblica islamica e a seguito dell’uccisione della giovane curdo-iraniana Masha Amini, massacrata dalla polizia morale del regime islamico perché non portava il velo nel modo corretto. Maria Mattei ha, infatti, ricordato che il consiglio comunale carrarese aveva già approvato all’unanimità la sua proposta di intitolare un parco a Masha Amini e al movimento ‘Donna Vita Libertà’ e che gli ostacoli burocratici di una vecchia legge che impone dieci anni di tempo dalla morte per effettuare un’intitolazione, hanno di fatto impedito la realizzazione del progetto. Mattei ha anche fatto il punto sulla situazione attuale dell’Iran ricordando che una recente risoluzione del Parlamento Europeo ha vietato l’accesso ai rappresentanti della repubblica islamica dell ‘Iran per la repressione attuata e la mancanza di libertà imposta al loro popolo e che i titolari di passaporto iraniano se identificati come agenti del regime possono vedersi rifiutare l’ingresso nei paesi dell’unione Europea. In aggiunta, Mattei ha ricordato che il Parlamento Europeo ha chiesto più volte di inserire i Guardiani della Rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche ed ha chiesto anche il ripristino dell’accesso a internet e il rispetto dei diritti civili, tracciando un quadro molto sconfortante di un paese sottoposto a un rigido controllo e a una durissima repressione protetta dalla estesa limitazione dei mezzi di comunicazione con l’estero. Le richieste avanzate dalla Mattei si sono fondate sia sulla gravità contingente della situazione del popolo iraniano, sia su un’effettiva accelerazione del percorso per l’intitolazione del parco. La consigliera ha chiesto che il consiglio si attivi per intensificare le pressioni sul governo italiano affinchè lavori attivamente al rilascio degli ostaggi, ricordando che tra essi vi è il premio Nobel Narges Mohammadi e per il ripristino della comunicazione digitale.
Contro le parole della consigliera Mattei si è levato Hicham Koudsi che ha voluto difendere quelli che lui considera i valori della sua fede: “La parola ‘islamica’ è molto strumentalizzata – ha detto Koudsi – La guerra che c’è ora in Iran è fatta dagli Stati uniti e Israele per interessi economici e per prendere il petrolio. Non è una cosa religiosa, né è per difendere le donne iraniane. Non strumentalizzate l’Islam perchè siamo in due miliardi di musulmani e siamo in crescita, perché la nostra religione ha principi giusti e ci fa vivere legati a Dio. Dio non ci ha creati per distruggere gli altri. Noi diamo valore alla vita umana”. Il consigliere ha ammesso che la ribellione del popolo iraniano contro il regime attualmente al potere è giusta ed ha voluto ribadire che “Non c’è costrizione nell’Islam”, ripetendo, in un secondo intervento, la solita dichiarazione di moltissimi musulmani: le donne dell’Islam sono libere e sono loro che scelgono di mettersi velo o burka per seguire i dettami della loro religione, nessuno le costringe. Ha anche lamentato il fatto che i fotografi cerchino apposta solo le donne coperte col burqa per fotografarle e far credere che siano tutte così. In realtà anche le donne che mettono il velo sono ugualmente ‘costrette’, quantomeno dalla loro religione, a dover costantemente mortificare la loro bellezza e la loro salute per riservare le loro grazie solo ed esclusivamente a un marito, il più delle volte scelto e imposto dai famigliari maschi e tutto questo ha, comunque, molto poco a che vedere con i concetti di libertà e di rispetto delle donne. Maria Mattei è quindi intervenuta in risposta alle dichiarazioni di Koudsi ed ha chiarito:“La religione deve restare un fatto personale e intimo. Se la religione diventa stato, la libertà è in pericolo. E questo è ciò che è successo in Iran. Le religioni devono restare fuori dal dibattito politico. Ho visto immagini di donne musulmane coperte interamente dal burka, stare sedute a terra ai margini di un banchetto di uomini che si proclamano islamici e ricevere da loro pezzi di pane lanciati come si fa con i cani e questo per me è ributtante”.









