Due anni in più, agli imprenditori del marmo locali, per raggiungere la soglia, imposta dall'articolo 21 sul lapideo, del 50 per cento della lavorazione del materiale estratto in loco. Già due anni fa, il consigliere dell'opposizione Massimiliano Bernardi aveva fatto notare che il tempo concesso - in scadenza in questi giorni - sarebbe stato insufficiente e avrebbe messo a rischio il lavoro di molti addetti, visto che la pena per il mancato conseguimento dello standard era la caducazione della concessione per la cava, e al riguardo aveva proposto alla commissione marmo del comune di Carrara, un emendamento all'articolo 21 che prevedeva la lavorazione degli informi in segheria e non in cava, espediente che avrebbe permesso a molte aziende di raggiungere tranquillamente la quota del 50 per cento -emendamento rimasto in discussione per alcuni mesi e poi accantonato dalla maggioranza - oggi anche i partiti di maggioranza, Pd, Pri e Psi convengono che è necessario concedere ai molti imprenditori che hanno mancato l'obiettivo, una proroga di due anni come annunciano: "I partiti della maggioranza di Carrara Pd, Pri, Psi sostengono la proposta di estendere di due anni il periodo di monitoraggio della tracciabilità, noi vogliamo che l'intero settore prosegua nel suo processo di crescita con un'attenzione costante a lavoro, ambiente e sicurezza. Per questo motivo non abbiamo mai pensato che la soglia del 50 per cento potesse essere usata come una tagliola per punire qualcuno. Lavoro, ambiente e sicurezza: questi sono i tre capisaldi della legge regionale sul marmo. La soglia del 50 per cento di lavorazione in loco si inserisce in questo contesto più ampio divenendo tanto obiettivo da raggiungere, quanto strumento per migliorare le condizioni dei lavoratori, al piano e al monte, e migliorare le ricadute del territorio. I dati dell'Osservatorio del Marmo in questi giorni ci dicono che la percentuale di lavorazione in loco sta sensibilmente aumentando. Tuttavia, in questo momento, tra le prime 10 imprese che non hanno raggiunto ancora il 50 per cento ci sono circa 300 occupati, quasi la metà dei lavoratori al monte. Siccome gli strumenti di caducazione, una volta avviati, vanno rispettati, quando si tratta di 300 famiglie di nostri concittadini la posta in gioco è molto alta, e non ci sentiamo tranquilli ad attivare un meccanismo da 20 minuti ma preferiamo la riflessione di un tempo più lungo.Lo spirito della legge regionale è chiaro e noi, il governo e la maggioranza regionale, abbiamo intenzione di rispettarlo. Ma serve utilizzare a pieno questi due anni per aprire una riflessione che sia meditata e legata a progetti di sviluppo industriale per la città. Ripartiamo da qui. Dare più tempo per continuare a lavorare a chi in questi anni ha dato evidenti segnali di crescita riteniamo possa essere segno di responsabilità per consentire a tutti di proseguire nel percorso virtuoso della filiera".