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Scritto da Redazione
Politica
05 Novembre 2025

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Le osservazioni ai piani attuativi dei bacini estrattivi che come Club Alpino Italiano abbiamo inoltrato all'amministrazione di Massa ben 4 anni fa hanno avuto un ben preciso obiettivo: salvare le Apuane dallo sfruttamento produttivo e salvaguardare un'eco-sistema unico. Il fatto che tutte le nostre osservazioni sui bacini di Madielle e Valsora siano state sostanzialmente bocciate mette in chiaro quale sia la posizione dell'amministrazione: le Apuane ci sono e le dobbiamo sfruttare sottomettendo, di fatto, le questioni ecologiche a quelle del profitto di pochi. Nonostante le emergenze ambientali che le stesse note tecniche hanno messo in evidenza, dalle intercettazioni delle sorgenti per l'escavazione in Cresta degli Amari alla presenza di un'oasi ambientale in cava Valsora, si è andati avanti derubricando, nei migliori dei casi, le osservazioni, non solo nostre. La semplice sommatoria fatta tra cave riattivate/nuove e cave stralciate, rivendicata in uno specifico documento da parte dell'amministrazione, mette in evidenza quale sia la logica culturale che sta alla base di questo atto e come sia stato prettamente computistico ed economico il criterio di formulazione dei piani, e di conseguenza della redazione delle controdeduzioni, senza nessuna riflessione adeguata in merito agli impatti dell'escavazione delle nuove cave previste in aree completamente rinaturalizzate, in barba ai più semplici e riconosciuti principi ecologici. La linea indicata quindi è chiara ed evidente, nonostante i tentativi grossolani e impacciati di amministratori e consiglieri di giustificare tutto questo. Ora saranno da attendere le controdeduzioni per gli altri Bacini estrattivi Monte Cavallo e Piastramarina, Piastreta-Sella, Fondone-Cerignano sui quali abbiamo fatto pervenire osservazioni, bacini che risultano essere particolarmente delicati dal punto di vista ecologico: si parla di escavazione in quota sopra i 1200 metri, di zone di protezione speciale di una certa importanza. Lo diciamo chiaramente oggi perché lo abbiamo già fatto e detto 5 anni fa: ogni azione che potrebbe mettere in pericolo l'esistenza e l'incolumità dello storico Bivacco Aronte ci troverà pronti a fronteggiare con ogni mezzo le decisioni prese. Oggi rafforziamo questa posizione anche alla luce di quello che sta accadendo in Piastramarina dove sorge il Bivacco Aronte e lo diciamo non solo all'amministrazione di Massa, ma a tutte le amministrazioni interessate, Regione Toscana e Parco delle Apuane compresi. Il fallimento della società che gestiva Cava Focolaccia permette oggi di chiudere definitivamente lo scempio che sta avvenendo da decenni al passo omonimo, ad oltre 1600 metri di quota. Questa è l'occasione per chiudere quella cava, provvedere al ripristino ambientale e restituire alla collettività Apuana un luogo tra i più simbolici della distruzione delle nostre Montagne. L'appello che facciamo è chiaro e non ammette a questo punto più scuse o mediazioni. Comune di Massa, Comune di Minucciano, Regione Toscana, Parco delle Apuane, Province di Lucca e Massa-Carrara dicano definitivamente da che parte stanno. Il momento è ora.

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