"Ancora una volta, si è scelto di guardare il dito e non la luna" è la conclusione a cui è giunto il consigliere della Lista Ferri, Filippo Mirabella, che ha messo in evidenza gli aspetti propagandistici del progetto del nuovo polouniversitario a Carrara. "Il progetto del corso di laurea in Ingegneria delle Tecnologie Digitali dell’Università di Pisa, con sede a Carrara, pur essendo una potenziale opportunità per il territorio, dietro annunci trionfalistici, comunicati stampa e foto da rendering, resta una verità scomoda: si è costruita una narrazione prima ancora di costruire la realtà - ha spiegato Mirabella - E proprio a questo punto emerge un problema politico grave: pur trattandosi di un progetto positivo, perché un’iniziativa di tale importanza non è mai stata discussa in consiglio comunale? Non sarebbe un obbligo garantire trasparenza e confronto tra tutte le forze politiche, soprattutto quando si investono soldi pubblici? Si chiede pertanto che venga convocato un consiglio comunale straordinario, con la partecipazione di tutte le parti coinvolte nei finanziamenti e del Rettore dell’Università di Pisa, nel quale venga dettagliato chiaramente il progetto concreto per il comune di Carrara. Non si possono più accettare decisioni calate dall’alto mentre il consiglio resta all’oscuro.
Il progetto viene raccontato come un traguardo storico, una svolta per il territorio, un successo amministrativo. Ma prima di celebrare successi annunciati, occorre chiarire le responsabilità e le modalità con cui il Sindaco Arrighi ha gestito il percorso, mettendo in secondo piano la partecipazione democratica. Parliamo di un progetto che poggia su finanziamenti annuali importanti, contributo valutato positivamente, messi sul tavolo senza esitazioni:
(Fondazione Marmo: 100.000 euro
Comune di Massa: 75.000 euro
Comune di Carrara: 75.000 euro
Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest: 50.000 euro
Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara: 50.000 euro
Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale: 50.000 euro)
A questi si aggiunge la concessione della sede di Villa Fabbricotti, nel Parco della Padula, definita “di assoluto prestigio”. Ma il punto non è l’elenco dei finanziatori — che viene ripetuto come un mantra — bensì ciò che manca clamorosamente: uno studio serio, preventivo, pubblico, che valuti se Carrara è in grado di accogliere davvero studenti universitari, soprattutto provenienti da fuori. Il progetto nasce dall’alto, cucito sui fabbisogni delle imprese, ma completamente scollegato dal contesto urbano. È l’ennesima operazione calata sul territorio senza interrogarsi sulle conseguenze concrete. Un po’ come incentivare l’acquisto di auto elettriche quando non esistono le colonnine di ricarica. A questo punto una domanda diventa inevitabile: chi è il responsabile di questo progetto comunale? Chi gestisce concretamente i fondi? Chi decide e, soprattutto, chi controlla? Formalmente il capofila è l’Università di Pisa, che gestisce il corso e le risorse attraverso una convenzione. Ma gli enti locali — Comune di Carrara in primis — non sono semplici spettatori: mettono soldi pubblici, concedono immobili, firmano accordi. Un progetto di questa portata non dovrebbe essere piegato a logiche di comunicazione politica. Inoltre, va ricordato che, secondo una delle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Serena Arrighi durante la conferenza stampa, l’iniziativa è “attualmente in corso di approvazione ministeriale”, il che lascia aperta la domanda: il Ministero ha già dato il benestare definitivo?
Se si sale sul carro della comunicazione, se si racconta una Carrara pronta, moderna, accogliente, allora ci si assume anche l’onere di rispondere delle scelte, delle mancanze, delle omissioni. Non solo degli annunci. Ed è qui che emerge con forza il ruolo dell’amministrazione Arrighi, che ancora una volta si presta a fare da megafono a un’operazione tutta costruita sull’immagine, su una città che vive più nei rendering e nelle immagini generate dall’intelligenza artificiale che nella realtà quotidiana. Domanda semplicissima: uno studente che arriva alla stazione di Avenza, come raggiunge la Padula? Con quali mezzi pubblici? Con quali collegamenti? Con quali tempi? E perché nessuno si è posto questo problema prima di celebrare il progetto? E poi, dettaglio tutt’altro che marginale: speriamo che non piova mai. Perché allo stato attuale, più che percorsi universitari, intorno alla Padula ci sono zone che rischiano di diventare acquitrini, indegni di una sede universitaria. Altro tema volutamente lasciato sullo sfondo: il Museo. Che fine farà? È prevista una convivenza? Esiste un progetto chiaro e condiviso o si naviga a vista anche su questo fronte? E se davvero il sindaco Arrighi in primis — aveva queste grandi ambizioni universitarie, una domanda resta sospesa e pesante: perché ha chiuso lo sportello di segreteria universitaria in via Solferino? Una scelta che va esattamente nella direzione opposta rispetto all’idea di una città universitaria.
Infine, il centro storico. Se uno studente decidesse di viverlo, che cosa troverebbe?
- Nessun bagno pubblico.
- Servizi ricettivi praticamente inesistenti.
- Spazi di aggregazione assenti.
Altro che città universitaria: il nulla.
Questo progetto potrebbe essere anche una grande opportunità per Carrara, ma senza infrastrutture, servizi, mobilità, accoglienza e una visione urbana reale, resterà una cattedrale nel deserto, sostenuta da soldi pubblici e difesa a colpi di propaganda. Prima di continuare a indicare il dito, sarebbe ora di guardare la luna. E soprattutto di iniziare a rispondere alle domande, non solo a confezionare una narrazione funzionale all'immagine dell'amministrazione.









