Negli ultimi mesi del 2025, i tecnici faunistici del Parco hanno condotto un’indagine mirata sulla presenza dell’arvicola delle nevi (Chionomys nivalis), nella catena apuana, nell’ambito di un progetto nazionale dedicato al sequenziamento genomico di specie di particolare rilevanza conservazionistica. L’arvicola delle nevi è una specie di grande interesse naturalistico e scientifico, considerata un’importante indicatrice dei cambiamenti climatici. Roditore diffuso in Europa sud-occidentale e sud-orientale, in Italia è presente lungo tutto l’arco alpino, mentre nell’Appennino la sua distribuzione risulta frammentata e discontinua. Nelle Alpi Apuane la specie è nota da tempo, ma solo grazie a pochi dati sporadici: il primo risale al 1970, con il ritrovamento di un individuo morto in località Campagrina; successive conferme sono arrivate negli anni ’80 e tra il 2015 e il 2017, tutte concentrate nell’area del Monte Pelato, nel comune di Seravezza, a circa 1150 m sul livello del mare. Questi ambienti sono caratterizzati da ex cave dismesse, ravaneti stabili, praterie secondarie, affioramenti rocciosi e aree detritiche con vegetazione rada, condizioni particolarmente idonee per la specie. Tuttavia, al di fuori di questi episodi, poco o nulla si sapeva sull’effettivo areale e sull’abbondanza dell’arvicola delle nevi nelle montagne apuane.
La recente indagine ha rappresentato un’importante occasione per una prima revisione dell’areale di distribuzione della specie nel Parco. Le attività di monitoraggio si sono svolte sia nel sito di presenza “storica” del Monte Pelato, sia in un’area fino ad oggi considerata potenzialmente nuova per la specie: il versante settentrionale del Monte Corchia, a una distanza di circa sette chilometri in linea d’aria dal Pelato, tra i 1000 e i 1500 metri di quota.La metodologia adottata ha previsto la cattura in vivo degli individui mediante trappole a tubo in alluminio selettive per micromammiferi (Sherman traps). Gli esemplari catturati sono stati sottoposti a prelievo di materiale biologico per analisi genetiche, fotografati per il sessaggio e successivamente rilasciati sul luogo di cattura.Complessivamente sono stati catturati otto esemplari di arvicola delle nevi, di cui cinque sul Monte Pelato e tre sul Monte Corchia, con un tasso di cattura pari a un individuo al giorno. I risultati hanno consentito di ottenere due informazioni di grande rilievo per il Parco. La prima è la conferma della presenza della specie nel sito storico del Monte Pelato; la seconda è il primo rilevamento dell’arvicola delle nevi sul Monte Corchia, area in cui precedenti indagini sulla micromammalofauna non avevano mai segnalato la specie. Il tasso di cattura osservato suggerisce la presenza di popolazioni ben strutturate in entrambe le località e consente di ipotizzare una distribuzione dell’arvicola delle nevi nel territorio del Parco più ampia di quanto indicato dai pochi dati finora disponibili.Essendo un relitto glaciale strettamente legato agli ambienti montani, l’arvicola delle nevi rappresenta una preziosa sentinella degli effetti dei cambiamenti climatici, a cui questi ecosistemi sono particolarmente sensibili. La sua presenza conferma ancora una volta l’elevato valore biogeografico delle Alpi Apuane e l’importanza del Parco nella tutela della biodiversità.









