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Scritto da Redazione
Politica
28 Novembre 2022

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Il sindaco di Carrara Serena Arrighi ha annunciato la volontà, come amministrazione, di ricorrere in Cassazione e continuare la battaglia legale e politica per reclamare il riconoscimento della natura pubblica dei beni estimati. Il ricorso riguarda la sentenza del Tribunale ordinario di Massa. Oggetto: la natura giuridica dei beni estimati. Le prime due sentenze, quelle del primo e secondo grado, avevano dato ragione alle imprese private che rivendicavano la natura privata delle cave comprese nella lista dei beni estimati.

Legambiente di Carrara in una nota rivolge i suoi ringraziamenti all’amministrazione carrarese perché “anche in una situazione di incertezza, riporta la questione della proprietà delle cave sul piano sacrosanto della politica”.

Del resto - commenta Legambiente – “era questo che avevamo chiesto fin dal luglio scorso, subito dopo la decisione dei giudici genovesi: che quella sentenza non diventasse un “tana, liberi tutti” a favore delle imprese lapidee. Imprese che, evidentemente, scoprono il tema della “legittimità” a giorni alterni e dimenticano che i giudici amministrativi, TAR Toscana e Consiglio di Stato, hanno con più di una sentenza, anche alla luce delle modifiche degli art. 9 e 41 della Costituzione, hanno ricordato che l’ambiente e il paesaggio sono beni costituzionalmente tutelati. Beni che, nell’art. 9, vedono ribadito l’impegno dello Stato a proteggerli e promuoverli e, nell’art. 41, sono riconosciuti come un legittimo limite all’esercizio della libertà di impresa”.

Assindustria - fa sapere la delegazione ambientalista di Carrara – “vuole porre fine alla stagione dei “contenziosi”? Bene, apra allora alla stagione di una grande vertenza territoriale che parta dal pieno riconoscimento di quanto i giudici (non gli ambientalisti) affermano.E cioè che l’escavazione a Carrara e nel comprensorio apuoversiliese rappresenta un unicum, sia in considerazione dell’intensità delle cave in questa terra sia per la loro collocazione in un contesto naturalistico peculiare (le Alpi Apuane) sia per l’oggettivo maggior pregio della pietra escavata rispetto ad altri distretti estrattivi. E che l’attività estrattiva costituisce un depauperamento del bene ambientale e paesaggistico e arrecano ad esso (e quindi alla collettività) danni e disagi”.

Sono disposti - continua Legambiente – “gli imprenditori a sedersi attorno a un tavolo con tutti i portatori di interesse (perché è questo che, fra l’altro, chiedono le norme 14001 e EMAS con cui spesso gli industriali giocano la carta del greenwashing) e, ricordando come il marmo sia una risorsa naturale esauribile e non rinnovabile, riconoscano pienamente che l’esercizio dell’impresa deve incontrare limiti necessari a contemperare i diversi interessi in gioco? Sono pronti ad accettare che non è illegittimo (anzi, è doveroso) che la pubblica amministrazione ponga tali limiti, coerenti sia con la più volte ribadita tutela costituzionale di ambiente e paesaggio sia con la pianificazione territoriale?”.

Sulla questione “privatistica” dei beni estimati – concludono – “ parlerà la Cassazione e magari, nuovamente, altre alte magistrature e, forse, anche il giudice costituzionale. Ma qui e ora l’impresa lapidea la smetta di vedere chiunque afferma diversi principi (siano amministratori o ambientalisti o altre parti sociali) come un fastidioso disturbatore del manovratore”.

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