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Scritto da Redazione
Cultura
12 Febbraio 2026

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Dal 14 febbraio al 30 agosto 2026 il mudaC | museo delle arti di Carrara accoglie l'arte di Mikayel Ohanjanyan (1976, Yerevan, Armenia) ospitando la personale "Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind", a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York. Attraverso cinque sculture in marmo concepite come un'unica monumentale installazione, la mostra si concentra sugli elementi chiave della ricerca più recente dell'artista: i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza, rappresentati da lavori che parlano di identità, tempo e relazioni umane.L'esposizione è promossa dal Comune di Carrara e prodotta dal mudaC ǀ museo delle arti Carrara con il contributo all'artista di AGBU Armenian General Benevolent Union e di Patrick Bahadourian. Si ringraziano inoltre per la sponsorizzazione tecnica Kooling e Tenax SpA. «Ci tengo anzitutto a ringraziare Mikayel Ohanjanyan non solo per questa bellissima mostra, ma per il rapporto speciale che ha tessuto ormai da anni con Carrara – sottolinea la sindaca di Carrara Serena Arrighi -.  Mikayel Ohanjanyan è un protagonista attivo della vita culturale e artistica cittadina e questa cosa ci inorgoglisce. Da secoli il più grande tesoro di Carrara è il suo essere punto di riferimento e crocevia di artisti e creativi di ogni parte del mondo. Tutti loro trovano qui non solo il saper fare dei nostri artigiani, ma anche un terreno fertile dove coltivare e realizzare i loro progetti.  Mikayel Ohanjanyan con la sua arte, con il suo lavoro e il suo impegno quotidiano arricchisce la nostra comunità e, allo stesso tempo, contribuisce a far crescere il suo enorme bagaglio culturale».«Siamo felici di poter ospitare al mudaC questa importante mostra di Mikayel Ohanjanyan, un artista di fama internazionale che ha ormai da anni scelto Carrara come sua patria artistica – dice l'assessore alla Cultura del Comune di Carrara Gea Dazzi -. Abbiamo già avuto modo di ammirare da vicino i lavori di Mikayel Ohanjanyan nel corso dell'edizione 2023 di White Carrara e lo scorso Natale, quando ha esposto il suo 'albero d'artista' in piazza del Duomo, questa mostra personale andrà in qualche modo a suggellare il rapporto speciale tra l'artista e la città. Legami: Ties That Bind è un progetto importante nel quale come amministrazione crediamo molto, che avremo il piacere di ospitare per tutta l'estate e che dialogherà a pieno con l'offerta culturale della città. Con questa mostra di alto livello il mudaC si conferma sempre di più non solo un museo d'arte contemporanea, ma un fondamentale luogo di cultura, di confronto e sperimentazione».

Il corpus di opere esposto è stato pensato e realizzato appositamente per Carrara, città che ospita il nuovo studio dell'artista, gemellata con la sua città di origine, Yerevan, e che lo ha accolto nel suo museo più innovativo, il mudaC, accanto ad artisti di primo piano come Jannis Kounellis, Lynn Russell Chadwick e David Tremlett. I curatori sottolineano: «Formatosi in Armenia e maturato artisticamente in Italia, il linguaggio di Ohanjanyan è al tempo stesso profondamente radicato e universale. Siamo onorati di presentare il suo lavoro in una città e in un'istituzione di così alto valore storico».Per Ohanjanyan, i legami – intesi come vincoli e relazioni – rappresentano un concetto fondante che abbraccia sfere esistenziali, spirituali e universali. Il suo lavoro immagina l'umanità come parte di una vasta rete che collega gli individui tra loro e anche alle forze della natura, del tempo e della storia. Quel "legame", inteso come valore primario in una società contemporanea fondata su divisioni e contrasti, è rappresentato in mostra da un'unica installazione dal forte impatto spaziale dal titolo "Legami: Ties That Bind". Ciascuna delle cinque sculture in marmo statuario bianco che la compongono – di diverse dimensioni, da elementi più monumentali (fino a 121×210×90 cm) a più raccolti (53×68×40 cm) - è costituita da due blocchi informi, tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra e ne attraversano la superficie. Questi cavi generano una evidente tensione fisica e, al tempo stesso, alludono a un'idea di unità e interdipendenza. Sebbene le forme rimangano incomplete e intrinsecamente incompatibili, l'atto del legarle insieme suggerisce un tentativo di recuperare una memoria collettiva perduta. Un gesto di natura utopica, ma necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro. Attraverso queste metafore materiali, Ohanjanyan traduce concetti astratti in forme tangibili, sollevando interrogativi fondamentali su ciò che ci unisce – gli uni agli altri, al mondo, al passato e al presente – e su come tali connessioni plasmino l'identità, la storia e la narrazione più ampia dell'esperienza umana.Dal punto di vista visivo e concettuale, le opere di Mikayel Ohanjanyan sembrano suggerire una riconciliazione silenziosa tra forze opposte e sono capaci di mostrare, nel loro insieme, una poetica riflessione sulla condizione umana e sulle strutture invisibili che tengono insieme ogni cosa.

 

Accompagna la mostra un catalogo con testi critici di Christopher Atamian, Tamar Hovsepian, Cinzia Compalati e dell'assessore alla Cultura del Comune di Carrara Gea Dazzi.

­Mikayel Ohanjanya. Legami: Ties That Bind_installation view_ph Nicola Gnesi

mudaC_Ohanjanyan_Legami_cartellastampa

­

Scheda tecnica

Titolo Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind

A cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian

Sede mudaC ǀ museo delle arti Carrara, Via Canal del Rio 1, Carrara

Date 14 febbraio – 30 agosto 2026

Opening 13 febbraio 2026 ore 18.00

Orari Fino al 31 maggio: dal martedì alla domenica 9.30-12.30 / 15-18. Chiuso lunedì.

Dal 1 giugno al 30 agosto: martedì, sabato, domenica 17-20, mercoledì e giovedì 9.30-12,  venerdì 18-22. Chiuso la sera del 14 agosto, 18-22.

Ingresso 5 euro intero, 3 euro ridotto; gratuito la prima domenica di ogni mese.

Info al pubblico https://mudac.museodellearticarrara.it

Catalogo con la presentazione istituzionale di Gea Dazzi e testi critici di Christopher Atamian, Cinzia Compalati, Tamar Hovsepian

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