Lo stesso schema che vediamo sulle nostre montagne si è ripetuto sulla fauna selvatica.Il Consiglio regionale della Toscana ieri ha infatti approvato il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, spacciandolo come "il piano dell'equilibrio". Come Apuane Libere, che da anni denuncia la devastazione ambientale delle Alpi Apuane sotto la stessa retorica della "gestione sostenibile", riconosciamo fin troppo bene questo schema: si scrivono le parole giuste "tutela della biodiversità", "salvaguardia degli ecosistemi", e si fa l'opposto nella sostanza.Basta leggere il testo per capire cosa si nasconde dietro la propaganda istituzionale: la superficie protetta resta ferma al 23%, contro il 30% richiesto dall'Unione Europea entro il 2030; i pareri scientifici alla base del Piano sono fermi al 2021; nelle aree Natura 2000 restano attivi 1.830 appostamenti fissi di caccia senza una sola nuova misura di tutela; nessuno stop alle munizioni al piombo; la caccia alla volpe in tana resta permessa anche in periodo riproduttivo. Non è un equilibrio. È un Piano scritto per lasciare tutto come prima, con un vocabolario ambientalista usato come paravento.
C'è un fatto che oltretutto vorremmo evidenziare. Nel novembre 2025, in fase di formazione della Giunta, la delega alla pianificazione faunistico-venatoria era stata ipotizzata per un esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, il sindaco di Fauglia Alberto Lenzi. Alla fine il presidente Eugenio Giani ha scelto di tenersela per sé, blindandola nella propria "diretta competenza". Non è un dettaglio amministrativo: è la prova del disegno. La materia più delicata per l'equilibrio tra caccia e tutela ambientale è stata sottratta in partenza proprio al partner di coalizione più sensibile alla biodiversità. Il verdetto era scritto prima ancora che iniziasse il dibattito in aula.Non è la prima volta che assistiamo a questo copione, e non ci caschiamo. Sulle Alpi Apuane lo conosciamo a memoria: piani spacciati come "di equilibrio" che nei fatti blindano lo status quo e proteggono chi devasta il territorio. Cambiano gli assessorati, cambia il settore, il metodo resta identico: usare il linguaggio della sostenibilità per proteggere chi dalla natura continua a prendere senza restituire nulla.Il Piano è comunque passato con 23 voti a favore (Pd, Italia Viva), il voto contrario di tre consiglieri di Alleanza Verdi e Sinistra (Fallani, Ghimenti e Falchi) e le astensioni del centrodestra e del Movimento 5 Stelle. Un voto che certifica come, anche nel centrosinistra toscano, chi difende davvero l'ambiente resti una minoranza isolata.
Come Apuane Libere chiediamo: la riscrittura delle parti del Piano che ignorano gli obiettivi europei di tutela del territorio; un impegno vincolante per raggiungere il 30% di territorio protetto entro il 2030; lo stop totale alle munizioni al piombo e alla caccia alla volpe in tana in periodo riproduttivo; la revoca della gestione diretta e personale delle deleghe faunistico-venatorie da parte del presidente, a favore di una gestione realmente condivisa. Non arretreremo di un passo. Continueremo a vigilare sulle nostre montagne come sulla fauna selvatica di tutta la Toscana, perché la tutela dell'ambiente non resti l'ennesima parola svuotata di significato nei comunicati istituzionali.