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Scritto da Redazione
Lettere al giornale
09 Agosto 2026

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Sono Serena Ribolini, una cittadina attiva del Comune di Carrara, da sempre attenta alla nostra città, alle sue potenzialità e a tutto ciò che può contribuire a valorizzarla. Oggi vorrei condividere una riflessione che nasce da un episodio molto semplice, ma che credo meriti attenzione, soprattutto se vogliamo davvero parlare di turismo, cultura e futuro per Carrara.
Carrara deve iniziare a credere fino in fondo nella cultura e nell'arte come parte fondamentale della propria identità e come una delle principali risorse per il proprio futuro turistico.
In questi giorni mi è capitato di incontrare in centro alcuni turisti stranieri, provenienti da Monaco, che erano arrivati appositamente da Lucca a Carrara con il desiderio di conoscere la città e, in particolare, di visitare il palazzo che oggi ospita la sede dell'Accademia di Belle Arti.
Prima di partire avevano fatto quello che ormai fa qualsiasi turista: avevano cercato informazioni su Google, dove l'Accademia risultava "aperta". Una volta arrivati, però, hanno scoperto che non era possibile visitarla.
Anche questo, credo, sia un piccolo aspetto sul quale intervenire per offrire un'informazione più precisa. La dicitura "aperto", infatti, può facilmente essere interpretata da chi arriva da fuori come possibilità di accesso e visita. Se l'apertura riguarda esclusivamente l'attività dell'istituzione e non le visite turistiche, sarebbe utile che questa distinzione fosse indicata chiaramente, specificando giorni, modalità ed eventuali periodi nei quali il patrimonio è visitabile. Anche una semplice indicazione che chiarisca quando l'Accademia non è aperta alle visite eviterebbe viaggi a vuoto e incomprensioni.
So perfettamente che l'Accademia di Belle Arti non è un museo. È una prestigiosa istituzione di alta formazione artistica, con una propria attività didattica, organizzativa e istituzionale che deve essere rispettata. Ma è altrettanto vero che la sua sede non è un edificio qualunque.
Chi arriva da fuori e si informa sulla storia di Carrara scopre che l'Accademia ha sede nello storico Palazzo del Principe Cybo Malaspina, un complesso che conserva al proprio interno anche l'antica rocca medievale. Scopre poi che dentro quelle mura è custodito un patrimonio artistico e culturale straordinario.
C'è la Gipsoteca, con centinaia di gessi e testimonianze legate alla grande storia della scultura; c'è la Sala dei Marmi; ci sono opere, sculture, dipinti, ambienti e collezioni che raccontano quel rapporto unico tra Carrara, il marmo e l'arte che tutto il mondo ci riconosce.
È quindi così difficile comprendere l'aspettativa di quei turisti? Io credo di no.
Dopo aver letto la storia del palazzo e ciò che custodisce, avevano naturalmente immaginato che fosse possibile visitarlo, come avviene in tante città d'arte. Ed è proprio da qui che nasce la mia riflessione: senza snaturare in alcun modo la funzione dell'Accademia, perché non trovare una formula che permetta di rendere questo patrimonio maggiormente fruibile e conoscibile anche da chi viene a Carrara per scoprirne la storia e l'arte?
Non sto immaginando un museo aperto indiscriminatamente tutti i giorni e a tutte le ore. Penso, piuttosto, a qualcosa di semplice, organizzato e rispettoso dell'attività dell'Accademia.
Si potrebbero, per esempio, programmare nei periodi di maggiore affluenza turistica, e in particolare durante la stagione estiva, appuntamenti quotidiani o settimanali con visite guidate, in orari prestabiliti e compatibili con l'attività dell'istituzione. Un calendario certo, facilmente consultabile online e adeguatamente pubblicizzato permetterebbe ai visitatori di organizzare la propria permanenza e, contemporaneamente, garantirebbe il pieno rispetto delle esigenze dell'Accademia e della tutela delle opere.
È una riflessione che diventa ancora più importante considerando che nel centro di Carrara manca un punto di informazione turistica immediatamente riconoscibile, al quale chi arriva possa rivolgersi per sapere cosa visitare, dove andare, quali luoghi siano aperti e quali esperienze culturali possa vivere.
Un turista non dovrebbe essere lasciato solo davanti al proprio telefono a cercare di capire cosa Carrara abbia da offrirgli. Dovremmo essere noi ad accompagnarlo alla scoperta della città.
Carrara possiede qualcosa che moltissime altre città vorrebbero avere: una storia millenaria, il marmo conosciuto in tutto il mondo, un'Accademia di Belle Arti fondata nel Settecento, palazzi storici, sculture e una tradizione artistica che appartiene profondamente alla sua identità.
Forse è arrivato il momento di mettere in rete tutto questo.
Non si tratta di chiedere aperture impossibili, né di interferire con l'autonomia dell'Accademia. Al contrario, credo che proprio attraverso un dialogo tra Accademia, Comune e soggetti che si occupano di turismo si possa trovare una formula capace di conciliare la funzione dell'istituzione con la possibilità di far conoscere, in maniera organizzata e sostenibile, almeno una parte di questo straordinario patrimonio.
Perché la cultura non si tutela soltanto conservandola. La cultura si tutela anche facendola conoscere.
Personalmente faccio fatica ad accettare che una città che possiede un patrimonio artistico di questo livello non riesca ancora a trasformarlo pienamente in un'occasione di conoscenza, attrazione e crescita.
Non credo che a Carrara manchino l'arte o la cultura. Al contrario: ne abbiamo una quantità straordinaria. Quello che forse dobbiamo imparare a fare meglio è amarle, raccontarle e renderle accessibili.
Carrara non deve inventarsi una vocazione turistica e culturale.
Ce l'ha già. Deve soltanto avere il coraggio di aprirne le porte.
Serena Ribolini
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