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Scritto da Carmen Federico
Politica
02 Agosto 2026

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Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rilanciato una proposta destinata a far discutere: introdurre nel ddl Sicurezza un emendamento che vieti alle studentesse di frequentare le lezioni a volto coperto. Un'iniziativa che il ministro presenta come una battaglia di civiltà e che l'opposizione bolla invece come propaganda. Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, l'idea del ministro sarebbe quella di tradurre in norma nazionale un principio già emerso nei giorni scorsi alla Camera, dove la Commissione Cultura ha approvato una risoluzione contro il velo integrale in aula. Valditara motiva la scelta richiamando i valori costituzionali di dignità della persona e parità tra uomo e donna, sostenendo che accettare il burqa a scuola significherebbe di fatto avallare una forma di discriminazione tra i sessi, senza per questo favorire una reale integrazione della studentessa.
Il ministro ha anche aperto alla possibilità di valutare la revoca del permesso di soggiorno per quei genitori che, per ritorsione, decidessero di non mandare più le figlie a scuola in seguito all'introduzione del divieto.
𝐋𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢
La misura ha subito acceso lo scontro politico. Dal fronte sindacale, la segretaria generale della Flc Cgil Gianna Fracassi ha criticato l'impianto della proposta, giudicandola più vicina a una logica di assimilazione che di integrazione, e ha espresso preoccupazione per l'inserimento del divieto in un provvedimento a carattere securitario, insieme alla minaccia sui permessi di soggiorno.
Sul fronte parlamentare, la senatrice del Partito Democratico Simona Malpezzi ha invitato il ministro a confrontarsi prima con le scuole per capire quali siano le reali esigenze legate all'integrazione, presentando poi un emendamento costruito su dati concreti e non pensato per fare notizia. La senatrice ha inoltre fatto notare come il numero di studentesse che indossano burqa o niqab nelle scuole italiane sia, a suo dire, molto limitato.
Di segno opposto la reazione della Lega, che ha accolto la proposta come una svolta storica, mentre Valditara ha replicato alle critiche sostenendo che il fenomeno del velo integrale sarebbe in realtà in aumento tra le scuole superiori e, in alcuni casi, anche alle medie.
𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨
Al centro del dibattito resta la stessa domanda che divide da tempo la politica italiana su temi simili: dove passa il confine tra la tutela dei diritti delle donne e il rischio di misure percepite come punitive nei confronti delle famiglie straniere. Da una parte chi, come il ministro, rivendica la necessità di affermare principi di parità non negoziabili anche a scuola; dall'altra chi teme che un provvedimento del genere, calato dall'alto e privo di un confronto reale con gli istituti scolastici, rischi di produrre l'effetto opposto, isolando ulteriormente le studentesse coinvolte invece di favorirne l'inclusione.
In una successiva dichiarazione all'ANSA, riportata il primo agosto, Valditara ha ulteriormente motivato la propria posizione, sottolineando come pratiche simili siano già adottate in diversi paesi europei e in alcuni Stati a maggioranza musulmana, e ricordando l'esistenza di una giurisprudenza europea consolidata sul tema. Per il ministro, è proprio su questo terreno che si misura la differenza tra chi si batte concretamente per la dignità della persona e chi si limita invece a fare polemica a parole.
Il testo dell'emendamento non è stato ancora formalmente presentato: nelle prossime settimane si capirà se e in che forma la proposta entrerà davvero nel ddl Sicurezza.
𝐅𝐨𝐧𝐭𝐢: ANSA (1 agosto 2026); Il Giornale; Il Messaggero; Orizzonte Scuola.
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