Una spiegazione accurata e dettagliata sul funzionamento della Tari, tassa sui rifiuti, è quella che l'economista carrarese Pierlio Baratta ha affidato ai social per aiutare a comprendere alcune realtà spesso non chiarite dalla politica. "Perché paghiamo sempre di più per un servizio che non migliora?" Baratta parte da questa domanda e spiega: " Ogni anno la stessa storia: la città è sporca, la raccolta dei rifiuti arranca soprattutto nelle zone periferiche, e alla fine siamo noi cittadini a pagare il conto con una TARI più cara per un servizio meno efficiente. L opposizione critica la maggioranza difende l indifendibile con voli pindarici e supercazzole che traportano la memoria al Miglior Conte Mascetti!
Chi si è mai chiesto come si costruisce davvero questa TARI?
Non è solo “costi di spazzamento + raccolta”. Dentro la bolletta c’è una formula complicata (chiamata MTR, Metodo Tariffario Rifiuti) che include:
• Costi fissi (spazzamento strade, bollette, amministrazione)
• Costi variabili (raccolta e smaltimento dei rifiuti)
…e una voce che pochi conoscono: il “costo del capitale”
Cosa significa “costo del capitale”? In pratica, si riconosce alle società che gestiscono il servizio (spesso interamente pubbliche) un guadagno sul capitale investito, come se fossero aziende private che devono remunerare gli azionisti. Fino al 5,6 per cento all’anno (massimo applicabile dal MTR-3).
Un bel pezzo di torta che finisce nella tariffa che paghiamo noi. Ora la domanda semplice e diretta: Ha senso applicare un “costo del capitale privato” a un servizio pubblico essenziale come la raccolta dei rifiuti o la distribuzione dell’acqua? Questi sono servizi di interesse generale, gestiti da società a controllo pubblico che non devono distribuire dividendi ai privati. Perché allora caricare sulla bolletta dei cittadini questo extra, come se fosse un’impresa quotata in borsa? Risultato? Gli aumenti diventano “strutturali”per il crescere di inflazione costo del capitale. Anche quando i costi operativi scendono, la tariffa sale. E chi paga? Sempre le famiglie e le imprese. La buona notizia? Gli enti locali possono scegliere di non applicare (o ridurre) questa componente del costo del capitale. Non è obbligatoria al 100 per cento. Pochi lo fanno i più no. Prima di lamentarci solo dell’aumento, leggiamo i Piani Economico-Finanziari del nostro Comune e chiediamo trasparenza: quanto pesa davvero questa voce? E perché non la si contiene? Un servizio pubblico deve essere efficiente e a costo giusto, non un affare multimilionario".









