Il sindaco Francesco Persiani lancia "Incontriamoci, parliamo di Massa", una serie di appuntamenti serali nei quartieri, nelle frazioni e nei borghi. Il primo incontro è a Ronchi, nella sala della chiesa di San Giuseppe, mercoledì 21 ottobre alle 18.30, in via Pisa 18. Il calendario completo, promette il sindaco, arriverà nei prossimi giorni. Su questa scelta abbiamo alcune domande da rivolgere alla Diocesi e ai Civici Apuani. Le motivazioni sono nel post del sindaco. Dice di voler raccontare ciò che è stato fatto e, soprattutto, ascoltare i cittadini. E spiega che "manca ancora un anno e mezzo alla conclusione del mandato" e che desidera "capire come possiamo e dobbiamo ancora intervenire concretamente". Parole che meritano una lettura attenta, perché ammettono che a metà del mandato la comprensione dei problemi concreti della città non è ancora completa. Ascoltare i cittadini non è una cortesia da inaugurare con un manifesto. È la funzione ordinaria di chi amministra, e si esercita ogni giorno: con le segnalazioni, con il ricevimento, con la presenza nei quartieri, con i consigli e le commissioni. Se oggi serve un tour serale per scoprire che cosa non funziona in manutenzione, decoro, viabilità e sicurezza, la domanda è inevitabile: dove si è ascoltato finora? E perché l'urgenza arriva proprio quando il termine del mandato comincia a vedersi all'orizzonte?
C'è poi un fatto di contesto. L'annuncio, pubblicato dal sindaco con lo stemma del Comune e il marchio dell'Amministrazione, è stato rilanciato dalla pagina Facebook dell'Associazione Civici Apuani, l'associazione a finalità politica che è la lista civica del sindaco dal 2018. Un'iniziativa istituzionale, quindi, viaggia anche sui canali della forza politica di chi governa. Non è un illecito, e non lo scriviamo. Ma è esattamente il tipo di sovrapposizione che dovrebbe consigliare prudenza a chi ha a cuore la distinzione tra l'amministrazione di tutti e la parte politica di qualcuno.
Qui la questione investe la Chiesa. Perché il primo incontro non si tiene in un luogo pubblico, ma in una sala parrocchiale. E lo spazio parrocchiale non è neutro: è la casa della comunità dei fedeli, il luogo dove si va per pregare, per educare i figli, per chiedere aiuto, e dove ci si aspetta di trovare accoglienza senza etichette.
L'insegnamento della Chiesa, in questo, è chiaro. Il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes (76), afferma che la Chiesa, nel proprio ambito, è indipendente dalla comunità politica e non si lega ad alcun sistema politico. Benedetto XVI, nella Deus caritas est, ricorda che l'impegno diretto nella battaglia politica spetta ai fedeli laici, non alla Chiesa come istituzione. La missione delle parrocchie è l'annuncio, la carità, l'accoglienza di tutti. Non è fare da sede, anche involontaria, a chi governa. La buona fede di chi concede uno spazio non cambia ciò che i cittadini vedono: un'Amministrazione in carica, un manifesto con lo stemma, una chiesa.
Per questo ci rivolgiamo alla Diocesi, a fra' Mario Vaccari e ai parroci con domande precise, che crediamo i fedeli e i cittadini abbiano diritto di vedere chiarite.
Con quali criteri vengono concessi gli spazi parrocchiali a iniziative promosse da un'Amministrazione comunale in carica, a meno di due anni dal voto?
Gli stessi spazi, alle stesse condizioni, sarebbero messi a disposizione di opposizione, altre liste e altre forze politiche che chiedessero di incontrare i cittadini?
Come si garantisce che nessuna parrocchia diventi, anche solo per immagine, un palcoscenico? E chi risponde ai fedeli, se questo accade?
Domande anche al sindaco e ai Civici Apuani. Perché un'iniziativa che si dichiara istituzionale è stata rilanciata dai canali della lista del sindaco? E perché partire da una sede religiosa, se l'intento è incontrare tutti, credenti e non, senza che nessuno si senta ospite in casa d'altri?
Rivolgeremo formalmente queste domande al sindaco Persiani, all'Associazione Civici Apuani e alla Diocesi. Attendiamo le loro repliche e le pubblicheremo integralmente, con pari evidenza.
I cittadini non chiedono passerelle, ma risposte. E hanno diritto di riceverle in luoghi che appartengano davvero a tutti.
Fonti: pagina fb del si daco e fb dell'associazio e civici Apuani









