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Scritto da Redazione
Politica
13 Ottobre 2026

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Le Alpi Apuane sembrano non trovare posto nel Piano Nazionale di Ripristino della Natura. Eppure, come associazione Apuane Libere abbiamo segnalato le criticità ambientali del territorio e abbiamo formalmente presentatole proposte al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). 
Non abbiamo però ricevuto alcuna risposta dal Ministero e, dopo aver esaminato una per una le misure del Piano appena pubblicato, non abbiamo individuato interventi specificamente destinati alle Alpi Apuane.
Il 21 maggio 2026 abbiamo trasmesso al MASE le schede di proposta di misura.
Queste individuavano dieci ambiti territoriali apuani nei quali valutare interventi prioritari di ripristino ecologico, con particolare riferimento agli ecosistemi rupestri, carsici, forestali e idrici, alle cave dismesse e alle aree compromesse dalle attività estrattive. Interventi concreti: rinaturalizzazione, recupero morfologico e dei suoli, ripristino del reticolo idrico superficiale e sotterraneo, tutela di sorgenti e sistemi carsici, monitoraggio prima e dopo gli interventi. Non una generica richiesta di tutela del paesaggio, ma misure tecniche coerenti con il Regolamento europeo.
A quasi cinque mesi di distanza, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Non sappiamo se le schede siano state esaminate, giudicate non ammissibili o semplicemente ignorate. Intanto a Bruxelles è arrivato un Piano in cui le Apuane non figurano: un sistema montano di valore naturalistico e idrogeologico straordinario, con sorgenti e cavità carsiche, e allo stesso tempo sottoposto a una pressione estrattiva che produce marmettola e trasformazioni profonde. Un Piano di ripristino che guarda altrove proprio dove il degrado è più evidente rischia di restare una dichiarazione d'intenti. Come si può pianificare il ripristino della natura senza individuare misure specifiche per un territorio come quello delle Apuane in cui il degrado degli ecosistemi e le pressioni ambientali sono questioni concrete e documentate?
E la responsabilità non è solo del Ministero. Il Piano indica nelle Regioni e negli enti gestori delle aree protette i principali attuatori degli interventi nei siti Natura 2000. Non risulta che Regione Toscana e Parco regionale delle Alpi Apuane abbiano presentato proposte per le Apuane. La tutela di questo patrimonio non può restare sulle spalle di un'associazione di volontari che compila schede, mentre chi ha dati, personale e competenze resta a guardare.
Commenta così il presidente Marco Giudici:
"Ennesima conferma di come non si vogliano creare i presupposti per economie sane alternative alla distruzione, questo perché ovviamente il modello economico attuale verrebbe surclassato in ricchezza diffusa ed occupazione. Gli organi politici purtroppo sulle Apuane scelgono di non cambiare e di non voler pensare al futuro"
A questo punto, chiediamo:
1. al MASE, quale seguito sia stato dato alle dieci schede, con quali criteri siano state scelte le misure e i territori prioritari e per quali ragioni le Alpi Apuane non risultino individuate tra i territori destinatari di interventi specifici di ripristino.
2. alla Regione Toscana e al Parco, se abbiano trasmesso proprie proposte per le Apuane, visto che sono identificati dal Piano come i principali enti attuatori.
3. a tutti gli enti coinvolti, di rendere pubblico il percorso di valutazione dei contributi.
Non ci fermeremo qui: porteremo la questione nella consultazione sul Rapporto ambientale e davanti alla Commissione europea.
Il ripristino della natura non può fermarsi davanti alle cave delle Apuane. E la partecipazione pubblica non può finire nel silenzio degli uffici.

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