L'acquisto del Palazzo delle Poste di Carrara, monumentale opera voluta e realizzata durante il ventennio fascista, da parte dell'imprenditore del marmo Andrea Borghini ha riportto sotto la labile e lacunosa attenzione dei carrarini il bellissimo edificio interamente in marmo che sta ad accogliere chiunque arrivi in città, nato specificatamente per essere sede dell'ufficio centrale delle Poste Italiane. Come sempre i carrarini si rinvengono da millenari svenimenti e sembrano accorgersi solo ora che il palazzo non si più di proprietà dello stato: in realtà già nel 2013 il palazzo delle Poste venne acquisito dal colosso immobiliare Sorgente Group, specializzato in edifici di immenso prestigio storico e architettonico, che nelle sue proprietà annovera il famoso Flatiron Building di New York. Da Sorgente Group, mediante interazioni patrimoniali il palazzo del Poste di Carrara è passato a Prelios, mastodontica società di management, che tratta anche l' immobiliare nata all'interno del gruppo Pirelli di Tronchetti Provera e, in questi giorni, appunto, da Prelios è passato alla Marbo di Andrea Borghini, che ha ammesso di non aver mai neppure visitato l'edificio prima di comprarlo. Per saperne quindi di più sulla struttura e la storia di uno dei più preziosi - e ignorati - palazzi di Carrara riportiamo la puntuale ricostruzione firmata dall'architetto Paolo Camaiora, uno dei massimi esperti locali di storia e architettura locale della prima del '900, di marmo e altre pietre locali e, in particolare, di tutta la storia del Palazzo delle Poste:
"L’edificio venne realizzato nel 1933 su progetto dell’architetto carrarese Giuseppe Boni e inaugurato esattamente un anno dopo, nel 1934 grazie ai fondi statali. Sorge su un’area che fu donata gratuitamente dal comune di Carrara all’ente poste, quando si rese necessaria la costruzione di un nuovo e più moderno ufficio postale consono, non solo al decoro della cittadina stessa e per l’aumentato servizio espletato allora dalle poste, ma anche in funzione del progetto urbanistico di espansione della città di Carrara e di sistemazione dell’area attigua che allora versava in uno stato di degrado, per via della presenza di molte baracche di legno adibite alla lavorazione del marmo. La realizzazione rientrò quindi nell’ambito di rinnovamento del tessuto urbanistico e urbano della città e comportò un generale riassetto della viabilità, andando altresì a creare contemporaneamente l’attuale asse viario di via Don Minzoni.
La peculiarità di questo edificio, dal punto prettamente architettonico e distributivo, consiste nella sua disposizione ad angolo, il cui fulcro generativo viene incentrato nella struttura a ottagono che racchiude il grande salone al pubblico completato in alto da una volta a spicchi. Ciò che lo rende eccezionale e unico, nella moltitudine degli edifici postali realizzati negli anni ’30, è la caratteristica di essere totalmente rivestito di pregiatissimo marmo Bardiglio sulle superfici esterne, e con le superfici interne rivestite di marmo Bardiglio, marmo Pavonazzo, marmo Cipollino della Versilia, e marmo Calacatta. L’unica porzione non rivestita di marmo è il cielo del salone ottagonale, dipinto ad imitazione del marmo Calacatta. La scala e la balaustra che conducono alla sala apparati telegrafici sono rivestite di marmo Pavonazzo, mentre la volta della copertura è rivestita di marmo Cipollino della Versilia. Spicca sulla sommità un mosaico dello scultore carrarese Sergio Vatteroni, realizzato dalla ditta veneta Castaman, ancora oggi operante nel settore dei mosaici.
Ulteriore arricchimento è dato dalla presenza, ai lati della scalinata di accesso del palazzo, da due eccezionali sculture in marmo statuario, opera di Sergio Vatteroni, raffiguranti “lo scultore” e “il cavatore”, ovvero le due figure simbolo della storia della città. Di notevole bellezza la presenza dei bassorilievi con le allegorie delle comunicazioni e dei relativi servizi postali, realizzati dal pieno. Originariamente l’edificio era caratterizzato anche dalla presenza di un epitaffio a rilievo, riportato sulle fasce a coronamento del tamburo ottagonale di sommità, suddiviso negli angoli da maschere allegoriche, epitaffio che recitava una frase latina che inneggiava alla grandezza, alle virtù e alla gloria dell’uomo e della propria nazione, rimosso nel dopoguerra, al pari di quanto fu fatto con la meravigliosa fontana di marmo bianco e marmo bardiglio, che era stata posizionata nella piazzetta retrostante all’edificio.
Dal punto di vista della tecnica e sull’utilizzo dei materiali lapidei, colpiscono e non sfuggono all’attenzione dell’occhio del tecnico esperto, due dettagli particolari: la posa in opera e gli spessori dei pannelli del rivestimento. All’esterno infatti, si possono facilmente evincere non solo i notevoli spessori, che variano dai sei ai 12 centimetri, oltre ai vari masselli di grande spessore e dimensioni dei pannelli di rivestimento, perfettamente complanari. Colpisce la perfezione dei giunti e della posa in opera. Questo edificio, insieme al Palazzo delle Poste di Napoli, opera razionalista dell’architetto Giuseppe Vaccaro, è uno dei due edifici postali realizzati negli anni’30 in Italia, ad essere pressoché totalmente rivestiti di marmi nazionali sulle facciate esterne e sulle pareti interne.
Il Palazzo delle Poste di Carrara venne pubblicato sulle maggiori riviste di architettura di quegli anni, e ancora oggi è motivo di studio nelle facoltà di architettura.









