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Scritto da Redazione
Politica
06 Marzo 2026

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I gruppi consiliari di Pd, Massa è un'altra cosa e il gruppo misto di minoranza chiaiscono i motivi della loro uscita dall''aula del consiglio comunale di Massa e ribadiscono le loro critiche  al governo: "In merito alla risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Iran, respinta per mancanza del numero legale a seguito della nostra uscita dall'aula, riteniamo doveroso chiarire con trasparenza le motivazioni della nostra scelta. La solidarietà al popolo Iraniano e la ferma condanna di ogni violazione dei diritti umani non sono mai state oggetto di discussione. Proprio per rafforzare questo principio avevamo presentato un unico emendamento, finalizzato a esplicitare che la tutela dei diritti fondamentali deve essere affermata con coerenza in ogni contesto internazionale, senza applicazioni selettive. L'emendamento non alterava in alcun modo l'impianto della risoluzione né attenuava la condanna delle repressioni. Intendeva ribadire un principio per noi imprescindibile: i diritti umani sono universali, oppure rischiano di essere piegati a logiche politiche contingenti. Di fronte alla richiesta di eliminare proprio il riferimento alla non selettività, abbiamo ritenuto venisse meno il presupposto di coerenza che conferisce credibilità a una presa di posizione istituzionale. La nostra uscita dall'aula non è stata un gesto contro la solidarietà al popolo iraniano, ma una scelta volta a riaffermare che i diritti non possono essere difesi in modo parziale o condizionato. Analoga impostazione ha guidato il nostro intervento anche sulla risoluzione relativa ai gravi episodi di violenza verificatisi a Torino. In questo caso abbiamo presentato un emendamento sostitutivo che condannava con fermezza le aggressioni ai danni delle Forze dell'Ordine e i danneggiamenti avvenuti nel corso della manifestazione, esprimendo incondizionata solidarietà al poliziotto vittima di un vile e inqualificabile gesto di violenza e vicinanza agli agenti rimasti feriti. Al tempo stesso, il testo ribadiva un principio altrettanto fondamentale: la distinzione netta tra i responsabili delle violenze e la larga maggioranza dei cittadini che hanno esercitato pacificamente il diritto costituzionale di riunione. Sicurezza pubblica e libertà di manifestare non sono valori contrapposti, ma principi complementari e costituzionali che devono essere tutelati con equilibrio e responsabilità, sempre. Per questo riteniamo che la risoluzione proposta dalla Lega guidata da Matteo Salvini restringeva la questione della sicurezza a una lettura semplicistica, attribuendo le criticità esclusivamente alla presunta mancata applicazione delle leggi o a generici fiancheggiamenti che avrebbero indebolito il contrasto ai gruppi violenti. Argomentazioni generiche che non contribuiscono a risolvere i problemi ma, al contrario, rischiano di avvelenare il dibattito politico e di distogliere l'attenzione dalle responsabilità e dalle evidenti difficoltà delle politiche della sicurezza portate avanti dall'attuale Governo. Governo che nella legge di bilancio non ha stanziato  un euro per pagare le infinite ore di straordinario delle forze dell'ordine, ha allungato l'età pensionabile e non ha aumentato gli organici già oggi messi a dura prova in termini di operatori sul campo, tutte azioni che  incidono concretamente sull'efficacia dell'azione di prevenzione e controllo del territorio. Il Vicepremier farebbe bene a concentrare il proprio impegno sul rafforzamento dell'efficienza dei servizi pubblici essenziali, a partire dal sistema ferroviario, evitando di rincorrere vicende giudiziarie o polemiche che non giovano né alla sicurezza né alla credibilità delle istituzioni. Noi continueremo a condannare senza ambiguità  ogni violenza e piena solidarietà alle Forze dell'Ordine, la difesa rigorosa dei diritti costituzionali e il rifiuto di ogni strumentalizzazione politica che rischi di dividere ulteriormente il Paese”.

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