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Scritto da Sonia Cimoli
interSVISTA
08 Giugno 2026

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C’è un sottile filo rosso che unisce Fivizzano con il Senegal, lo abbiamo scoperto durante Sapori, evento enogastronomico che ha animato la cittadina dal 29 maggio al 2 giugno. Tanti gli spazi di convivialità per riappropriarsi del tempo che la tecnologia sottrae alle nostre vite. Girovagando tra i numerosi stand ed espositori, un angolo piuttosto piccolo in verità, ma ben organizzato, ha riservato tante sorprese. Nel giardino di piazza Veronelli piccoli tavolini da aperitivo, mazzi con papaveri, bottiglie di gin arrangiati a candelabri hanno attirato l’attenzione dei più osservatori. Il “giardino del chilometro 0” dell'Associazione Medicea ha tenuto in vita la speranza con l’Associazione di volontariato e cooperazione internazionale Gocce di Sorriso. Se il primo esperimento del 2025 serviva per raccogliere fondi per la sonda di un ecografo, per il pronto soccorso dell’Ospedale di Fivizzano, quest’anno l’associazione ha sposato ambizioni e importantissimi progetti in Senegal. Francesca Nobili, presidente dell’Associazione Medicea e consigliera comunale, Massimo Bonetti, cardiologo e missionario e Francesco Frassinelli, architetto e presidente di Gocce di Sorriso ci hanno illustrato questa collaborazione.

Partiamo dalla scintilla che l’ha fatta nascere: Francesca, per iniziare, ci racconta com'è nato il legame con Gocce di Sorriso? Qual è stato il valore o il progetto specifico che ha fatto dedicare lo spazio a questo progetto?

 L’idea di destinare i fondi che abbiamo raccolto con lo spazio di solidarietà  del “giardino” a Gocce nasce da una mia esperienza diretta come infermiera, volontaria in missione con l’associazione. Da un progetto che avevo nel cassetto con il dottor Bonetti, quando lavorava in ospedale a Fivizzano, quest’anno siamo stati in Senegal. Un’esperienza diversa dalle passate in cui mi aggregavo a missioni di ENGERA. Stavolta eravamo in dieci, abbiamo vissuto in casa di volontari del posto la vita della popolazione, a contatto con loro tutti i giorni, dal mattino alla sera, in una gestione diretta completamente dall’associazione. Siamo e rientrati in Italia con alcune situazioni che ci siamo portati nel cuore. Immediatamente molti fivizzanesi hanno contribuito con feste per raccogliere i fondi, così come Associazione Medicea abbiamo deciso di continuare la catena di solidarietà per i progetti iniziati nella regione di Tambacounda.

Quindi l'esperienza sul campo: Dottor Bonetti, che effetto fa sapere che a Sapori tante persone hanno offerto il proprio contributo ad una realtà come Gocce di Sorriso?

 Per me è una grande emozione essere qui nella città che mi ha lavorativamente ospitato per tanti anni. Una città che risponde sempre quando interpellata per queste iniziative e bisogni, con prontezza e zelo. Quindi un senso di gratitudine. Con Francesca poi c’è un legame forte, quello che ha lei con la realtà locale, quello di un’infermiera di grande esperienza, che si spende senza risparmiarsi, sia in missione, ma anche all’interno del suo ruolo amministrativo di consigliera comunale. Certamente c’è anche un senso di giustizia perché non ci può essere libertà senza giustizia: è un’utopia. Libertà e pace, concetti così abusati, così ridondanti, ma che non possono esistere senza giustizia sociale e sanitaria. Quello a cui noi italiani teniamo molto, cioè il cibo, può diventare veicolo di cooperazione, strumento per pensare, questo mi riempie di gioia. Sedersi a questa tavola, a questo stand nei giorni della manifestazione è stata una scelta: la scelta di non restare indifferente.

 Lavorare in missione toglie molto a livello di energie, ma restituisce tantissimo a livello umano. C’è un momento specifico, un incontro o un paziente in particolare di questa esperienza che si porterà sempre nel cuore?

 È certamente difficile fare una classifica. Indubbiamente le ultime esperienze sono quelle che lasciano il segno: i casi che stiamo seguendo da vicino, sono due giovani con patologie cardiache piuttosto serie che necessitano di intervento. Due casi dei tanti, ma speriamo vadano in porto, con conclusione favorevole ovviamente. Come momento importante invece è l’idea che l’ambulatorio possa continuare senza noi. Sapere che due medici senegalesi, che abbiamo contattato, ora, in questo momento stanno continuando a diagnosticare, curare, guarire. Sapere che non c’è bisogno di noi, che possono a tratti camminare con le loro gambe se i progetti sono costruiti seguendo i loro bisogni.

Dal punto di vista puramente medico e logistico, quali sono le sfide più grandi che si incontrano quando si opera in un contesto di missione rispetto alla quotidianità qui in Italia?

Certamente siamo in savana, in un territorio estremamente impervio,  a volte in un ambulatorio imbastito in capanne, le stesse scuole trasformate in ambulatori, villaggi difficilmente raggiungibili se non con fuoristrada, queste sono state e sono ancora sfide. Ora invece vediamo questo ambulatorio costruito in missione che piano piano comincia a prendere forma: è già un’altra cosa.

 

Facciamo un bilancio di questi anni di Sapori, ma anche un lancio per il futuro con il Presidente Frassinelli:  la sinergia tra professionisti e l'entusiasmo di storie come quelle di Nobili e Bonetti sono il motore dell'associazione. Guardando avanti, quali sono i prossimi traguardi che Gocce di Sorriso punta a raggiungere grazie a queste collaborazioni?

 Attualmente dopo un piccolo intervento in Etiopia attraverso l’invio di un pancale di farmaci, lavoriamo anche con un’associazione che opera in Ucraina, dove spediamo medicinali e supporti medici. Ma il grosso dei nostri progetti è e rimane in Senegal, siamo lì dal 2018 in un continuo crescendo.La cosa prioritaria è che sono realizzati in cooperazione. Andiamo e ci mettiamo in ascolto: si sentono le necessità e si cerca di capire quali sono le priorità da portare avanti, in collaborazione con le autorità locali. Ora, anche grazie al contributo ottenuto qui a Sapori, dobbiamo terminare alcune opere avviate.Dall’ambulatorio, che inizialmente utilizzavamo noi, ora da un anno e mezzo lo utilizzano questi due medici, pagati dall’associazione perché possano visitare malati. La sanità è a pagamento, e tanti non avrebbero accesso. In futuro si dovrebbe costruire una “casa della salute”.Poi ci occupiamo di educazione, dopo un’aula scolastica c’è l’idea di proseguire costruendo servizi igienici e poter far accedere i bambini.  Vogliamo prenderci carico del sostegno economico, acquistando per le famiglie i materiali e altro necessario. Il terzo ambito è quello idrico. Abbiamo sistemato un pozzo in villaggio che serve circa 10 mila persone, ora ci hanno chiesto di sistemarne altri. Inoltre stiamo portando avanti l’idea di una formazione professionale per i ragazzi dei villaggi: idraulici, elettricisti e installatori di pannelli solari.Vorremmo poi aprirci a collaborazioni con altre realtà, se il numero di volontari è la situazione lo permetterà. Questo anche grazie a Francesca che non solo ci ha dato la possibilità di avere fondi, ma soprattutto di avere visibilità e di farci conoscere, che poi forse per un’associazione così piccola è la cosa più importante.

Per qualsiasi ulteriore informazione o donazione è disponibile il sito www.goccedisorriso.it

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