Canalescuro (Licciana Nardi) — Una forte esplosione proveniente dall'area dello stabilimento della ditta UEE Italia S.r.l., specializzata nel trattamento e smaltimento di prodotti esplodenti, ha riacceso le preoccupazioni dei residenti di Canalescuro. L'episodio, avvenuto lunedì mattina intorno alle 10:20, è stato segnalato dall'Associazione Tutela Ambiente Piano di Quercia e dal suo presidente, Artemio Frizzotti.Secondo i testimoni, l'esplosione è stata accompagnata da un boato tale da far tremare la terra e vibrare i vetri delle abitazioni. I cittadini descrivono la scena come l'ultimo episodio di una lunga serie che, a loro dire, si protrae da oltre quarant'anni. "Siamo stanchi ed esasperati: la popolazione della nostra frazione vuole dire basta", afferma l'Associazione, che denuncia come fin dalla prima autorizzazione non sia stato valutato adeguatamente il rischio per la salute e la sicurezza degli abitanti.l comitato locale punta il dito contro la procedura adottata nello stabilimento, in particolare la pratica di bruciare all'aperto le polveri di scarto nella cosiddetta piazzola numero 52, situata a breve distanza da abitazioni, infrastrutture ferroviarie e impianti sportivi. "La tecnica è rudimentale: la polvere viene stesa lungo dei canalini e le viene dato fuoco. Basta un minimo errore ed avviene la detonazione e quindi l'esplosione" , spiegano i residenti.Nel passato, episodi analoghi hanno provocato danni materiali come rotture di vetri, crepe nei muri e distacchi di infissi, oltre a creare panico tra la popolazione; in un caso è stato necessario l'intervento del 118 per soccorrere una donna che si era sentita male.
Una Delibera provinciale del 2008 prevedeva la dismissione della bruciatura all'aperto entro 36 mesi e la sostituzione con una procedura di termodistruzione a forno. Questa prescrizione non sarebbe mai stata attuata: l'azienda avrebbe motivato la scelta con i costi elevati dell'impianto alternativo, proseguendo così con il metodo tradizionale.L'Associazione denuncia anche la mancanza di monitoraggio ambientale esterno: richieste ripetute per l'installazione di centraline per la qualità dell'aria e per l'accesso alle schede tecniche dei materiali bruciati non avrebbero ricevuto riscontri concreti. I cittadini chiedono di conoscere eventuali rilevazioni su aria, falde acquifere, terreni e coltivazioni, e lamentano di non essere mai stati informati su eventuali esiti di analisi condotte dalle istituzioni competenti.Lo stabilimento opera con un percorso autorizzativo rinnovato nel 2024 dalla Regione Toscana, a seguito di una Conferenza di Servizi che ha raccolto pareri favorevoli da enti quali ARPAT, ASL, SUAP e Vigili del Fuoco. Nonostante ciò, il comitato locale sostiene di aver incontrato difficoltà nell'accesso alle informazioni e nella partecipazione ai controlli.L'unico interlocutore che, secondo l'Associazione, ha costantemente raccolto le loro segnalazioni sono stati i Carabinieri Forestali di Fivizzano, ai quali viene espresso un ringraziamento pubblico.Di fronte alla persistenza del problema e alla preoccupazione per la salute pubblica, l'Associazione sta valutando di formalizzare una richiesta di incontro con il Prefetto per ottenere verifiche più stringenti, maggiore trasparenza sui controlli e l'adozione di misure che eliminino il rischio connesso alle bruciature all'aperto.I residenti richiamano l'attenzione sull'articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale, e chiedono che le istituzioni preposte garantiscano la sicurezza e la tutela ambientale. Finché le operazioni di smaltimentc continueranno a cielo aperto, sostengono, il rischio di esplosioni e l'impatto sulla salute rimarranno elevati.









