Colpo di scena nell'Aula della Camera: l'emendamento di Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc che introduceva le preferenze (capolista bloccato più fino a tre preferenze sui restanti candidati) è stato respinto. Il risultato non lascia dubbi sulla portata dello scossone: 187 voti a favore contro 188 contrari, un solo voto di scarto, nonostante il testo fosse sostenuto da tutti i gruppi di maggioranza, dagli otto deputati di Futuro Nazionale e avesse ricevuto parere favorevole dal governo
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Il paradosso del voto segreto
Il dato politico più clamoroso è che si è avverato esattamente lo scenario che Giorgia Meloni aveva provato a scongiurare. La premier aveva chiesto pubblicamente uno scrutinio palese, invitando ogni parlamentare a "metterci la faccia" invece di nascondersi dietro il segreto dell'urna. La richiesta non è stata accolta e il voto si è svolto comunque a scrutinio segreto, come previsto dal regolamento per le materie elettorali. Con margini così risicati, è bastato un pugno di dissidenti — di fatto non identificabili, vista la segretezza del voto — per far saltare un accordo che sulla carta godeva del sostegno praticamente unanime della coalizione.
Poco prima, un altro stop
Nella stessa seduta era già caduto, con margine più netto (207 contrari, 155 favorevoli), un subemendamento delle opposizioni che chiedeva di estendere l'alternanza di genere già alla scelta dei capilista. Anche su questo fronte, dunque, il tema della rappresentanza femminile in lista resta tutto da affrontare, ma è passato in secondo piano rispetto al terremoto della bocciatura successiva.
Le reazioni
Dai banchi dell'opposizione sono partiti cori di "elezioni" ed "elezioni subito", nel tentativo di trasformare l'incidente parlamentare in un caso politico più ampio. Sul fronte della maggioranza, invece, si è scelta la linea del contenimento: Antonio Tajani ha derubricato la vicenda, sostenendo che governo e maggioranza non sono in discussione, perché le preferenze restano "un dettaglio della legge, non la legge", e ribadendo che la priorità resta la stabilità economica.
Cosa cambia adesso, concretamente
Un emendamento bocciato non blocca l'iter dell'intera riforma: la legge elettorale prosegue il suo cammino con l'esame degli altri emendamenti ancora pendenti, e per ora resta in vigore l'impianto originario con le liste bloccate, senza preferenze. Il colpo, però, è soprattutto politico: per la prima volta in questa legislatura la maggioranza è andata sotto in un voto d'Aula su un tema su cui la premier aveva speso pubblicamente la propria credibilità. Resta da vedere se nei prossimi giorni Fratelli d'Italia proverà a ripresentare una versione simile della norma in altri passaggi del provvedimento, o se la partita sulle preferenze si chiuderà qui, lasciando a Meloni il compito di ricompattare gli alleati in vista del proseguimento dei lavori e dell'approvazione finale, che dovrà comunque passare anche dal Senato.









