I Giovani Comunisti di Carrara contro il consenso informato: "Lo scorso dicembre alla Camera, con 151 voti favorevoli e 113 contrari, il Ddl n. 2423, il cosiddetto “Consenso informato” presentato dal ministro Valditara, ha ottenuto un primo voto favorevole, passando così al Senato. Tale disegno di legge prevede il divieto di attività didattiche e progettuali sui temi della sessualità e dell'affettività nelle scuole dell'infanzia e della primaria e subordina tali attività nella scuola secondaria, primo e secondo grado, al consenso scritto delle famiglie. Diverse scuole, anche del territorio, stanno mettendo in luce come questo disegno di legge, se approvato, rischi di limitare l'autonomia scolastica e la libertà di insegnamento, previsti dalla nostra Costituzione, ledendo così il lavoro degli insegnanti. L'educazione all'affettività e alla sessualità, rispettosa delle diverse sensibilità, riteniamo debbano essere parte essenziale di un percorso educativo indirizzato a promuovere la parità di genere, la consapevolezza di sé, nonché la prevenzione di fenomeni di violenza; tutti aspetti che dovrebbero essere parte integrante di un percorso formativo completo e volto a prevenire fenomeni di violenza e discriminazione di genere. Tra l'altro, e su questo il Governo fa finta di nulla, sono obiettivi pienamente coerenti con le Linee guida UNESCO sull'educazione sessuale e affettiva pubblicate nella primavera 2023. Dal rapporto si legge che l’Italia si colloca negli ultimi posti tra le nazioni europee. Infatti, l’Italia è uno degli ultimi Stati membri dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria a scuola. Secondo i dati, ancora parziali, forniti dall'Osservatorio nazionale di “Non una di meno” nel 2025 si sono registrati: 84 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 2 suicidi indotti di due ragazzi trans. Di fronte a questi numeri, il Governo pensa bene di nascondere la faccia sotto la sabbia e non affronta seriamente la questione. Riteniamo che una discussione libera e seria nelle scuole possa essere un primo passo per una vera consapevolezza del problema e possa aiutare a prevenire la violenza di genere. Vorremmo, pertanto, che vengano rivisti i contenuti e siano avviati tavoli di confronto con scuole e con rappresentanze studentesche al fine di promuovere un confronto costruttivo.In questi giorni, inoltre, si rincorrono voci che vorrebbero la presenza di metal detector nelle scuole: noi riteniamo il provvedimento essenzialmente sbagliato. Si continuano a combattere i sintomi, ma non le cause. Le cause stanno nel disagio giovanile, nella mancanza di prospettive, in un futuro a dir poco incerto, e di una cultura della violenza sempre più diffusa a tutti i livelli. Si potrebbero portare, per iniziare, psicologi nelle scuole in maniera strutturale e continuativa là dove ci fossero già. Il Governo, invece, si gira dall'altra parte e pensa solo a reprimere il dissenso e non a rimuovere le vere cause. Come d'abitudine, si pensa ad un intervento ex post, senza considerare che è con la prevenzione che riusciamo ad evitare che certi fenomeni accadano. Ricordiamo, infine, che la scuola dovrebbe educare cittadini, non proibire e vietare. Si educa attraverso forme di consapevolezza attiva, mai proibendo e vietando.Noi, come Giovani Comunisti, vogliamo una scuola e una società in cui ci sia libertà di insegnamento e di espressione a tutti i livelli.









