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Scritto da Redazione
Politica
13 Maggio 2024

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È di questi giorni la notizia che a Massa, l'ex area del Cat verrà riconvertita in un luogo di arte e di cultura. La Casa delle Arti sarà composta da sale da musica, aule per attività teatrali, un auditorium da 300 posti e un atrio con un punto ristoro.  Con questo ennesimo atto, finalizzato a valorizzare il territorio, i nostri “cugini” massesi dimostrano di aver capito che per combattere il degrado urbano e il disagio sociale è necessario intervenire con azioni volte a intensificare cultura e socialità. Abbellire la città e renderla piacevole a residenti e visitatori è infatti propedeutico alla prevenzione di molte forme di insofferenza sociale, violenza e microcriminalità.  In tema di riqualificazione urbana, raffrontando Massa con Carrara, si evince che negli ultimi anni il divario tra i due co-capoluoghi di provincia si è allargato: la prima vive una stagione di rinascita, la seconda versa invece in uno stato di inesorabile declino.  Considerati i ripetuti episodi di delinquenza, spaccio e vandalismo, con un pizzico di enfasi e con profonda tristezza, vien da dire che il centro storico di Carrara e soprattutto alcune zone di Avenza fanno venire in mente la New York descritta da John Carpenter nel suo celebre film “1997 Fuga da New York”.

Questi eventi malavitosi hanno fatto scattare un allarme sociale, più volte segnalato da cittadini e associazioni, che vede tra le sue principali cause lo spopolamento di alcuni luoghi simbolo della comunità. A Carrara troppi edifici e spazi pubblici sono abbandonati a sé stessi (Ex Mediterraneo, Sala Amendola, Ex palazzo del Cat, Ex caserma dei Carabinieri, Ex mercati coperti, Ex liceo scientifico, palazzina sud ex campo profughi, sottopasso di Fossola) e molti sono attualmente chiusi (Museo del Marmo, La Caravella, Ex Capannone del Cat), ma anche quelle strutture che attualmente ospitano servizi pubblici (vedi distretto sanitario di Via Giovan Pietro) risultano essere fatiscenti e solo parzialmente utilizzate.

Tra i residenti l’insicurezza è oramai tangibile e se l’intervento delle forze dell’ordine, in questa fase di esplosione dei suddetti fenomeni, risulta essere fondamentale, altri strumenti più volte reclamati come la videosorveglianza non trovano in questo contesto una reale utilità.

Un serio ed efficace piano di rigenerazione urbana non può passare solo attraverso l’adozione di strumenti di prevenzione e repressione della criminalità, piuttosto deve avere una illuminata visione del territorio, volta anche a mantenere e valorizzare gli elementi storici e culturali del paese. Tuttavia da troppo tempo a Carrara pare che le varie amministrazioni comunali abbiano come mission non il bene comune bensì il soddisfacimento di richieste di soggetti terzi. Richieste che quasi mai sono nell’interesse della collettività e se lo sono, comunque, restano sussidiarie all’interesse primario.

Il paradigma esemplificativo di questo “caos amministrativo organizzato” risiede in tutte quelle scelte adottate dalla Regione Toscana in tema di politiche sanitarie.

Esempio: le varie amministrazioni comunali carraresi che si sono succedute dagli anni ’80 in poi assumendo comportamenti passivi ed eterodiretti hanno accettato che la Regione, attraverso l’ASL, si impossessasse ad Avenza di due plessi scolastici (finanche ubicati in posizioni strategiche) per la creazione del distretto sanitario. Attualmente il distretto “spezzatino” è inspiegabilmente diviso per l’appunto in due sedi, quella iniziale di Via Giovan Pietro (Ex Gil) e quella di Via Campo d’Appio (Ex Scuola Leonardo Da Vinci) ed entrambi gli edifici sono parzialmente utilizzati. Proprio un bell’esempio di razionalizzazione. La Regione occupa due stabili per metà, non realizza quanto stabilito (Casa della Salute e Scuola Infermieri) e nel frattempo il comune, in emergenza scolastica, allestisce al Campo dei Pini di Marina di Carrara, dove invece dovrebbe esserci un impianto sportivo, una scuola provvisoria fatta di containers, con relativi costi e disagi a carico delle famiglie. Ma che genialate! L’ideazione di tutti questi spostamenti di sedi e di attività (Nausicaa e Cure intermedie di Fossone seguono a ruota) è degna di un campione mondiale di Risiko e non certo di quella che è indicata come la capitale mondiale del marmo. Carrara, se trasposta nel famoso gioco da tavolo, verrebbe classificata come un territorio sedotto, sfruttato, ed abbandonato, proprio come la penisola della Kamchatka che tutti i giocatori di Risiko vogliono conquistare.

A margine di quanto sopra esposto vorrei sottolineare che questo modus operandi della politica carrarese si traduce molto semplicemente nella scelta “ponziopilatesca” di non voler (o poter) prendere alcuna decisione, in funzione del fatto che a decidere tanto ci pensano altri (enti pubblici, imprenditori, gruppi industriali). Un metodo collaudato, orientato a deresponsabilizzare gli amministratori pubblici, che determina un vuoto amministrativo, il quale a sua volta viene riempito da soggetti pubblici e privati che trovandosi a dettare l’agenda locale decidono perciò il futuro di Carrara.

Proprio in tema di scelte politiche più volte si è parlato di possibili casi di conflitti di interesse che potrebbero riguardare alcuni assessori e consiglieri carraresi. A tal proposito risulta difficile per noi semplici cittadini esprimere un parere in merito a questioni che riguardano, per giunta, il principale settore economico della città che direttamente o indirettamente coinvolgono una buona parte delle famiglie carraresi.

Qualcuno potrebbe dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra o meglio chi è senza conflitto scagli la prima scaglia. Quindi, mentre la politica giustamente si interroga su possibili interferenze sulle azioni amministrative, viene il sospetto che la macchina comunale sia permeata da un costante disimpegno verso l’interesse pubblico. Il “conflitto di disinteresse” in alcune circostanze causa un’inerzia amministrativa non meno dannosa del regolamentato conflitto d’interesse. Infatti l’ex palazzo del Cat di proprietà del Comune, e l’ex Caserma dei Carabinieri (edificio di importanza storica) di proprietà della Provincia, sono le due ultime vittime illustri che nel disinteresse quasi totale vengono sacrificate nell’ottica di racimolare denari che se (e quando) entreranno nelle casse pubbliche presumibilmente non verranno reinvestiti sul territorio. E allora, bene ha fatto la Pro Loco di Avenza a chiedere che i soldi della vendita dell’immobile di proprietà del Comune (ex palazzo del Cat) vengano reinvestiti nel recupero della Sala Amendola. E se il Comune di Carrara per il sopraccitato edificio pubblicherà a breve un avviso pubblico di vendita, la Provincia di Massa Carrara è invece da circa 15 anni che prova ad alienare il bene senza ottenere però i risultati sperati. Nel frattempo, purtroppo, l’immobile non è mai stato oggetto di manutenzioni e la struttura si sta velocemente degradando e deprezzando. La ex Caserma dei Carabinieri e già sede del Distretto Minerario non merita di versare in perenni condizioni critiche, né tantomeno merita di non avere una degna ed adeguata destinazione d’uso. La storica casa di Via Farini e la Sala Amendola, assieme a tutte le aree dismesse del comune, devono essere ristrutturate e al più presto restituite alla collettività.

Già, ma come? Articolo 21, perequazioni, mutui, finanziamenti statali, regionali o europei, a noi poco importa quali strumenti intende usare la politica, l’importante è che essa risolva i problemi ed anche in fretta.   Stop ai conflitti di disinteresse, la politica torni protagonista.Questa è la soluzione. Decisioni subito. La città non può più aspettare!

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