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Scritto da Carmen Federico
Politica
25 Marzo 2026

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Il No ha vinto, ma Luca Palamara, ex consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura, non ci sta a leggere il risultato come una resa. Il giorno dopo il referendum sulla giustizia, parla chiaro all'ANSA: "Il risultato del referendum impone rispetto, ma non chiude il tema della giustizia. Milioni di italiani hanno comunque sostenuto il cambiamento. La domanda di una giustizia più giusta resta forte e non può essere ignorata.". Parole nette, quelle di Palamara. Che aggiunge: "Questa campagna ha prodotto un patrimonio importante, anche sul piano personale, che non deve andare disperso. Continuerò la mia battaglia di verità con la stessa determinazione. Il fronte del No si è presentato compatto, come era prevedibile. Ma il confronto sui nodi della giustizia non si esaurisce oggi: è destinato a proseguire."
Un messaggio che suona come una dichiarazione di guerra politica, non come una sconfitta. Palamara rivendica il valore di una campagna che — al di là del risultato — ha portato milioni di italiani a confrontarsi con i problemi reali del sistema giudiziario: i processi interminabili, le carriere dei magistrati, la separazione tra funzioni requirenti e giudicanti, la responsabilità civile dei giudici.
Il No ha prevalso nelle urne, ma i problemi che hanno spinto milioni di italiani a votare Sì restano tutti sul tavolo. L'art. 111 della Costituzione garantisce il giusto processo. L'art. 24 assicura il diritto alla difesa. Ma nella realtà quotidiana dei tribunali italiani, quei principi vengono ogni giorno messi alla prova da un sistema che non riesce a reggere il peso della domanda di giustizia.
Il confronto non si esaurisce con un voto. Si sposta nelle aule parlamentari, nelle commissioni di riforma, nelle aule di tribunale. E in chi — come Palamara — non ha intenzione di smettere di parlarne.

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