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Scritto da Redazione
Cultura
02 Ottobre 2026

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MARINA DI MASSA – Non bisogna aspettare una frattura per ricordarsi di prendersi cura delle proprie ossa. La prevenzione dell'osteoporosi passa anche dal movimento, dalla forza muscolare e da piccole abitudini quotidiane che, mantenute nel tempo, fanno la differenza. È stato questo il filo conduttore della serata organizzata il 1° ottobre all'Hotel Excelsior di Marina di Massa dal Rotary Club Marina di Massa-Riviera Apuana del Centenario, che ha ospitato la chinesiologa Melissa Trivelli per un incontro dedicato all'osteoporosi e al ruolo dell'attività fisica.Con un linguaggio accessibile, arricchito da metafore e personaggi, la relatrice ha reso comprensibile un tema spesso percepito come tecnico, partendo da un concetto semplice: l'osso non è un tessuto inerte, ma un tessuto vivo che risponde agli stimoli che riceve.

L'osteoporosi è stata presentata come un “nemico invisibile”: una patologia silenziosa, che può non dare segnali fino alla comparsa del dolore o di una frattura, quando il processo di fragilità ossea è spesso in corso da tempo. Da qui l'importanza della prevenzione.Per rappresentare l'attività fisica, Trivelli ha portato in scena “Capitan Calcio”. Il messaggio è chiaro: per la salute dell'osso non basta “fare un po' di movimento”. L'esercizio deve essere adeguato, costante e proporzionato alle caratteristiche della persona. Centrale il concetto di carico meccanico: camminata veloce, salti, esercizi contro resistenza e sollevamento pesi sono stimoli utili nel percorso di allenamento. E proprio sui pesi la relatrice ha voluto sfatare un luogo comune: non sono un nemico, ma uno strumento da usare in modo progressivo, controllato e adattato alla storia di ciascuno. Non si tratta di sollevare grandi carichi, ma di dare all'organismo uno stimolo adeguato: anche il numero di ripetizioni, la durata di un esercizio o la quantità di lavoro rappresentano un carico, da modificare man mano che il corpo si adatta.

Per spiegare cosa accade all'interno dell'osso, Trivelli ha usato l'immagine di un cantiere: gli osteociti sono i coordinatori, gli osteoblasti i costruttori, gli osteoclasti gli addetti alla demolizione. La salute dell'osso dipende dall'equilibrio tra costruzione e riassorbimento, e gli stimoli meccanici comunicano all'organismo la necessità di adattarsi.Di particolare interesse il dialogo tra muscolo e osso: la contrazione muscolare non serve soltanto al movimento, ma produce segnali, tra cui l'irisina, in grado di influenzare il tessuto osseo. Inoltre, aumentare forza ed equilibrio riduce il rischio di cadute e quindi di fratture, che dipendono non solo dalla fragilità dell'osso ma anche dal trauma che le provoca.

Nel dibattito il pubblico ha posto numerose domande, soprattutto sul significato concreto della parola “carico”. La risposta della relatrice è tornata sempre allo stesso punto: personalizzare. Non esiste un peso valido per tutti; una bottiglia d'acqua, un esercizio a corpo libero, qualche ripetizione in più possono già essere uno stimolo, purché inseriti in un percorso coerente e progressivo. Il tema è stato collegato anche all'alimentazione e alla vitamina D, sottolineando l'importanza della collaborazione tra diverse professionalità: non esiste una singola “ricetta” per proteggere le ossa, ma un insieme di comportamenti da rendere quotidiani.

Spazio anche a un confronto con il passato. L'osteoporosi non è una malattia moderna, ma oggi viene diagnosticata più spesso, mentre la vita contemporanea ha ridotto molte occasioni di movimento che un tempo facevano parte della giornata: il lavoro nei campi, gli spostamenti a piedi, le attività manuali. Con una sedentarietà sempre più diffusa, il movimento va recuperato in modo consapevole.Toccante la testimonianza di una partecipante, che ha raccontato la propria esperienza con una forma di osteoporosi idiopatica, scoperta dopo alcune fratture spontanee. Un racconto che ha dato concretezza alle parole della relatrice, ricordando quanto contino prevenzione, controlli e attenzione ai segnali del proprio corpo.Dal confronto è nata anche la metafora del muratore: calcio, vitamina D e nutrienti sono i materiali, ma senza muratori il muro non si costruisce. E i muratori sono, anche, i muscoli e tutti i meccanismi con cui l'organismo utilizza gli stimoli ricevuti.

In chiusura, Trivelli ha consegnato ai presenti un piccolo seme. Una pianta, ha spiegato, non diventa forte grazie a un'unica grande annaffiatura, ma grazie a piccole quantità d'acqua ricevute con costanza. Lo stesso vale per le ossa: non un intervento isolato, ma un investimento quotidiano, fatto di movimento, alimentazione attenta e consapevolezza del proprio corpo.La presidente del club, la dottoressa Iardella, ha ringraziato Melissa Trivelli per aver affrontato un tema di grande interesse con un linguaggio capace di unire competenza scientifica, semplicità e coinvolgimento. Nel corso della serata sono stati ricordati anche il suo impegno in un progetto regionale e il suo gesto di solidarietà a favore della raccolta fondi per la LILT.

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