Il progetto 'Per ogni lavoratore morto' di Giorgio Andreotta Calò è uno dei 29 vincitori del 'PAC2026 – Piano per l'Arte Contemporanea', l'avviso pubblico promosso dalla direzione generale Creatività Contemporanea, nell'ambito del dipartimento per le Attività Culturali del ministero della Cultura, per sostenere l'incremento, la produzione e la valorizzazione del patrimonio pubblico di arte e creatività contemporanee.Grazie a un finanziamento di 160mila euro il Comune di Carrara potrà acquisire l'opera di Andreotta Calò che andrà ad arricchire la collezione del Museo del Marmo, prossimo alla riapertura.«Siamo molto soddisfatti per l'aggiudicazione di questo Pac che ci consentirà di ridare vita a un progetto che l'artista Andreotta Calò aveva già pensato per la nostra città e messo in relazione con il mondo dei cavatori, un progetto che rievoca in primis la memoria del lavoro – dice l'assessore alla Cultura Gea Dazzi -. Destinare al Museo del Marmo quella che tornerà ad essere una potente installazione site specific ha maggiormente senso, visto che la prima sala, che ospiterà l'opera racconterà, attraverso il lavoro visivo e sonoro messo a punto da Studio Azzurro, proprio il mondo dei lavoratori, delle maestranze ad esso legate, la dedizione e l'orgoglio, ma anche la fatica e il sacrificio».
Il Piano per l'Arte Contemporanea rappresenta l'occasione di restituire al pubblico la fruizione di questa opera nella la sezione dedicata al lavoro del museo che diventa il luogo ideale per dare voce e presenza a questo lavoro che continua in modo dirompente a riflettere sul nostro presente e sul limite fragile e sottile tra lavoro e vita. Il progetto 'Per ogni lavoratore morto' di Giorgio Andreotta Calò, a cura di Cinzia Compalati, è uno dei 29 selezionati dal bando 2026.'Per ogni lavoratore morto' è un'opera del 2010 realizzata da Giorgio Andreotta Calò in occasione della XIV edizione della Biennale di Scultura di Carrara, curata da Fabio Cavallucci, in cui gli artisti erano inviati a indagare il concetto di monumento, in un laboratorio di inedite riflessioni sull'utilizzo di un materiale classico in chiave contemporanea. L'opera di Giorgio Andreotta Calò si inserisce nel contesto storico, culturale e sociale del marmo e della lavorazione in cava con un gesto emblematico tanto essenziale nella sua radicalità quanto carico di significato. Nel 2010 Giorgio Andreotta Calò si è trasferito a Carrara col preciso intento di entrare in contatto con la comunità di cavatori del marmo, lavorando nel bacino di estrazione della cava di Canalgrande, per realizzare un processo di ricerca del blocco dal quale ricavare la scultura per la Biennale. Il lavoro in cava diventa il fine stesso del messaggio di cui l'opera si fa portatrice. Una riflessione sul monumento a quegli stessi cavatori che hanno pagato con la vita l'attività di estrazione. L'azione compiuta si fa gesto radicale nello strappo di una scheggia dalla montagna, mettendo in gioco la sola azione manuale. Lo stacco del blocco nel processo manuale, a differenza della lavorazione meccanica, procede per spinte ed è basato sulla sola azione fisica del lavoratore che opera con l'ausilio di un martello e alcuni cunei di ferro. Il metodo manuale è l'unico che considera le intrinseche caratteristiche del marmo come fondamentali presupposti sui quali si stabilisce una relazione dialogica paritaria tra umanità e natura.









