Dalla “città spugna” alla città di cemento.
Quanto segue non è un'opinione. È l'esito di un confronto filologico tra due documenti ufficiali del Comune: le Linee Guida del Verde Pubblico e Privato e il Progetto esecutivo della Salita di San Ceccardo. Mi limito a rilevare scostamenti testuali, non a esprimere gusti. A chi è solito liquidare ogni critica come pregiudiziale, chiedo di valutare i fatti, non le intenzioni.l 17 marzo 2026, il Comune di Carrara approva, con enfasi e visibilità mediatica, le Linee Guida per la Progettazione e Gestione del Verde Urbano, “parte integrante del nuovo Regolamento del Verde” (art. 1). Un documento moderno, che richiama la Nature Restoration Law europea, i sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS), il principio di sovracompensazione ecologica, l'obbligo di calcolare i servizi ecosistemici perduti, il divieto di perdita netta del verde urbano, di fatto recependo quindi fonti normative superiori vincolanti. Dopo un mese circa viene approvato (con Delibera di Giunta n. 126 del 23 aprile 2026) il Progetto Esecutivo R.02, da 369.269 euro, che prevede la completa demolizione e il rifacimento dei marciapiedi su entrambi i lati della Salita San Ceccardo, e che si definisce "propedeutico ad un successivo intervento di reimpianto di essenze verdi", rimandando dunque ogni decisione sulle alberature a un atto futuro non programmato, senza risorse stanziate, senza cronoprogramma. Purtroppo, il progetto ignora punto per punto proprio le Linee Guida appena approvate.
Il contesto: 27 mesi di vuoto, e ora cemento
Sulla Salita San Ceccardo, ingresso storico e principale di Carrara, viale documentato fin dai primi del Novecento, erano collocati circa 65 pini domestici (Pinus pinea). Nel dicembre 2023, a seguito di una perizia agronomica condotta con il solo metodo visivo, in assenza pertanto delle analisi strumentali previste dalla norma UNI 11708:2018, il Comune ne ha decretato l'abbattimento quasi totale: 44 (febbraio 2024). Nessun pino risultava in classe D. Precedentemente, ne erano già stati abbattuti, in successione, prima 6, poi 5 (marzo 2023) a seguito di una perizia del settembre 2020, caratterizzata dalle stesse criticità metodologiche. Ne sono rimasti 10. Siamo a maggio 2026. Sono passati 27 mesi. Non è stato ripiantato un solo albero.Vale la pena ricordare che il Piano Strutturale del Comune indica per questa zona (UTOE 12-Centro città) un fabbisogno di verde pubblico di 94.500 mq, a fronte di una disponibilità attuale di soli 21.883 mq: una carenza di oltre 72.000 mq definita “priorità assoluta”. Eppure, in un tale contesto di drammatica carenza, sono state abbattute decine di pini e non si è proceduto non solo a ripristinare, ma neppure a calcolare i benefici ecosistemici perduti.
Alcune significative difformità tra Linee Guida e Progetto: un elenco che parla da sé
Pavimentazione impermeabile in contrasto con i SUDS prescritti
Le Linee Guida (§1.1 e §2.13) prescrivono l'adozione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS): pavimentazioni permeabili, aiuole drenanti, rain gardens. Il principio ispiratore, tanto sbandierato, è quello della "città spugna". Peccato che la spugna sia diventata cemento. Il Progetto R.02 prevede infatti calcestruzzo architettonico armato, privo di qualsiasi dispositivo drenante. Le Linee Guida (§2.1 e §2.3) prescrivono che almeno il 70% della superficie sia permeabile e che le pavimentazioni impermeabili siano "da limitare". Il progetto inverte questa logica. Le Linee Guida raccomandano invece tecnologie avanzate (come a esempio a Forte dei Marmi, dove da oltre 10 anni il Prof. Cinelli, con il suo progetto, garantisce coabitazione tra pini e strade integre). Si motiva il rifacimento della pavimentazione a causa degli “apparati radicali che hanno sollevato gli strati superficiali”, alberi che sono stati abbattuti oltre due anni fa, per cui non esistono più radici attive. Ma ora che si fa? Si propone nuovamente una struttura rigida che, con le nuove alberature (se ci saranno, e se adeguate al contesto storico e paesaggistico) soffrirà delle stesse criticità, riproducendo gli stessi dissesti al manto stradale e ai camminamenti.
Assenza di reimpianto contestuale e violazione dei tempi di compensazione
Le Linee Guida (§9.6, §11.2, §11.3) stabiliscono che la sostituzione delle alberature abbattute avvenga entro la stagione successiva. Inoltre, recependo il principio di "no net loss" della Nature Restoration Law, le Linee Guida non consentono che un progetto di riqualificazione su un asse viario alberato sia approvato senza un contestuale piano di compensazione. Il Progetto R.02 invece non prevede alcun reimpianto. È una difformità grave, con possibile rilevanza anche sotto il profilo del danno erariale (mancato rispetto degli obblighi di compensazione della Legge 10/2013). Già in passato il GrIG ha denunciato questo aspetto con esposti alla Procura e alla Soprintendenza.
Assenza di calcolo dei servizi ecosistemici
Le Linee Guida (§9 e §11.3) prescrivono che ogni abbattimento sia accompagnato dalla valutazione delle funzioni ecosistemiche perdute (CO₂, mitigazione termica, biodiversità, ecc.) e che la sovracompensazione ecologica guidi la quantificazione della compensazione. Né la perizia del 2023 né il Progetto R.02 contengono alcun calcolo. La perdita di 65 pini adulti – con chiome espanse e lunga aspettativa di vita – non è stata quantificata, rendendo impossibile determinare se eventuali future compensazioni siano proporzionate.
Dimensionamento delle aiuole insufficiente rispetto ai requisiti minimi
Paradossalmente, il Comune progetta le aiuole senza sapere quali e quanti alberi pianterà: una procedura metodologicamente rovesciata. Si disegnano le aiuole e poi si cercherà di adattare le piante scelte allo spazio ad esse assegnato? Eppure, le Linee Guida sono molto precise e dettagliate su questo aspetto cruciale: al §2.2 (Verde stradale) fissano, per le aiuole destinate ad alberature stradali, dimensioni minime e profondità del substrato fertile; al §3.3 prescrivono che ogni progetto indichi le caratteristiche botaniche e colturali delle specie proposte (nome scientifico, portamento, altezza e larghezza a maturità, esigenze idriche, esigenze pedologiche) e che le specie siano selezionate dall'elenco approvato (Allegato 3 del Regolamento).In base a quanto presente nel Progetto, le aiuole risultano sottodimensionate, mentre la profondità non è neppure indicata (rendendo impossibile verificare il rispetto del volume minimo). Il Progetto R.02 non contiene nulla di quanto richiesto dalle Linee Guida: le aiuole vengono preparate con "terra vegetale", ma non è indicata alcuna specie, né è allegato un piano di reimpianto. Il progetto, come già rilevato, rinvia questa decisione a un atto futuro non programmato, in violazione del principio per cui il piano di compensazione arborea deve essere parte integrante del progetto esecutivo che autorizza o accompagna l'abbattimento. La lacuna non è sanabile senza un apposito elaborato aggiuntivo: l’assenza di dati progettuali obbligatori non permette di valutare la conformità.
Assenza del Piano di Salvaguardia della Vegetazione per i 10 pini superstiti
Le Linee Guida (§9.2) rendono obbligatorio - precisamente come "parte integrante del progetto esecutivo” - per ogni cantiere in presenza di alberature, un Piano di Salvaguardia della Vegetazione, a firma di un tecnico abilitato (dottore agronomo o forestale). Il Piano deve includere: analisi dendrometrica e fitosanitaria, rilievo planimetrico georeferenziato, valutazione delle interferenze con le opere, destinazione di ciascun esemplare con motivazione tecnica, e modalità operative di protezione. I 10 pini sopravvissuti, lasciati in piedi per due anni dopo l'abbattimento massiccio (condizione di stress meccanico critica, come contestato pubblicamente alla Sindaca da un agronomo dell’Università di Pisa durante un Convegno di Italia Nostra), vengono destinati all'abbattimento senza valutazione individuale aggiornata e senza il Piano obbligatorio. Vi è poi un allarme in più: i divieti stagionali per l’avifauna. La L 157/1992 e le normative regionali (chiaramente recepite da linee Guida e da Regolamento) vietano abbattimenti e potature in periodo riproduttivo. Il programmato abbattimento dei pini superstiti rischia di cadere in piena finestra di divieto, tanto più importante in considerazione del fatto che i pini domestici adulti sono habitat nidificanti riconosciuti per numerose specie. Di ciò non c’è traccia.
Mancato coinvolgimento della Soprintendenza
Le Linee Guida (§2.16 e §13) prevedono che gli interventi in "spazi pubblici storicizzati" siano sottoposti a valutazione della Soprintendenza (D.Lgs. 42/2004). La Salita San Ceccardo è l'ingresso storico principale di Carrara, con filare documentato dai primi del Novecento: un viale ultrasettantennale. Il Progetto R.02 afferma che "non risultano vincoli", senza però documentare alcuna istruttoria né parere della Soprintendenza. Questa mancanza è presente anche nelle perizie del 2020 e 2023, ed è stata già più volte segnalata dal GrIG.
Elemento positivo: predisposizione irrigua
L'unico elemento coerente con le Linee Guida è la predisposizione dell'impianto di irrigazione, anche se la mancanza del calcolo del fabbisogno idrico (che dipende ovviamente dalle specie non ancora scelte e dalla loro quantità) non la rende pienamente soddisfacente.
Conclusioni
Le difformità più gravi sono: 1) assenza di qualsiasi piano di compensazione arborea contestuale, a 27 mesi dall'abbattimento, in violazione delle Linee Guida e della Legge 10/2013; 2) scelta di pavimentazione impermeabile in calcestruzzo armato, in contrasto con le prescrizioni SUDS e con il principio della città spugna; 3) assenza del Piano di Salvaguardia della Vegetazione per i 10 pini superstiti; 4) mancata istruttoria sul valore storico-paesaggistico del viale, in potenziale violazione del D.Lgs. 42/2004.Il Progetto R.02 è stato redatto dallo stesso Settore 5 Lavori Pubblici che ha elaborato le Linee Guida. Le difformità non sono quindi imputabili (anche se non giustificabili comunque) a una mancata conoscenza delle norme, ma a una scelta operativa che queste norme le contraddice. Non si tratta di lacune tecniche, ma di un progetto che ignora le norme che lo stesso ente si è dato. E le norme che non vincolano sono una finzione. Un’ipocrisia formalizzata.Il Comune, sprezzando le Linee Guida, viene meno ai principi di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.). Inoltre, la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi è oggi un principio fondamentale della Repubblica (art. 9), il cui mancato rispetto da parte di una pubblica amministrazione è gravemente censurabile.









