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Scritto da Redazione
Cronaca
14 Maggio 2025

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Celebrazione del ricordo del bombardamento di Avenza  in mezzo all’incuria. La segnalazione arriva da Adelmo della Zoppa del comitato “Dai monti al mare – Avenza R-Esiste”: “Era un giorno di primavera del 1944: ma quale primavera può esserci durante la guerra che perdura? Certo per i giovani, quelle giornate, erano, comunque, cariche di speranze e di voglia di sorrisi. Che ne sapevano loro di come poteva esser migliore la vita?  L’avevano vissuta così la loro giovinezza, come allora si diceva, con la paura delle bombe, con la speranza della fine di quella tormentata guerra. Fu un  12 maggio non più qualunque, quello del 1944 ad Avenza: sotto le bombe morirono 17 ragazzi a scuola e molti altri concittadini: il tempo per loro si fermò per sempre ed ogni anno, nel parco ‘I Ragazzi del’44’ a loro dedicato, ci si ferma per commemorarli, per non seppellirli ancora nella polvere dell’oblio, per farli ritornare almeno nel ricordo, monito eterno della malvagità cieca della guerra, di qualsiasi guerra. Anche quest’anno  è  stata deposta una corona al monumento che li ricorda, davanti alle solite autorità civili, militari ed ecclesiastiche, ai comunque pochi cittadini e fortunatamente a qualche giovane studente della 1B dell’Istituto ITIS Galilei, che ha impreziosito il momento celebrativo con la lettura di brani e riflessioni da loro stessi scritti. Peccato che all’ingresso del parco,  lato nord,  cumuli di rifiuti, non rimossi neppure per l’occasione, accoglievano chi voleva partecipare alla cerimonia, e le scritte nel monumento, un tempo rosse, sono diventate evanescenti (forse per trattamenti di pulizia non idonei, come già evidenziato sapientemente dalla restauratrice Emma Castè?). Almeno per quel giorno, solo per rispetto della memoria di quelle vite spezzate troppo presto, l’amministrazione rappresentata dall’ assessore al decoro urbano Elena  Guadagni, con tanto di fascia tricolore, non ha provato imbarazzo? Sarebbe bastata  una veloce pulita, un recupero minimo delle incisioni, così per far capire che non si era lì per una rituale foto, ma per il giusto rispetto a quelle vite che non hanno potuto vivere il loro tempo”.

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