Come avvocato, sento il dovere di intervenire pubblicamente sulle dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dal generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Mentre l'Italia intera si stringe attorno al dolore di Franco Isceri, il padre di Lorena, uccisa dall'ex compagno e gettata da un viadotto sull'A1, il generale Vannacci ha scelto proprio questo momento per tornare a mettere in discussione il reato autonomo di femminicidio. A margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano conto delle parole pronunciate il giorno precedente dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni — che aveva ribadito con fermezza l'esistenza del fenomeno richiamando proprio il caso di Lorena Isceri — Vannacci ha definito le donne "esseri fragili", sostenendo che sul piano fisico la donna sia più debole dell'uomo, pur non essendolo sul piano psicologico.Non è la prima volta. Già nei mesi scorsi Vannacci aveva sostenuto che il femminicidio fosse "un omicidio come tutti gli altri", affermando che uomini e donne sarebbero uguali e che un reato non dovrebbe essere più o meno grave in base al sesso, alla razza o alla religione della vittima o dell'autore, arrivando a paragonare la mancanza di una fattispecie specifica per la violenza sugli anziani all'assenza di una fattispecie per il femminicidio.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗮𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼, 𝗱𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮: 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 è 𝗴𝗶𝘂𝗿𝗶𝗱𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗿𝗮𝗴𝗶𝗹𝗲, 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗼𝗿𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲.
Il reato autonomo di femminicidio non nasce per creare una gerarchia tra le vittime, ma per riconoscere una specificità criminologica reale: quella di un omicidio che matura all'interno di una relazione affettiva, spesso preceduto da anni di controllo, possesso e violenza psicologica. Non è "un omicidio come un altro": è l'epilogo di una dinamica di potere che le statistiche, la giurisprudenza e la criminologia riconoscono da decenni. Solo nel 2025, in Italia, 97 donne sono state uccise, e 85 di loro hanno perso la vita in ambito familiare o affettivo. Ridurre tutto questo a una questione di "uguaglianza formale" tra uomo e donna significa ignorare la sostanza del fenomeno. E soprattutto, farlo nel giorno in cui un padre distrutto dal dolore chiede alle istituzioni di unirsi, è un gesto che definisco privo di ogni misura.Colgo con favore, invece, la reazione netta di parte della maggioranza. Non è un caso che perfino esponenti dello stesso schieramento politico dell'On. Vannacci abbiano preso pubblicamente le distanze dalle sue parole, ribadendo che il femminicidio esiste, "eccome se esiste".
𝗔 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲, 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝗻𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲.
Il potere che pretende di decidere della vita di un'altra persona non è amore, è controllo. L'assedio che chiude il mondo intorno a chi si vuole sottomettere non è protezione, è prevaricazione. L'ossessione che non tollera la libertà altrui non è passione, è possesso. E quando una donna muore perché ha scelto di appartenere a se stessa, quello ha un nome preciso: femminicidio. Perché nessuna dichiarazione d'amore può contenere la pretesa di possesso su un'altra vita. Da anni mi occupo, anche professionalmente, di violenza di genere, e sono convinta che l'unico argine reale contro dichiarazioni come quelle di Vannacci sia la cultura del rispetto costruita fin dalla scuola: la prevenzione, non la polemica; l'educazione, non la negazione.
Nel nome di Lorena, e di tutte le donne che non ci sono più, continuerò a fare la mia parte.
Avv. Carmela Federico
Presidente "La Rivincita"
Fonti citate: Il Fatto Quotidiano (5 settembre 2026); Quotidiano.net; Il Sole 24 Ore.
Il femminicidio non è un'opinione: la riflessione dell'Avvocato Carmela Federico sulle parole del generale Vannacci
Scritto da Redazione
Politica
06 Settembre 2026
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