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Scritto da Redazione
Politica
20 Settembre 2026

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Ci siamo chiesti a chi giovasse davvero l'uso dei sedimenti dragati dal porto di Marina di Carrara come sabbia per i ripascimenti della costa apuana.Abbiamo approfondito, e quello che abbiamo trovato non riguarda solo la Toscana: è un disegno normativo nazionale, costruito passo dopo passo negli ultimi anni, che va sistematicamente nella stessa direzione: rendere più facile smaltire, o "riutilizzare", i sedimenti di dragaggio portuale. E il porto di Marina di Carrara ne è protagonista non una, ma due volte.
Partiamo dalla prima. La Regione Toscana ha recepito il decreto del Ministero dell'Ambiente del 16 dicembre 2025 con la delibera proposta dall'assessore Barontini, rendendo "più facili i ripascimenti" e autorizzando esplicitamente l'uso, sulla costa apuana, dei sedimenti dragati nel porto di Carrara.
"Il porto ha una lobby, il mare no", ha titolato efficacemente l'esperto di diritto ambientale Marco Grondacci, commentando lo stesso decreto nazionale: un giudizio che, a guardare i fatti, condividiamo.
Il Tirreno di oggi conferma con un dettaglio in più: la novità regionale riguarda proprio "l'utilizzo delle sabbie per ripascimenti 'sbloccando' i sedimenti presenti al Porto di Marina di Carrara", sedimenti che fino ad oggi "non potevano essere utilizzati" e dovevano essere "rimessi in ricircolo", con relativo costo per chi gestisce il porto. È l'ennesima conferma che la misura, prima ancora di essere una scelta a favore della costa, è una soluzione conveniente per la gestione del porto.

Ed ecco la seconda volta. I sedimenti dragati a Marina di Carrara non finiscono solo, potenzialmente, sulla nostra costa: una parte è già destinata, per accordo, alla costruzione della nuova diga foranea di Genova. Come riportato dalla Gazzetta Marittima, un'intesa tra le autorità portuali disciplina il conferimento dei materiali dragati nei porti della Spezia e di Marina di Carrara. Il retroscena, spiegato dalla stessa fonte, è che fino a poco tempo fa questi sedimenti venivano classificati come rifiuto, con il rischio, in alcuni casi, di rientrare tra i rifiuti pericolosi. Un cambiamento normativo ha permesso di qualificarli invece come materiale riutilizzabile. Che si tratti della costa apuana o della diga di Genova, lo schema che emerge è identico: un materiale che, se classificato come rifiuto, comporterebbe costi di smaltimento significativi per chi gestisce il porto, trova invece, grazie a un progressivo adeguamento normativo, una destinazione che lo rende economicamente vantaggioso da movimentare.E qui arriviamo a ciò che, in tutto questo, colpisce di più per la sua assenza. Il ripascimento più naturale per il nostro tratto di costa non sarebbe quello con la sabbia dragata da un porto, ma quello alimentato dal fiume Magra. E non mancherebbe nemmeno un modello da seguire: nel 2021, alla foce del Magra lato Liguria, sono stati dragati 100mila metri cubi di sedimenti depositati sui fondali antistanti la costa, lasciando che fosse il mare a distribuirli naturalmente. Il confronto, a questo punto, si fa da solo. Per i sedimenti del porto, la Regione ha trovato il tempo di scrivere e approvare una delibera in pochi mesi. Per i sedimenti del fiume, la fonte più naturale, meno costosa e da più tempo indicata da tecnici e associazioni, non c'è ancora nessuna delibera che sblocchi nulla: solo studi da avviare, come sempre.
Per questo chiediamo alla Regione garanzie chiare su cosa arriverà davvero sulla nostra costa: analisi indipendenti, non affidate solo a chi ha interesse a smaltire il materiale, sulla qualità dei sedimenti portuali destinati al ripascimento, pubblicate e verificabili prima di ogni intervento. A chi conviene?  Nel dubbio, converrebbe iniziare dal fiume e controllare bene cosa arriva dal porto.

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